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BARI - Il Municipio 5, l'ultimo del nostro viaggio-inchiesta, ha una superficie di 18,62 chilometri quadrati ed è il più a nord della città. Condizionati dalle discussioni nazionali, siamo abituati a sentir parlare di questione meridionale. Sotto queste coordinate, invece, le parti si ribaltano perché a Santo Spirito e a Palese ne pongono semmai una... settentrionale, denunciando minori attenzioni e risorse rispetto a quanto viene assicurato a chi vive più a sud: San Girolamo ha già il suo waterfront, Murat e l'Umbertino godono intanto della centralità che li contraddistingue, la costa di Japigia è al centro di un progetto complessivo di trasformazione e anche Torre Mare sta per ottenere ciò che Palese (soprattutto, ma anche Santo Spirito) chiede da sempre: liberarsi dei binari (o almeno dei passaggi a livello) che spaccano il quartiere a metà. È innanzitutto su questo, cioè riqualificazione del litorale e nodo ferroviario, che insistono i comitati, le associazioni e i semplici cittadini, perlomeno una fetta dei 29.995 residenti (15.317 femmine e 14.678 maschi), la maggior parte dei quali (25.733: 13.216 donne e 12.517 uomini) chiamata al voto domenica per eleggere il nuovo presidente del Municipio. Il successore di Giovanni Moretti sarà uno tra Vincenzo Brandi (centrosinistra), Alessandro Lapenna (centrosinistra) e Francesca Maiorano (M5S). Presente nei primi quattro, Baricittàperta del candidato sindaco Sabino De Razza non propone alcun candidato.

PALESE Ha un aeroporto, aspetta la pista ciclabile sul lungomare e vive l'incubo dei treni. Lo scalo di Bari-Palese è il fulcro del potenziamento turistico nella nostra Regione (ogni anno vengono snocciolati numeri da record in quanto ad arrivi e partenze dal Karol Wojtyla) e il flusso incide sul territorio, se non altro per i numerosi turisti che scelgono le strutture ricettive del luogo come punto d'appoggio. Non sono dunque gli aerei a infastidire gli abitanti, semmai il continuo passaggio dei treni. La linea della Ferrotramviaria (la ferrovia del nord barese) entra a Palese lambendo l'abitato e proseguendo parallelamente alla strada statale 16. I convogli delle Ferrovie dello Stato, invece, infilzano il centro urbano opprimendo acusticamente chi ci vive e, soprattutto, congestionando il traffico («ne passa uno ogni 10’-15’ - afferma un anziano residente dall'udito apparentemente intatto - . Non ne possiamo più»). Il Comune e Rete ferroviaria italiana si sono posti il problema e hanno studiato la soluzione, anche se prima di un altro decennio cambiamenti non se ne vedranno. A quanto pare, l'ipotesi più accreditata è quella di spostare il tracciato, a partire più o meno dall'aeroporto militare, e farlo proseguire lungo la statale 16 creando una stazione con quattro binari a San Pio, nelle vicinanze del campo sportivo comunale. L'attuale linea però potrebbe rimanere dove è per diventare uno dei tratti di percorrenza del tram del mare (un po' distante dal litorale, a dire il vero) oppure dei treni locali. In quest'ultimo, caso l'alleggerimento sarebbe evidente, ma resterebbe la necessità di sovrappassi (a Palese ci sono problemi di spazio per l'interramento) o di sottopassi (come potrebbe verificarsi a Santo Spirito). Di sicuro, l'obiettivo inevitabile non potrà che essere l'eliminazione dei passaggi a livello.

L'itinerario ciclopedonale dovrebbe essere più a breve scadenza. Ma non si tratta semplicemente di una pista per ciclisti che amino le due ruote e le passeggiate sul mare. Come si legge sul sito www.bariinnovazionesociale.it, il portale nato per comunicare i progetti nati grazie ai fondi europei Pon Metro, si punta al recupero e alla riqualificazione di tutto il lungomare da nord a sud (pure con altri strumenti di finanziamento) e, nel caso specifico, dalla Baia di Palese e al porticciolo di Santo Spirito. Si prevede la realizzazione di un percorso mono direzionale su entrambi i lati e su una corsia riservata, rialzata rispetto al piano strada, con la redistribuzione dei posti auto, la sistemazione di aree a verde, dotate di attrezzi ginnici e giochi per bambini, e la realizzazione di nuove isole pedonali. «Non c'è dubbio - afferma Corrado Berardi dell'associazione Falcone - che la mobilità ciclistica sia un fattore di crescita per l’intero territorio, nonché una delle leve su cui puntare per lo sviluppo turistico. Ma ci sono interventi altrettanto importanti: bisognerebbe individuare nuovi spazi di aggregazione e servizi. La riqualificazione dell'area del vecchio Ostello della Gioventù potrebbe farlo diventare uno spazio interculturale integrato con il lungomare di Palese. Ovviamente, sarebbe bello ripristinarne l’originaria destinazione per studenti stranieri che così apporterebbero un arricchimento culturale e linguistico interagendo con i giovani del territorio. Gli spazi recuperati potrebbero rivivere attraverso cineforum, anche in lingue straniere, laboratori e dibattiti per le associazioni e le scuole del Municipio 5. Adesso c'è davvero molto poco. Anche riavere un cinema sotto le stelle sarebbe auspicabile (là dove c'era l'Arena Impero ora c'è... un palazzo, ndr). E poi, in attesa dei lavori per la pista ciclabile, bisogna prima risolvere il problema degli allagamenti. La rete fognaria è insufficiente (a Palese non c’è fogna bianca, ndr): quando piove i tombini saltano già a partire da via Fiume e da piazza Roma e il lungomare si allaga completamente di acqua mista a liquami».

