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La grande vergogna delle leggi razziali

La grande vergogna delle leggi razziali

Il Duce da Trieste annuncia le «soluzioni»

19 Settembre 2022

Annabella De Robertis

«Comprensione e giustizia nella soluzione del problema ebraico»: è il 19 settembre 193, il giorno dopo l’avvio della pagina più vergognosa della Storia del nostro Paese. Benito Mussolini, in visita ufficiale a Trieste, ha annunciato da Piazza dell’Unità d’Italia le «soluzioni necessarie» per affrontare il problema ebraico, inteso come «problema razziale». Nel discorso, che «La Gazzetta del Mezzogiorno» riporta integralmente in prima pagina, il duce ha annunciato pubblicamente l’adozione di una legislazione razziale antisemita. Per mantenere il «prestigio dell’impero», ha aggiunto Mussolini, «serve una chiara, severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime».
Inequivocabili le parole pronunciate a Trieste: «Il problema razziale non è scoppiato all’improvviso. [...] L’ebraismo mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del fascismo. Tuttavia gli ebrei di cittadinanza italiana, i quali abbiano indiscutibili meriti militari o civili nei confronti dell’Italia e del Regime, troveranno comprensione e giustizia; quanto agli altri, si seguirà nei loro confronti una politica di separazione».
La propaganda razziale del regime fascista ha preso avvio sin dal 1936, ma ha trovato pieno compimento nell’estate del 1938. Nell’agosto è stato pubblicato sul primo numero della rivista «La difesa della razza» – diretta da Telesio Interlandi e voluta da Mussolini in persona – il “Manifesto degli scienziati razzisti”. Nelle settimane successive è stata istituita la Direzione Generale per la Demografia e la Razza ed avviato il censimento degli ebrei residenti in Italia. Esito di questo drammatico processo è, dunque, l’approvazione delle cosiddette “Leggi razziali”, un insieme di provvedimenti che sanciscono l’esclusione degli ebrei dalla vita nazionale, partendo dall’espulsione dalle scuole, dagli enti pubblici e privati, fino ad arrivare al divieto di matrimoni misti.
Gli ebrei italiani sono costretti a uno stato di inferiorità legale e civile, preludio alle persecuzioni degli anni successivi. La svolta tragica avverrà, infatti, nel 1943, quando la Repubblica Sociale Italiana sancirà l’arresto sistematico degli ebrei, la confisca dei loro beni, allestirà campi di transito e di concentramento su suolo italiano, collaborando con i nazisti nei rastrellamenti e nelle deportazioni. Oltre 8.000 ebrei verranno deportati dall’Italia – e dalle zone occupate in Francia e nel Dodecaneso – verso Auschwitz e altri campi di concentramento e sterminio, dove la maggior parte di loro troverà la morte.

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