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Bari, via alla ricostruzione: tanti «senatori» in partenza

foto Luca Turi

Bari, via alla ricostruzione: tanti «senatori» in partenza

Antenucci, Di Cesare, Frattali, Ciofani, Bianco. Mercurio, conferma d'obbligo

Non è una classica stagione da archiviare in fretta e furia. Stavolta non basterà voltare pagina e cancellare mesi di stenti e delusioni. Il flop del Bari, sotto tutti i punti di vista, è destinato a lasciare strascichi pesanti e a condizionare la programmazione tecnica. È stato un flop a tutto tondo, non solo calcistico.
I conti non tornano. E non ci sono quelli legati esclusivamente al campo e certificati con dovizia di particolari dai numeri, compresa una classifica assolutamente inadeguata a una piazza come Bari (quarto posto dopo Ternana, Catanzaro). La spia segna «rosso» fisso anche sul piano finanziario. Eredità di una gestione del mercato ricca di scelte sbagliate. Alla famiglia De Laurentiis si possono rimproverare tante cose. Ma certo non il braccino del tennista. Meno investimenti rispetto alla scorsa stagione, vero. Anche e soprattutto a causa dell’effetto Covid. Ma le perdite di bilancio restano significativo. Alla voce ingaggi dei calciatori corrispondono cifre che fanno a cazzotti con il reale valore mostrato dalla squadra. Stipendi «pesanti» che non hanno significato reale competitività del Bari. Basterebbe l’esempio di Antenucci per farsi quattro conticini: l’attaccante ex Siena ha percepito un ingaggio netto di 450 mila euro al cospetto di un rendimento nel complesso insoddisfacente. Un sacrificio economico che ha dato risultati solo parziali, soprattutto nella passata stagione. Il problema, ora, è uno: come gestire il terzo anno di contratto? L’esperienza barese di Antenucci sembra agli sgoccioli. Per più di un motivo, non solo per ragioni collegate al contratto. Il Bari proverà a mollarlo, si tratterà di capire se ci sono club interessati a lui e, soprattutto, disposti a garantirgli uno stipendio così alto. La Spal, a gennaio, si era fatta sotto. Forte della volontà del giocatore di tornare in una piazza molto gradita.
In uscita, comunque, non ci sarà solo Antenucci. Anche altri senatori potrebbero essere ai titoli di coda. Capitan Di Cesare, su tutti. Rendimento discreto, ma un fallimento se il giudizio vira sulle sue capacità di leader. Non lo è mai stato e mai lo sarà. A Bari come altrove. Frattali, poi. Il suo contratto non scade ma è difficile immaginarlo ancora in biancorosso. Forse per sua stessa volontà. Per lui non dovrebbe essere un problema trovare un’altra sistemazione.
L’elenco si allunga, però. Bianco, Sabbione, Ciofani, Semenzato, Candellone, Marras. Tutta gente che guadagna tanto ma che il campo ha sostanzialmente bocciato. Ecco perché al Bari servirà un uomo mercato da combattimento. Vendere, svecchiare e abbassare il monte ingaggi sarà un’operazione molto complicata.
Complicato anche ipotizzare le possibili conferme. Daniele Celiento ha dimostrato di essere un difensore affidabile, guai fisici a parte. È arrivato a Bari su indicazione di Auteri ma nulla vieta una sua permanenza in Puglia. Molto più complicata la posizione di Pietro Cianci, bersagliato dalla sfortuna dopo aver coronato il sogno di indossare la maglia della sua strada del cuore. L’attaccante del Borgo Antico è di proprietà del Teramo con il Sassuolo che vanta un diritto di recompra a cifre già stabilite. De Laurentiis, dopo la partenza lanciata del bomber (tre gol consecutivi, pesantissimo quello decisivo nel derby contro il Foggia), dichiarò che «è già nostro». Parole, forse, dettate dall’euforia che oggi perdono decisamente di peso. Cianci non ha reso come avrebbe potuto e voluto ma l’infortunio al piede lo ha frenato tantissimo. Fosse per lui giocherebbe qui a vita. Prova ne sia che è stato l’unico tesserato a scusarsi con la città per una stagione negativa sotto tutti i punti di vista.
A proposito di baresi, chi meriterebbe davvero nuove chances e maggiore considerazione si chiama Giovanni Mercurio. L’unica nota lieta di un anno mediocre.

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