Sabato 13 Agosto 2022 | 23:43

In Puglia e Basilicata

Post-pandemia

Riparte la macchina del fisco, ma con qualche sconto

fisco

Da più di un mese, gli accertamenti fiscali hanno ripreso il loro iter normale, pur seguendo un ordine scaglionato nel tempo in modo da non gravare eccessivamente sulle finanze dei contribuenti italiani

19 Maggio 2021

Marco Ligrani – Dottore Commercialista in Bari

Quando gli effetti della pandemia non possono dirsi ancora alle spalle, la macchina fiscale si prepara, lentamente, a ripartire.

A ben vedere, tuttavia, gli accertamenti fiscali sono già ripresi dallo scorso marzo, ossia da quando, in base ai numerosi decreti emergenziali che si sono susseguiti nel tempo, gli atti emessi già nel 2020 dall’Agenzia delle entrate sono stati recapitati ai contribuenti, sia cittadini che imprese.

Si tratta, per la maggior parte, degli avvisi di accertamento che, normalmente, avrebbero dovuto essere notificati entro il 31 dicembre dello scorso anno ma che, per effetto dell’emergenza covid, sono stati – appunto – differiti al 2021. Ciò comporta che, da più di un mese, gli accertamenti fiscali hanno ripreso il loro iter normale, pur seguendo un ordine scaglionato nel tempo in modo da non gravare eccessivamente sulle finanze dei contribuenti italiani, come raccomandato dalla stessa Agenzia delle Entrate nel provvedimento n. 88314 del 6 aprile scorso. In quell’occasione, infatti, il direttore Ruffini ha invitato gli uffici periferici a distribuire le attività in un arco temporale più ampio, in modo che possa essere reso più agevole l’adempimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti interessati.

Se, dunque, la macchina degli accertamenti fiscali si è già rimessa in moto, il governo Draghi, tuttavia, non sta facendo mancare ulteriori misure di favore che dovrebbero consentire un ulteriore alleggerimento dei carichi fiscali in essere.

Difatti, il decreto “sostegni” (DL 41 del 22 marzo) ha previsto uno sconto sugli “avvisi bonari”, relativi alle dichiarazioni degli anni 2017 e 2018, che, al pari degli avvisi di accertamento, erano rimasti nel “cassetto” delle entrate e che - anche in questo caso dal 1° marzo scorso – hanno ripreso ad essere recapitati ai contribuenti.

Si tratta di quelle comunicazioni di irregolarità che riguardano minori versamenti di imposte, derivanti, generalmente, dalle dichiarazioni dei redditi e iva, le quali consentono di regolarizzarsi pagando, oltre all’imposta e agli interessi, una sanzione in misura ridotta.

In questi casi, l’articolo 5 del decreto “sostegni” consente di pagare le sole imposte ed interessi, risparmiando, dunque, per intero le sanzioni; sarà direttamente l’Agenzia delle Entrate ad informare i contribuenti, inviando loro la proposta di definizione con l’indicazione dell’importo ridotto da versare. Per consentire agli uffici di procedere con l’invio, nello stesso provvedimento del 6 aprile il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha dato la priorità a quest’ultimo adempimento, in modo da evitare agli uffici, per quanto possibile, incrementi significativi dei carichi di lavoro.

Se questi, dunque, sono gli atti per i quali la macchina fiscale si è già rimessa in moto, non altrettanto è accaduto per il “magazzino” dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione (ossia la ex Equitalia), che dal marzo dello scorso anno ha “in pancia” milioni di cartelle ancora da notificare.

Per queste, che rappresentano, nella generalità dei casi, il debito più impellente (visto che danno avvio alla fase della riscossione vera e propria, cui seguono direttamente le azioni esecutive), la data di ripresa delle notifiche è stata spostata via via in avanti (già dal governo Conte) e, attualmente, è fissata al 1° giugno prossimo.

Difatti, il recente comunicato stampa 88 del Mef, pubblicato il 30 aprile scorso, ha preannunciato che il prossimo decreto (che dovrebbe chiamarsi “sostegni bis”) conterrà il differimento al 31 maggio del lungo periodo di sospensione, il che, appunto, comporterebbe che i contribuenti italiani dovrebbero ritornare alla cassa nel mese di giugno.

Si tratta, dunque, sia della ripresa dei pagamenti interrotti durante il covid (e che riguardano cartelle e accertamenti esecutivi già notificati), sia della notifica vera e propria delle nuove cartelle, anch’essa sospesa fino a quella data. Il termine del 31 maggio, peraltro, riguarda anche le azioni esecutive e, tra esse, il pignoramento di stipendi e pensioni.

Va ricordato, infine, che le misure di sostegno adottate già dal governo Conte hanno agevolato in modo significativo il meccanismo delle rateazioni: infatti, per quelle già concesse durante il periodo emergenziale o che saranno concesse fino a tutto il 2021, i contribuenti potranno beneficiare di un “paracadute” di dieci rate, anche non consecutive, prima di perdere la dilazione; si tratta di una misura di favore non di poco conto, tenuto presente che, normalmente, la decadenza dalla dilazione interviene dopo la quinta rata, anche non consecutiva, non pagata, limite massimo che è stato, dunque, raddoppiato, proprio per venire incontro alla crisi di liquidità che attanaglia cittadini ed imprese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725