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La Lira va al tappeto, Italia fuori dallo Sme

La Lira va al tappeto, Italia fuori dallo Sme

Trent’anni fa esplode la crisi monetaria

23 Settembre 2022

Annabella De Robertis

È il 23 settembre 1992: «Varato ieri mattina dal Tesoro il decreto dell’uscita della nostra moneta dal Sistema monetario europeo», si legge su «La Gazzetta del Mezzogiorno». Trent’anni fa - prima della ratifica del Trattato di Maastricht e dell’adozione della moneta unica - la situazione finanziaria dell’Italia subisce un duro colpo. La lira, colpita dalla speculazione internazionale, è svalutata del 20% ed è costretta ad uscire dallo Sme, il Sistema costituito nel 1979 dai Paesi membri dell’allora Comunità europea con l’obiettivo di creare in Europa una zona di stabilità monetaria in un contesto caratterizzato da elevata inflazione e instabilità dei cambi.

Il presidente del Consiglio, Giuliano Amato, definisce quella del 1992 la crisi più grave dopo quella del 1946-1947, quando il Paese era distrutto dalla guerra e l’inflazione alle stelle. È l’Europa intera, tuttavia, ad attraversare una fase complessa: «Colpo di freno per l’Europa: a Parigi, il cancelliere tedesco Kohl e il presidente francese Mitterrand hanno confermato la volontà di proseguire sulla strada dell’Unione europea, purché il Trattato di Maastricht venga revisionato. Forse c’è un asse Francia-Germania. Si rafforza l’ipotesi di un’Europa a due velocità. Aria di tempesta tra le monete: lira sempre debole ma sostanzialmente stabile rispetto al marco e in recupero sul dollaro. Sterlina e franco francese in difficoltà. Voci e smentite su una prossima rivalutazione della moneta tedesca e svalutazione di quella francese».

Il Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi, di fronte alle autorità monetarie di 172 paesi riunite a Washington per l’apertura dell’assemblea del Fondo monetario internazionale, afferma con forza la determinazione a rientrare presto nei ranghi dello Sme. Più che un problema di credibilità, tuttavia, l’Italia sembra essere alle prese anche con «seri problemi di riconoscibilità personale dei suoi rappresentanti», commenta con amara ironia il cronista della «Gazzetta»: «Capita così che per il secondo anno consecutivo, la guida ufficiale del Fondo compie un clamoroso scambio di persone. Quest’anno al posto di Ciampi e Barucci, nel vademecum consegnato ai giornalisti, vengono indicati, nel ruolo di governatore e di ministro del Tesoro, il direttore generale della Banca d’Italia Lamberto Dini e l’ex ministro Guido Carli». In occasione di quella forte crisi, che in Italia durerà ancora per almeno quattro anni, inizia a sentirsi forte in Europa l’esigenza di un’unione monetaria.

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