Giovedì 17 Giugno 2021 | 23:26

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Cottarelli: «Bene il Sostegni bis, ma non si vive di sussidi»

Il professore: giusto rifondere chi ha subito danni dalla pandemia, ora serve attivare un cammino di crescita con le riforme. La tassa di successione? Non condivido l’idea di una «dote» ai giovani

Economia, Cottarelli: «La regione Puglia nella Popolare di Bari? Una condizione rischisa»

Carlo Cottarelli

Professor Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici, qual è la sua valutazione del decreto Sostegni bis?
«È una valutazione senza dubbio positiva. Il principio è sempre lo stesso: se c’è qualcuno che ha subito danni a causa della pandemia è giusto che vada rimborsato. Nei primi mesi della crisi sanitaria, per le aziende, esisteva la possibilità di andare avanti con i risparmi. Ma più l’emergenza continua e più è necessario agire rapidamente con forme di sostegno esterno».
Vero ma in molti denunciano un problema culturale, prima che economico: il Paese si sta abituando ad andare avanti a sussidi.

Il rischio esiste?
«Il rischio c’è, inutile negarlo. Il governatore della Banca d’Italia, nelle sue conclusioni finali, è stato molto chiaro: non si può andare avanti solo con i sussidi. È una fase necessaria, ma deve finire».

Il Sostegni bis sarà dunque l’ultimo decreto nel suo genere?
«Mi auguro di sì perché questo vorrebbe dire che l’emergenza è sotto controllo e l’economia ha ripreso a funzionare normalmente, senza eccessive limitazioni. Ma tutto, ovviamente, dipenderà dal nodo sanitario».

Nel cuore del provvedimento emerge la questione degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti. La convince la mediazione individuata dal governo?
«Sì, è un buon accordo. Il blocco decade da luglio ma solo per il manifatturiero e le costruzioni, due settori dove l’attività è tornata a livelli pre-Covid se non superiori. In ogni caso, dobbiamo capire che il blocco non può durare per sempre sia perché ha un costo e sia perché impedisce all’economia di attivare i meccanismi di riequilibrio con lo spostamento dei lavoratori da un settore a un altro».

La convince la proposta del segretario dem Enrico Letta di metter mano alle imposte di successione?
«Sono favorevole a metà. L’Italia è un Paese con alta pressione fiscale, ma la tassa di successione è molto bassa. Si potrebbe dunque intervenire».

E quindi cosa non la convince?
«L’idea di utilizzare i soldi ricavati per dare ai giovani una dote senza indicazioni particolari».

Un altro sussidio?
«Ecco, appunto. A mio parere sarebbe molto più utile intervenire, ad esempio, tagliando le tasse sul lavoro».

La questione delle misure economiche ne chiama, immediatamente, un’altra, cioè quella del debito. Il Sostegni bis, così come altri provvedimenti, è sostenibile?
«Quello del debito è un problema che in realtà non avvertiamo perché tutto l’aumento che si è avuto lo scorso anno è stato nei confronti di Bankitalia e non verso i mercati. Il che va bene almeno finché non si genera inflazione».

D’accordo, ma quali gli effetti nel medio periodo?
«Nell’immediato perfino il debito cattivo crea un po’ di crescita. È come lo zucchero: ne assumi un po’ e ti arrivano le energie. Il problema, però, è la crescita e per crescere sono necessarie delle buone riforme, dalla giustizia alla pubblica amministrazione. È lo sforzo principale da mettere in campo».

E delle buone riforme si possono realizzare con una maggioranza così variegata?
«Di certo l’ampio spettro di partiti pone dei problemi ma il presidente del Consiglio Mario Draghi è una garanzia. Per questo mi sono augurato che rimanga al suo posto per dare continuità alle riforme».

Infine, in tempi non sospetti lei aveva auspicato una crescita del 5%. Le stime sembrano darle ragione.
«I dati attuali suggeriscono si possa andare oltre il 4,5%. e politiche rimangono espansive e la fiducia di imprese e famiglie sta crescendo. Ero e resto relativamente ottimista».

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