Lunedì 20 Settembre 2021 | 00:49

Il Biancorosso

Serie C
Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

 

i più letti

Novelle contro la paura

Quando si decise di togliere «Etcì» dal vocabolario

Corrado Veneziano e l’alfabeto fantasioso

Quando si decise di togliere «Etcì» dal vocabolario

Forse. Forse lo pronunciarono in modo sbagliato, o forse doveva andare proprio così. Sta di fatto che l’“etc etc, etc etc” con cui si concludeva il primo paragrafo del primo capitolo del primo volume della Nuova Enciclopedia della più insostituibile Contemporanea Filosofia creò il panico in tutte le lettere delle pagine successive. Le quali - timorose di un contagio? osservanti del nuovo regolamento sillabico? - si appellarono al Gran Capo dell’Alfabeto della Lingua.

Quelle tre lettere unite e ripetute le allarmava: evocando situazioni tragiche ed estreme, «abbisognanti di indifferibili soluzioni». La consonante c, che tutti pronunciano «ci» rendeva, quell’etc etc, portatore di patologiche involuzioni. E dunque, a malincuore, proprio di quella «c» il Gran Capo decretò il subitaneo congelamento. Né cicce e caciotte, né ceci o cioccolato - ma perché poi il Gran Capo ricorreva solo a esemplificazioni gastronomiche? - sarebbero stati menzionati e convocati nelle pagine future. Il libro avrebbe dovuto stoicamente farne a meno: solo in questo modo i nuovi capitoli si sarebbero sviluppati e affermati: punto. Punto e basta, senza etc.

Con questa intransigente defezione, tutte le lettere dell’alfabeto si dichiararono desolate (non dispiaciute: troppe «c» sgradite), ma si dissero fiduciose di poter andare avanti con equivalenti sinonimici. Ma... Ma, giusto il tempo per rallegrarsi per questa nuova ripartenza, e un rinnovato anelito di igiene attraversò il capo del Gran Capo. I quali (capo e Capo) loro malgrado, decretarono d’imperio la necessaria elisione della «e» e della «t». Troppo a lungo fatalmente erano state prossime alla c: e per prudenza conveniva eliminarle in blocco.

Dunque l’Autore della nuova Summa Enciclopedica Filosofica (il volume che il mondo intero stava ansiosamente aspettando) doveva prestamente intervenire. Doveva adeguarsi: nessuna «c», «e», «t» nelle future pagine del Libro.

Poco male, sospirarono le lettere superstiti: ricorrere a parafrasi o riformulazioni proposizionali non doveva costituire per l’Autore Filosofo un ostacolo insuperabile, e il contenuto ideale non ne avrebbe risentito. Tutte le lettere (tranne le tre, escluse) applaudirono, fieramente comprese nel severo ruolo di responsabilità, dichiarando la loro disponibilità al prevedibile super-impiego. Erano già tutte pronte per buttarsi all’opera, al servizio del Filosofo Intellettuale, ma ecco che l’arcigno e cinico (ma questi aggettivi non furono pronunciati) Gran Capo dell’Alfabeto reputò inderogabile aprire tempestivamente una sospettosa procedura contro altre lettere: quelle più prossime e più affiancate alle altre eliminate. Furono dunque prontamente sacrificate la b e la d, la f, la s e la u nella stesura dell’irrimandabile e decisivo Volume. In effetti, non ci sarebbero stati più questi fastidiosi e vaghi (e diciamolo, malaticci) etc(i) etc(i), e non avremmo più nemmeno visto le lettere che per consuetudine declamatoria – quando recitiamo l’alfabeto, dalla a alla z – stazionano loro accanto.

Gli applausi a questo punto furono un po’ più esigui e rarefatti. Il pubblico in attesa della stampa del libro sembrò stordito. Le lettere tuttavia sembravano attraversate da un sentimento contrastante: da un lato il dispiacere (ma sì, dispiacere, con tanto di e, di c e altro) c’era; ma subentrava anche l’ambizione di sopperire in pochi all’iniziale, complessivo lavoro.