A dire il vero, meriterebbe un rifacimento anche il «braccio», il piccolo molo che fa da spartiacque tra via Nicola Massaro e via Tenente Saverio Noviello (le due strade che corrispondono al lungomare), ma all'esito di una consultazione, nell'ambito dei laboratori di progettazione partecipata, voluta dal Comune per scegliere gli interventi di riqualificazione da realizzare su spazi pubblici («10 li scegli tu», due per ciascuno dei cinque Municipi), ad avere più preferenze da queste parti è stata l'ex area mercato di via del Turco, nella zona 167. «Da essere una criticità - afferma Giuseppe Scaglione del Comitato Palese 167 - è diventata una opportunità. La struttura presente è inutilizzata dai commercianti del mercato del martedì perché è stata concepita in modo sbagliato rispetto alle loro esigenze. Adesso però, secondo le nostre richieste, potrebbe essere rivista, ad esempio con una copertura movibile, e diventare un luogo di aggregazione utilizzato dalle associazioni, dai comitati e dai residenti. Potrebbe ospitare gli eventi che già facciamo altrove. Abbiamo un protocollo d'intesa con la scuola dell’infanzia Collodi e il Comune per iniziative di vario tipo: lettura libri per bambini, degustazione olio, abbiamo ospitato due eventi del “Maggio all'infanzia". E stiamo presentando un progetto, in partner con dodici associazioni, per ottenere i finanziamenti previsti dal bando per la rigenerazione creativa in modo da recuperare l'area di via Minervino. Vogliamo la partecipazione di bambini e anziani per realizzare boschi, orti urbani. Del resto le aree da sfruttare qui sono molto ampie. In una sono cominciati qualche giorno fa i lavori per il playground: avremo campo da basket con area verde e panchine. Poi ci sono altre richieste: realizzare la rotonda all'incrocio tra via del Turco, via Minervino e via Pasolini, perché si rischiano incidenti, e provvedere al posizionamento della segnaletica orizzontale per i parcheggi nello spiazzale davanti alla Collodi. Inoltre, trattandosi di una zona in continuo sviluppo, bisognerà assolutamente ripristinare la fermata del bus Amtab (prima ci passava la 51, ndr). Tra l’altro, ci sono famiglie giovani con ragazzini, tra poco avere il trasporto pubblico sarà una priorità. Sarebbe auspicabile poi un servizio che ci consenta di arrivare fino all'aeroporto».

SANTO SPIRITO Da ogni quartiere arrivano richieste riguardo a ciò che si pensa essere necessario, lamentele per quel che è previsto, ma non si è ancora fatto, e pure critiche per gli interventi già compiuti, ma ritenuti incompleti. A Santo Spirito, il porticciolo è il luogo del ritrovo sia di chi abita nel quartiere sia di chi ama raggiungere questo stupendo angolo di (lungo)mare, soprattutto in primavera e d'estate. «Sono mesi che chiediamo mettano delle panchine in piazza San Francesco», già dimenticando, la demolizione del manufatto in cemento armato, il restauro della fontana, la sostituzione della pavimentazione, il nuovo impianto di illuminazione, la piantumazione degli alberi e la realizzazione di un'area giochi per i bambini («è roba di cinque anni fa, prima delle elezioni», commentano gli... ingrati). Adesso, però, la priorità è la riqualificazione del fronte del porto (inserita nella prima annualità, cioè il 2019, del Piano triennale delle opere pubbliche) con la prevista pedonalizzazione, e la conseguente modifica della viabilità: la zona, anche dove ora ci sono i pescatori, sarà liberata dalle auto e, secondo il progetto, il traffico veicolare sarà spostato in un’area più esterna al centro storico. «Per quanto ci riguarda - dichiara Luca Cicciomessere dell’Associazione Agorà Movimento delle idee - non ha senso procedere a una ristrutturazione senza provvedere prima all’adeguamento complessivo della rete fognaria. Le abitazioni sono aumentate a dismisura, se pensiamo anche ai palazzi di Torricella (il nuovo insediamento isolato ma in espansione sulla via per Bitonto, ndr). Le tubazioni della fogna nera non sono più sufficienti e andrebbero ampliate (non basterebbe insomma la prevista canalizzazione per le acque meteoriche ndr). Allo stesso modo, pensare a una pedonalizzazione senza porsi il problema dei parcheggi significherebbe il caos. Una soluzione potrebbe essere utilizzare lo spazio attiguo all’edificio dell’Azienda sanitaria locale».

