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Le imprese agricole: stato di crisi e soluzioni ai tempi del Covid

Per le imprese agricole e alimentari, la sospensione si è inevitabilmente tradotta in una riduzione del volume di affari e perdita di redditività

agricoltura

La pandemia da COVID-19 ha innescato una crisi economica globale e questa emergenza ha messo e mette a dura prova le economie di tutto il mondo, non risparmiando neppure il comparto agricolo, in cui si registrano preoccupanti segnali di crisi diversificati tra i vari settori produttivi. L’emergenza ha arrestato parte dello sviluppo economico, colpendo le catene di approvvigionamento, provocando un forte calo dei consumi e dei servizi, come conseguenza della chiusura e del distanziamento sociale. Per le imprese agricole e alimentari, la sospensione si è inevitabilmente tradotta in una riduzione del volume di affari e perdita di redditività. Si aggiunga in termini di riduzione della produttività aziendale, la contrazione delle vendite di prodotti agroalimentari “Made in Italy” sui mercati esteri, per via delle restrizioni adottate su scala globale per fronteggiare l’emergenza epidemiologica. Accanto all’imprenditore agricolo persona fisica, sia esso coltivatore diretto che imprenditore agricolo professionale (IAP), operano soggetti collettivi organizzati sotto forme societarie che spaziano della società semplice alle società di capitali fino alle cooperative.

La ragione sociale o la denominazione sociale delle società che hanno quale oggetto sociale l’esercizio esclusivo delle attività di cui all’articolo 2135 c.c. deve contenere l’indicazione di “società agricola”. Dal novero delle società agricole, pertanto, devono essere escluse le società che non abbiano quale oggetto sociale esclusivo la coltivazione del fondo, la selvicoltura, l’allevamento di animali e le attività connesse: ad esempio le società il cui oggetto sociale preveda attività di natura agricola e commerciale. Tale distinguo è di particolare rilievo se si considera che l’imprenditore agricolo che abbia quale oggetto sociale esclusivo la coltivazione del fondo, pur versando in crisi conclamata ed irreversibile, non è fallibile.

Sebbene il Legislatore abbia inteso sottrarre l’Imprenditore agricolo in crisi dal fallimento, tuttavia, non è immune dall’attacco delle iniziative giudiziarie (pignoramenti di beni immobili, mobili e crediti) del ceto creditizio.

Le progressive e profonde trasformazioni che hanno interessato l’impresa agricola hanno reso manifesta l’esigenza di dotare anch’essa di strumenti finalizzati ad affrontare le situazioni di crisi tramite il raggiungimento di accordi con i creditori, sotto l’egida del Giudice.

All’imprenditore agricolo in crisi, quindi, ferma restando la possibilità di accedere agli accordi di ristrutturazione del debito di cui all’art. 182-bis l.f. e di addivenire a una transazione fiscale ex art. 182-ter l.f. (forma di accordo transattivo formalizzato con l’Erario per debiti fiscali), è consentito proporre ai creditori un accordo della composizione della crisi, ai sensi della legge 27 gennaio 2012, n. 3. Tramite questo strumento i creditori sono chiamati a “negoziare” presso gli Organismi di composizione della crisi (di seguito, OCC) l’accordo di composizione della crisi in continuità, favorendo uno dei profili più critici del processo di risanamento, se si considera che gli stessi creditori (istituti bancari o finanziari) si trovano in una condizione di estrema difficoltà nell’erogare nuova finanza (persino a mantenere le linee di credito esistenti) a causa di normative di settore sull’accesso al credito sempre più stringenti a cui vanno ad aggiungersi le indicazioni dell’EBA riportate nelle Guidelines on loan origination and monitoring del 29 maggio 2020.

La Legge 3/2012, grazie anche alle modifiche legislative successive alla sua pubblicazione, ha allargato il suo ambito di applicazione rivolgendosi ad una pletora più ampia di sovraindebitati, e quindi, oltre al consumatore, anche all’imprenditore agricolo, nonché ad ogni altro debitore non assoggettabile alla liquidazione giudiziale, alla liquidazione coatta amministrativa o ad altre procedure liquidatorie previste dal codice civile e dalle leggi speciali. Grazie a tali modifiche si è resa effettivamente percorribile la strada attraverso la quale i soggetti in difficoltà economica, possono riprendere le proprie attività sospendendo le obbligazioni pregresse (mutui, esecuzioni immobiliari, esecuzioni mobiliari e presso terzi, sequestri ecc.), anche in una prospettiva di ripresa della domanda interna dei consumi.

Si introduce, quindi, un triplice percorso a seconda dei soggetti interessati:

Solo a seguito di una valutazione sulla meritevolezza da parte dell’Organismo di Composizione della Crisi da Sovraindebitamento (OCC), che andrà confermata successivamente dall’Autorità Giudiziaria, il consumatore può proporre un piano di rientro, diventando beneficiario di una procedura di composizione della crisi caratterizzata dall’assenza del consenso di una maggioranza di creditori (votanti) che rappresentino il 60% dei crediti così come vedremo per l’imprenditore agricolo.

Tutto è invece subordinato a un giudizio di fattibilità nell’accordo che potrà richiedere chi è stato costretto ad indebitarsi per condurre la propria impresa e/o attività professionale. Pertanto, per l’imprenditore agricolo, sarà necessario giungere ad un accordo con tanti creditori quanti sono quelli che rappresentano almeno il 60% dei crediti. Inoltre, i creditori che non aderiscono all’accordo saranno comunque vincolati al suo contenuto e saranno pagati anche loro in percentuale, a patto del raggiungimento della maggioranza qualificata. In entrambi i casi (sia per il consumatore che per l’imprenditore agricolo), per effetto di un provvedimento giudiziale, scatterà il blocco delle azioni esecutive individuali e di quelle cautelari sul patrimonio del sovraindebitato sino alla definizione della procedura.

La Legge prevede, poi, la possibilità di una terza procedura, alternativa a quelle sopra descritte, che prevede la liquidazione di tutti i beni del debitore. Questa terza via dovrà avere una durata minima di 4 anni, con l’effetto di condurre il debitore all’esdebitazione (cioè la liberazione dai debiti residui), attraverso la vendita di tutti i beni, antecedenti e sopravvenuti nel corso della procedura. L’azzeramento della posizione debitoria è poi condizionata anche alla dimostrazione di avere svolto nel medesimo periodo di tempo un’adeguata attività di produzione del reddito.

Gli strumenti messi a disposizione dal Legislatore, sin qui brevemente ricordati, si prestano a diverse esigenze che vanno di volta in volta valutati. Tuttavia l’accordo della composizione della crisi si presenta, quindi, per le sue caratteristiche intrinseche e per le recenti novelle come uno strumento agile ed efficace per rispondere allo stato di crisi, accompagnando l’imprenditore agricolo in un percorso di risanamento e di rilancio dell’azienda.

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