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Il giorno in cui l’uomo scoprì la «sua» Luna

Il giorno in cui l’uomo scoprì la «sua» Luna

Ma i baresi agli americani: «Statevi qua»

21 Luglio 2022

Annabella De Robertis

«Buongiorno luna» è il titolo a caratteri cubitali che compare sulla prima pagina de «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 21 luglio 1969. Sotto la foto dell’allunaggio del modulo spaziale, si legge: «Alle 22.18 di ieri domenica 20 luglio 1969 per la prima volta nella storia dell’universo l’uomo è sceso su un corpo celeste diverso dal suo. Gli astronauti americani Neil Armstrong e Edwin Aldrin a bordo di un veicolo chiamato Aquila sono atterrati sulla luna».

Ecco il messaggio radio degli astronauti alla base di Houston: «Qui base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata». L’editoriale del direttore Oronzo Valentini è interamente dedicato all’evento: «Siamo sulla Luna. Insieme ad Armstrong e Aldrin è come ci fossimo tutti noi. Ci siamo tutti perché Armstrong e Aldrin appartengono a noi, alla nostra umanità, al nostro inestinguibile bisogno di cercare e di sapere, rappresentano quel che di più vero e più nobile c’è nella nostra natura. È giusto che l’uomo celebri, che tutti gli uomini celebrino (anche quelli del grande impero maoista ai quali gli inesorabili vincoli di una società chiusa fa ignorare finanche che la capsula americana è stata lanciata) il trionfo dello spirito, dell’intelligenza». E conclude: «Proprio questa impresa, con la quale si apre una nuova era nella storia dell’umanità, ci rende subito la più esatta misura di noi, ci fa capire quanto siamo più piccoli di quel che pensiamo. Tutti: la potente America e la grande Russia, i ricchi signori, gli umili affamati braccianti delle Murge o di Cerignola o del Salento o delle esangui terre di Lucania».

Nelle pagine della cronaca di Bari, autorità e cittadini, intervistati da un anonimo cronista, commentano lo storico evento. Gennaro Trisorio Liuzzi, sindaco di Bari: «Un momento che segna l’inizio di una nuova civiltà. Gli uomini devono impegnarsi per superare miserie e ingiustizie». Enrico Nicodemo, arcivescovo di Bari: «L’uomo è posto al centro dell’universo, il macrocosmo, proprio per conoscerlo e dominarlo». Rosa Ladisa, 104 anni: «Io gli dico agli americani: da denz’a me, statti con la mamma tua, non è fatto vostro andare sulla luna. Ho paura che la terra non avrà più luce. Statti qua, figlio mio». Pasquale Annichiarico, facchino: «Sono chiacchiere, io non la capisco questa scienza. C’è gente che muore di fame qui sulla terra e quelli pensano alla luna».

Tommaso Di Ciaula, operaio-poeta del Pignone-sud: «Già sento la luna bestemmiare i suoi bip bip. Ho paura: esploderanno tutti i segreti che sono lì nella polvere. Gli innamorati sulle panchine di tutto il mondo non saranno più soli: dalla Luna qualcuno li sbircerà indiscreto».

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