L’associazione Agorà, 250 iscritti, presenta una propria lista a sostegno del candidato sindaco Pasquale Di Rella e appoggia Michele Picaro della Lega nella corsa a uno scranno da consigliere. Non è un caso, dunque, che tra i cinque punti del programma compaiano in testa federalismo municipale e sicurezza e ordine pubblico, cavalli di battaglia del Carroccio. «Ogni Municipio - sostiene Cicciomessere - deve avere la propria autonomia in materia di viabilità, verde pubblico, cultura, sport e servizi sociali. Occorrono centri di costo destinati a ogni Municipio e ripartiti per ogni funzione realmente delegata. In quanto alla sicurezza, ci impegneremo nel chiedere l’implementazione del servizio di videosorveglianza urbana, per controllare il territorio e punire gli incivili, e il ripristino della brigata degli agenti di polizia locale con finalità di sicurezza del territorio: parchi, giardini, piazze e strade commerciali devono essere costantemente presidiati». E qui lo sguardo si allarga: oltre che sui luoghi di maggiore presenza (la movida, ad esempio, da queste parti si riunisce al Taboo o al Berravia, di fronte al molo di Levante, e al Fracaflò, accanto a quello di Ponente), l’associazione (e i suoi referenti politici) puntano l’obiettivo sulle zone di periferia. Cosicché durante la... perlustrazione, Catino e San Pio diventano osservati speciali.

CATINO Edilizia residenziale e popolare, servizi molto parchi (nel senso di contenuti) e potenziali parchi (nel senso di giardini). A Catino, dove c’è una vasta estensione di verde, uno è in via di realizzazione (due giorni fa è stato aperto il cantiere): è Parco Peppino Impastato, circondato dal complesso residenziale Eucalipto. Pista da jogging, nuovi varchi di accesso libero, con percorsi interni per raggiungere la zona centrale attrezzata per i bambini, campetto da calcetto, il monumento a Falcone e Borsellino e la zona destinata ai cani. Di sicuro, se ne gioveranno la vivibilità e il decoro urbano, condizioni da garantire anche altrove. Secondo le previsioni, a ottobre sarà disponibile il campo da gioco in largo Monsignor Magrassi, nello spazio tra via delle Azalee e viale Caravella, un progetto finanziato dal Credito sportivo, e voluto fortemente dall’assessore allo sport Pietro Petruzzelli (è lui l’uomo dei playground), destinato in maniera specifica ai più piccoli: ospiterà un’area ludica. Siamo intorno alla chiesa di San Nicola («il duomo di Catino» la chiamano da queste parti, forse perché sovradimensionata rispetto alle esigenze). Viale Caravella, tra l’altro, ma qui si è in ritardo (era stato annunciato un progetto esecutivo già entro i primi mesi di quest’anno), sarà anche la strada dello stadio del rugby e del football americano (ora all’Arena della Vittoria), al di là di via Aurora e in prossimità della linea ferroviaria. Ora c’è un campo da calcio abbandonato: restano i legni delle porte e una... rigogliosa vegetazione rinsecchita dalla stagione.

