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Luigi Einaudi giura da Capo dello Stato

Luigi Einaudi giura da Capo dello Stato

È il primo presidente della Repubblica

13 Maggio 2022

Annabella De Robertis

Luigi Einaudi ha prestato giuramento da Presidente della Repubblica: è il 13 maggio 1948 e «La Gazzetta del Mezzogiorno» riporta per intero il messaggio che il nuovo eletto al Quirinale ha pronunciato al Parlamento.

Nato in provincia di Cuneo nel 1874, Einaudi è un economista liberista, docente all’Università di Torino, socio nazionale dei Lincei ed ex senatore del Regno: nei confronti del fascismo ha mantenuto un atteggiamento di opposizione, tanto da decidere di rifugiarsi in Svizzera dopo l’8 settembre 1943.

Nel dopoguerra è stato nominato governatore della Banca d’Italia ed è stato membro dell’Assemblea Costituente nelle file del Partito Liberale. Eletto al quarto scrutinio con 518 voti su 872, è il primo capo dello Stato scelto dal Parlamento repubblicano, in seguito all’entrata in vigore della Costituzione.

Il corteo presidenziale, si legge sulla «Gazzetta», è giunto al Quirinale da Montecitorio alle 18.30 dell’11 maggio ‘48: il capo del Governo Alcide De Gasperi è pronto a rassegnare le dimissioni, che saranno rifiutate dal capo dello Stato, come diverrà prassi.

Dopo aver reso omaggio al suo predecessore, Enrico De Nicola, nominato dopo il 2 giugno 1946, Einaudi entra nel vivo del suo discorso: pur essendosi espresso per la monarchia in occasione del referendum istituzionale, ammette il Presidente, nei due anni di lavori dell’Assemblea Costituente ha tuttavia maturato «qualcosa di più di una mera adesione» nei confronti del regime repubblicano.

L’ex direttore della «Gazzetta», Leonardo Azzarita, tesse le lodi di Einaudi nel suo editoriale: «è un umanista, scienziato di fama mondiale, giornalista eccelso, docente di quei che i discepoli ricordano durate tutta la loro esistenza con grato animo, uomo di semplice probità personale e famigliare, politico di carattere e di fede che non piegò mai e che rimase fedele senza jattanza alle sue idee e convinzioni, antifascista di quelli che l’antifascismo intesero come un dovere e una milizia e non come un biglietto di ingresso nel tempio degli onori.

Nessuno, dunque, più degno di Luigi Einaudi. Il Primo presidente della Repubblica italiana ha giurato sulla Costituzione fedeltà a questi principi fondamentali, che nella sua coscienza di studioso, di politico, di uomo d’onore, assumono il valore di un impegno solenne, quasi mistico».

Il mandato di Einaudi durerà fino al maggio 1955: al suo posto sarà eletto il democristiano Giovanni Gronchi.

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