Domenica 31 Maggio 2020 | 19:38

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«Noi, quelli del barbiere»

Tra le cose che ho ereditato da mio padre Lucio c’è il rito della barba, o meglio il rito del barbiere. Lucio ogni mattina di primissima ora andava a farsi fare la barba, leggeva il giornale e sempre in giacca e cravatta arrivava al suo studio legale prima di qualsiasi altro collega. Poi lavorava sino a sera tardi, salvo il pranzo in famiglia e la breve pennichella.
Questo rito mattutino si ripeteva sette giorni su sette perché all’epoca i barbieri erano aperti anche di domenica ed il nostro barbiere a Bari il lunedì mattina presto alzava la serranda a mezz’asta e per due ore serviva un piccolissimo manipolo di clienti che di quel rito non potevano fare a meno.

Già, perché Lucio (a differenza di me) ha sempre lavorato anche di domenica, sino a quando la salute gli dette questa opportunità.

La domenica per la verità la giornata di Lucio cambiava leggermente, perché mollava lo studio almeno un’ora prima del solito. Sempre in giacca e cravatta prendeva la sua Lancia Appia color giallo banana non metallizzato, veniva sotto casa, citofonava ed io e mio fratello Vittorio scendevamo per andare in giro in macchina con lui. Il percorso era sempre lo stesso, sempre sul lungomare di Bari, arrivavamo fino a Torre a Mare in direzione sud-est e poi fino a Santo Spirito in direzione nord-ovest (a volte ripetendo il percorso).

Le automobili dell’epoca erano assolutamente prive di aria condizionata, ragion per cui nelle stagioni più miti si girava coi finestrini aperti che aggiungevano alla ineguagliabile luce di Bari l’indescrivibile profumo del nostro mare, una cosa che aumentava tanto la nostra felicità di quei momenti.

Lui ci parlava, raccontava barzellette, sorrideva, ci accarezzava e ci faceva scherzi (tipo l’odioso «morso del ciuccio»).
Ma quella delle domeniche con papà è un’altra storia...

Ho sempre creduto che tutto questo derivasse molto dal fatto che lui aveva passato tarda infanzia e primissima adolescenza durante la seconda guerra mondiale, una di quelle esperienze che ti cambiano e che, soprattutto, ti fanno mettere i piedi per terra in modo così duro da apprezzare e da dare valore anche alle più piccole cose (unica cosa positiva che io spero che il coronavirus potrebbe e dovrebbe lasciarci).

All’età di 16 anni il nostro barbiere mi fece la prima barba e da allora quello divenne un rito anche mio. Ovviamente all’epoca per me non era giornaliero, perché la barba cresceva lentamente, ma ben presto diventò un fatto quotidiano.
Purtroppo i tempi moderni alterarono la consuetudine perché diventammo troppo pochi e quindi il barbiere smise di alzare la serranda per un paio di ore il lunedì. D’altra parte anche gli orari dei barbieri erano cambiati perché chiudevano, oltre che lunedì, anche di domenica e quindi...

Non ho mai capito bene perché questo accadde, probabilmente erano cambiate le abitudini della clientela, ma io credo che in realtà il benessere era arrivato da tutte le parti, anche dalle parti dei barbieri che giustamente potevano vivere anche meglio di prima lavorando «solo» cinque giorni a settimana invece di sette.

Fino all’inizio del mese di marzo 2020 io ho mantenuto inalterato questo rito, che ovviamente negli anni era molto cambiato.
La mattina presto, anzi prestissimo, compro giornali, vado dal barbiere, li leggo, mi faccio fare la barba e c’è un piccolo manipolo di amici che mi raggiunge.

Leggiamo le notizie, le commentiamo, ne parliamo, ne discutiamo, poi finite le barbe - barba che in verità tutti i giorni faccio sempre solo io e gli altri della comitiva più o meno no - usciamo e andiamo a berci un caffè insieme, fumiamo una sigaretta e poi ognuno di noi va a lavorare.

In definitiva, per moltissimi anni si è trattato dell’unico angolo della giornata ritagliato esclusivamente per me.
Una cosa che non ha mai pesato su nulla, perché questo rito si officiava prestissimo, ragion per cui io allo studio comunque arrivavo presto, tra le 8 e le 8.30 e comunque sempre prima delle 9, quando la maggior parte dei miei colleghi avvocati dorme ancora nel proprio letto.

Poi arrivò il 10 marzo 2020, ultima barba di una più che quarantennale serie e la prima con il barbiere con la mascherina. Poi il resto è storia patria del Covid-19.

Lo so che può sembrare una cosa banale, futile, superficiale, però io mi sento espropriato...

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