Giovedì 13 Agosto 2020 | 01:54

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Novelle contro la paura

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Una favola a lieto fine di Giovanna Politi: guanti, mascherine e felicità

Giovanna Politi

C’era una volta una bimba ricciolina con le gote rosse come mele e una spruzzata di lentiggini che la facevano apparire assai monella. Aveva nove anni e si chiamava Alice.

Alice era una bambina socievole, la sua allegria contagiava chiunque le stesse intorno e tutti adoravano trascorrere del tempo in sua compagnia.

Lei era la felicità di mamma e papà che l’avevano lungamente attesa come il più grande dono del loro amore, era la gioia dei nonni che appena la vedevano entrare dalla porta cambiavano subito l’espressione del loro viso, ed era la peperina della scuola con le sue mille idee pensate e le altrettante prontamente realizzate.

Alice era una bambina impavida e sprezzante del pericolo: «Io non ho paura di niente, né del buio, né dei mostri, dei fantasmi, delle streghe e dei lupi cattivi», ripeteva spesso.
Ma un giorno, all’improvviso il suo mondo magico fu modifico e stravolto da un fantasmino piccolo e pericoloso che lei seppe chiamarsi Corona V.

Corona V era ovunque ma era invisibile e in breve tempo tolse alla bambina tutte le cose che amava di più. Per paura d’incontrarlo lei non poté più andare a scuola, incontrare gli amici e giocare con loro, correre dai nonni per un abbraccio, andare al parco con il monopattino e frequentare la piscina.
Corona V s’infilava dappertutto e se le avesse soffiato addosso, le avevano spiegato mamma e papà, il suo fiato sarebbe stato pericoloso per lei e per gli altri.

Così Alice per difendersi, fu costretta a stare in casa moltissimi giorni, dovette adattarsi a vedere i suoi amici in videochiamata sul cellulare, non poté abbracciare i nonni, né fare quella gara di tuffi in piscina per cui aveva lavorato tanto.

In breve tempo, Alice divenne triste e malinconica, spesso la mamma la trovava seduta dietro la finestra che guardava fuori con gli occhi lucidi di pianto. Le strade erano deserte come non le aveva mai viste, come se tutti gli esseri umani fossero scomparsi dalla terra inghiottiti da un mostro cattivo.
Un giorno chiamò la mamma e le disse: «Mamma, ti ricordi quando dicevo che non avevo paura di nulla?».

La mamma annuì e le fece una carezza sul viso. Alice continuò: «Beh, non è più così mamma! Ho scoperto di aver paura di Corona V. Prima del suo arrivo sulla terra, nessun mostro mi aveva portato via le cose più belle, nessun lupo mi aveva allontanato dai nonni e nessuna strega mi aveva impedito di abbracciare i miei amici. Io odio Corona V, deve sparire!». La mamma l’abbracciò e le disse che se fosse rimasta in casa con lei e con papà, Corona V non le avrebbe potuto fare alcun male, ma la bambina ribatté prontamente: «Io però non voglio stare sempre rinchiusa qui, mamma, io voglio correre e giocare, voglio andare in libreria il sabato pomeriggio a scegliere il mio libro della settimana, voglio andare a fare i compiti da Laura e voglio andare al parco con papà e mangiare il gelato sull’altalena».

Con la voce rotta dal pianto, tra le carezze consolatorie della mamma, Alice si addormentò e quella notte fece un sogno bellissimo…

Sognò tanti fiorellini che le andavano incontro danzando e api che volavano felici sui fiorellini. Sognò un mare pulitissimo e azzurro dove giocavano a tuffarsi e a nascondersi dei bellissimi delfini contenti. Sognò un vento fresco di un’aria pulitissima e leggera di primavera che le accarezzò il visino e vide una montagna verde e rigogliosa dove pascolavano allegre pecorelle.

All’improvviso sentì una voce potente che arrivava da dietro la montagna, la bambina cercò di vedere chi fosse a parlare, ma non ci riuscì… La voce diceva: «Alice, non avere paura, Corona V non resterà sulla terra per sempre, ma solo il tempo che ogni bimbo, ragazzo, adulto o anziano che sia, ricordino che il pianeta è un posto bellissimo da rispettare, da amare, da difendere e da proteggere in cui gli uomini sono solo ospiti e non padroni.

Resterà il tempo che ogni persona capisca quanto è bello abbracciarsi, incontrarsi, aiutarsi e impari a non dare a nessuno di questi gesti un valore scontato.

Tu sei una bambina sensibile Alice, io questo lo so, racconta ai tuoi amici il sogno che hai fatto stanotte e tutti insieme impegnatevi a costruire un mondo migliore dove si potrà vivere senza paura. Voi bambini siete il futuro e nelle vostre mani sarà la bellezza del mondo!

La mattina dopo, la bambina si svegliò col sorriso e una gioia che sentì subito il bisogno di condividere con mamma e papà a colazione e immediatamente dopo, alla fine della video lezione con la maestra e i compagni. Nel pomeriggio chiamò tutti gli amici, i nonni, e a tutti volle comunicare il messaggio che la voce della montagna le aveva dato: Insieme possiamo sconfiggere Corona V, di lui non dovremo avere paura se decideremo di combatterlo stando uniti e rispettando le regole che facciano vivere bene il pianeta, che facciano respirare la natura e sorridere il mondo.

Poi corse incontro alla mamma esultante e le disse: «Sai mamma, adesso non mi lamenterò più il lunedì per dover andare a scuola, né quando dovrò fare i compiti se accanto a me potrà esserci Laura e senza mascherina. Non sarò più pigra quando dovrò spegnere la televisione per andare in piscina e mi ricorderò di dire alla nonna sempre grazie per avermi preparato le polpette al sugo che adoro. Mamma, non ho più paura nemmeno di Corona V, perché ormai sono certa che mille azioni buone possano sconfiggere un fantasmino cattivo».

Intanto era uscito il sole e con la mascherina e i guanti, stando ancora a distanza in attesa di un abbraccio, Alice sarebbe andata al parco per correre felice con in mano un aquilone di felicità.

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