SAN PIO In piena funzione, invece, il campo sportivo di San Pio, con annesso palazzetto dello sport. L’associazione Falcone fa notare la necessità di allargare il tratto adiacente di strada Santo Spirito che porta alla ss 16 (ma solo per proseguire verso Bari). In effetti, l’esigenza è visibile, appena superata la statale, provenendo da strada Catino. Forse, però, significa sottolineare un aspetto marginale di un quartiere che ha ben altre esigenze. Intanto, però, le buone notizie arrivano proprio dallo sport. La Sly Bari, che disputa qui le proprie gare di calcio, ha vinto recentemente il campionato di Prima Categoria e il prossimo anno giocherà in Promozione (e pare stia già provando ad allestire una formazione competitiva). Un vanto per il quartiere che, in prospettiva, si appresta ad avere un’altro luogo di aggregazione (ci sono anche il recuperato campetto di calcio a 5 nei pressi di piazzetta Eleonora e gli impianti della chiesa della Natività di Nostro Signore): un’area dedicata alle attività sportive (campo da calcetto, uno di basket e uno spazio che il Comune vuole concordare con cittadini e associazioni) al posto del vecchio mercato, destinato solo in parte a deposito dei mezzi dell’Amiu, adesso ubicato in manufatti che saranno liberati a beneficio dei residenti. Diventato una discarica abusiva per rifiuti di tutti i tipi (fusti di vernici, oli esausti, materiale di risulta dell'edilizia), il mercato, costruito 30 anni fa e mai utilizzato, è forse uno degli emblemi di un quartiere lasciato degradare sin da quando diventò la casa (popolare) di molte famiglie provenienti soprattutto da Bari vecchia, e per questo additato come il più malfamato dell’intera città, un marchio (probabilmente eccessivo, viste le problematiche degli altri quartieri) dovuto anche alla ghettizzazione degli abitanti. A questo proposito valga la disamina, ancora attuale, di chi sul terreno ha dato (e continua a dare) un notevole contributo al percorso di rinascita di questo agglomerato: l’Accademia del Cinema Ragazzi, unica nel suo genere, situata in parte dei locali della ex scuola media Aldo Moro, distrutta dai vandali e abbandonata oltre venti anni fa. «San Pio nasce nei primi anni 80 come zona destinata a edilizia residenziale pubblica, ma la sua condizione di isolamento geografico e la scarsa attenzione da parte delle istituzioni lo hanno reso preda di molte famiglie provenienti in gran parte dalle zone più emarginate della città, che con il passare degli anni hanno occupato le case libere e i locali destinati a esercizi commerciali, oggi abitazioni fatiscenti. Per il problema dell’abusivismo non è possibile avere un censimento preciso della popolazione. La veloce crescita della densità, soprattutto di famiglie in condizioni economiche e socio-culturali molto gravi, e la rilevante assenza di servizi hanno fatto in modo che San Pio acquisisse i connotati di quartiere-ghetto, cioè come se questo luogo fosse un determinato retroterra etnico, dove le famiglie crescono unite da una determinata cultura (spesso di natura malavitosa), vivendo in gruppo, volontariamente o forzosamente, in regime di reclusione intellettuale. La mancanza di scambi culturali con le diverse zone dell’area metropolitana barese rende impossibile i presupposti di crescita sociale e sgretola la salute dello stato civile di questi abitanti che di conseguenza si riconoscono solo in un determinato retaggio culturale ormai divenuto congenito. Nel territorio si può dire che manca quasi tutto. Non esistono spazi in cui i bambini possano giocare in sicurezza, esiste solo la scuola materna, la scuola elementare. Le condizioni economiche delle famiglie rimangono in gran parte molto disagiate, il territorio appare a tratti degradato e la sensazione che si avverte è comunque quella di una zona in continuo stato di abbandono: le aree destinate al verde sono incolte e lasciate a se stesse, notevoli sono i disagi nell’approvvigionamento anche dei servizi primari. La mancanza e l’assenza di luoghi sociali e di aggregazione giovanile, unitamente ai facili guadagni spesso illeciti, spingono sempre più i ragazzi del quartiere e i giovani adolescenti, magari con personalità deboli e fragili, ad assumere ruoli e direzioni che li portano verso un’attività delinquenziale vera e propria. Alcuni dati dei Servizi sociali evidenziano ancora cifre preoccupanti di ragazzi a rischio di devianza che non adempiono all'obbligo scolastico, tanto che San Pio risulta essere uno dei quartieri ancora con una scarsissima percentuale di ragazzi diplomati».
L’Accademia, che dal 2005 coinvolge giovani, ragazzi, donne e bambini, si definisce «uno spazio-luce in un quartiere-ombra». Qui si studiano, tra l’altro, storia del cinema, linguaggio filmico, sceneggiatura, produzione, direzione della fotografia, tecniche di ripresa, scenografia, regia. Qui sono venuti, per le loro lezioni magistrali, Felice Laudadio, Edoardo Wenspeare, Sergio Rubini, Emilio Solfrizzi, Chiara Balestrazzi, Liliana De Curtis, Pippo Mezzapesa, Domenico Procacci, Michele Placido e molti altri. L’obiettivo, alla fine del ciclo di studi, è sempre quello di realizzare un cortometraggio. La realtà di San Pio emerge in molte delle opere già prodotte. Chissà se in futuro si girerà anche un film sui cinque Municipi... 

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