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Dal duello d’onore a Fasano alle cozze di Taranto

12 marzo 1922, corriere delle puglie

Cronaca della «vertenza cavalleresca» tra un giornalista e un notaio. Strali sulla lentezza delle Ferrovie statali che creano seri danni al trasporto dei mitili

12 Marzo 2022

Annabella De Robertis

L’on. Giuriati s’incontra con D’Annunzio Il «Corriere delle Puglie» del 12 marzo 1922 conferma la notizia accennata il giorno prima: il governo italiano non riconosce Giuriati nel ruolo di nuovo commissario di Fiume, in quanto Parlamentare eletto dai cittadini italiani. I fiumani, a loro volta, non intendono ricorrere a regolari elezioni per colmare il vuoto lasciato da Riccardo Zanella, ex capo del governo autonomo della città, rovesciato, una decina di giorni prima, da un colpo di mano di fascisti ed ex-legionari. Giuriati, nel frattempo, leggiamo sul Corriere, è andato a Gardone per incontrarsi con D’Annunzio, il poeta-vate a capo della storica impresa del 1919.

Da Fasano. Vertenza cavalleresca Si è chiusa onorevolmente la «vertenza cavalleresca» tra un giornalista e un notaio di Fasano: il motivo della contesa sarebbe un articolo inopportuno apparso sul periodico umoristico «Parapon». I due, solo dopo un serrato confronto con altri gentiluomini, si sarebbero convinti ad accantonare le armi per risolvere la contesa: il notaio, per scusarsi della reazione esagerata, invierà al rivale una lettera, da pubblicarsi in cinquanta esemplari. Ancora nei primi due decenni del Novecento i duelli cavallereschi erano, seppure in casi sporadici, accettati come mezzo di risoluzione delle controversie. Fino al ventennio fascista il codice cavalleresco resiste, fino ad essere progressivamente abbandonato con il diffondersi di leghe antiduellistiche.

Da Taranto. Il commercio dei frutti di mare Il corrispondente del «Corriere delle Puglie» da Taranto si scaglia contro le Ferrovie statali. I disservizi del sistema di trasporto nazionale creano seri danni anche al commercio: già interessato da una pesante crisi, il traffico di cozze, ostriche e frutti di mare – una delle principali attività della città ionica – rischia di essere definitivamente messo in crisi. Negli ultimi tempi, Taranto non è riuscita ad esportare neanche una minima parte della consueta produzione di ostriche, che riusciva a «fruttare» diversi milioni di lire all’anno. L’eccessiva lentezza dei treni per Napoli e Roma, costituiscono un rischio troppo elevato per gli allevatori di mitili, che necessitano invece di spedizioni rapide e costanti. L’ostricoltura, comunque, reggerà fiorente a Taranto fino agli anni Cinquanta e Sessanta, quando l’impianto dei grandi insediamenti industriali metterà in crisi le condizioni ambientali per questo delicato tipo di allevamento. Oggi quest’attività potrebbe riprendersi lo spazio di un tempo?

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