Di più: quella decimazione sarebbe stata la cartina di tornasole per sapere se l’Autore Filosofico fosse capace o invece no: perché – questo avevano capito le selezionate lettere, su impulso del Gran Capo dell’Alfabeto – se uno ha veramente qualcosa di geniale e unico da dire, sarà in grado di farlo anche con poche lettere anziché le canoniche b c d e f... etc etc(i). Erano dunque rimaste la a, la g, l’h, la i, e poi m, n, o, p, q, r, v, z. L’arcigno Gran Capo guardò con occhi da sfida il Filosofo massimo. Tutto era partito da quella minaccia (velata, ma cogente) della c che pronunciamo ci; e che, seguendo et, produceva una sensazione di morbo che aggrediva l’interlocutore. Ma poi per logica conseguenza altre lettere erano state espunte, prudentemente.

Per un attimo, le lettere sopravvissute pensarono ai momenti dolci in cui la reciprocità e la complicità avevano permesso loro di incrociare pensieri e oggetti differenti, nelle avventure del vocabolario, nell’universo dei suoni e dei grafemi. Ebbero un moto di velata nostalgia verso quella cooperazione animosa e trasversale: quella spensieratezza di gruppo che non temeva inquinamenti e vicinanze. Ma la drammaticità del momento pose loro in una condizione di intransigenza irremovibile. Inghiottirono nostalgie e ricordi e si lanciarono, militari, nella asprezza che il momento richiedeva.

E così ogni lettera cominciò a guardare le altre in modo torvo e diffidente, bocca chiusa ma denti avvelenati dentro. Ognuna dall’altra se ne allontanava, alla ricerca – timorose di un incontro (di un contagio?) – di nuove sbordature e incolonnamenti, interlinee e spaziature rafforzate. Sarebbe riuscito l’Autore a tenerle assieme coese in vista della continuazione del suo Testo? ce l’avrebbe fatta? Se lo chiedeva trepido il Gran Capo dell’Alfabeto, e se lo chiedevano le lettere superstiti e ormai disposte a tutto. Se lo chiedeva allucinato anche il Filosofo: che, convinto di procedere verso la gloria speculativa, rispose di sì. Risposta positiva: ce l’avrebbe fatta; avrebbe accettato la prova estrema della riduzione-concentrazione estrema letterale. Ancora sì. Poi nel ripetere un’ultima volta il suo sì, valutò che anche la s era già stata sequestrata (con la b. c, d, etc etc) nel cimitero dei suoni ricusandi e ricusati.

Censurando dunque la moritura «s» del sì affermativo, venne fuori una «i» prolungatatissima e intrepida (iiiii… iiiiii…: un’esclamazione di grande possenza, un cavallo imbizzarrito, un urlo da teatro popolare antico) che fece gioire di narcisismo la vocale menzionata, ma che destò umana frustrazione in tutte le altre lettere, che in silenzio si dispersero nel Vuoto: afone, svaporate, scomparse. Piacque, al Filosofo questa sintesi verbale, questa reductio ad unum fonetica e scritturale, questo suono onnisciente che lo imparentava alla poesia e alla canzone monodica e sacerdotale. D’ora in poi avrebbe agito e speculato, strutturato e argomentato i suoi discorsi esclusivamente con la «i»! E le i furono una e due, ventidue e duecentoventidue: tante quanto l’impeto comunicativo rigorosamente richiedeva. «I!» Piacque questo esito (strano a dirsi) anche al Gran Capo dell’Alfabeto. Il quale, sensibile alla selezione decisa dall’Autore Filosofo, gli ufficializzò la sua sincera ammirazione, e il non celato godimento nel non preoccuparsi più dei capricci che il governo letterale comportava. Gli confidò (e qui l’errore fu marchiano) che era un po’ stufo del mischiamento permanente di tutti i suoni e delle lettere: le contaminazioni lessicali che generavano sinonimi e neologismi, e poi gli avverbi, le insidie della sintassi, la confusione aggettivale, le mille incombenze delle infinite preposizioni.

E su quell’ultimo passaggio argomentativo, il Filosofo tirò fuori la sua veemenza più severa e impetuosa. La sua «I» divenne assertiva e tagliente, mortale. Il Gran Capo dell’Alfabeto vacillò, seguito dallo sfiatamento declinante e agonizzante della i. Il pubblico sempre più obnubilato non protestò (e anzi a bocca chiusa, muto, silenzioso, azzittito approvò). Il Filosofo rise vincitore; e, sperso nel nulla, vide confermata la sua missione più profonda. E dunque – fieramente, e improduttivamente – filosofeggiò, dileggiando anche la I. Il primo volume della Nuova Enciclopedia della più insostituibile Contemporanea Filosofia alla fine non si pubblicò, e quel primo, promettente capitolo, capitolò. Saluti, salute!

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzetta Necrologie