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Vivarini chiede il riscatto

Bari, il giorno più lungo. «Pronti a fare la storia»

Vivarini: «Non possiamo fallire. E con il San Nicola pieno...»

BARI - «Era ora». Tira un lungo sospiro, Vincenzo Vivarini. Domani il suo Bari tornerà in campo. 125 giorni dopo l’ultima volta, ovvero l’1-1 di Catanzaro. Il pareggio in Calabria condannava i biancorossi a rimontare nove punti alla capolista Reggina, a sole otto giornate dal termine della regular season. Chissà, forse la mente sarebbe subito volata a come affrontare i playoff, se nel frattempo non si fosse fermata l’Italia a causa della pandemia da coronavirus. Si è bloccato anche il torneo di serie C e non è più ripreso.

I calabresi sono stati promossi a tavolino in quella serie B che il Bari ora deve inseguire attraverso i playoff, entrando dai quarti di finale. È diversa la formula: non si giocherà sul doppio confronto, ma in gara unica. E nella sfida di lunedì, capitan Di Cesare e compagni potranno avvalersi anche del pareggio per accedere in semifinale. «Torna la partita, ovvero l’evento che ci gratifica di più. Ed è bello giocare, dopo tanto tempo trascorso tra attesa ed incertezze. Si tratta di una sfida senza appello: dobbiamo affrontarla con la massima attenzione e determinazione, senza lasciare alcunchè al caso. In questo periodo abbiamo lavorato su ogni dettaglio. Siamo pronti: la squadra è consapevole di quanto la aspetta».

Il sorteggio ha riservato ai Galletti la Ternana, di certo non l’avversario più comodo. «Gli umbri sono una grande squadra, composta da calciatori abituati a questo tipo di gare e forse si sentiranno più rodati per aver già disputato quattro partite negli ultimi venti giorni», riflette Vivarini. «Li abbiamo affrontati due volte raccogliendo quattro punti: all’andata abbiamo convinto, al ritorno loro hanno giocato un gran match, aggredendo le nostre fonti di gioco. Ebbene, ci aspettiamo una dinamica simile. Dobbiamo far tesoro di tale esperienza: abbiamo subito due reti su calcio piazzato, soffrendo la loro fisicità e l’abilità tecnica di Mammarella. L’opposizione a queste situazioni è un fondamentale che abbiamo curato in modo particolareggiato. Così come abbiamo lavorato molto sul piano atletico e tattico. È mancata una verifica sul piano caratteriale, ma guardando uno per uno negli occhi, sono convinto che tutti abbiano compreso quanto ci sia in ballo.

C’è un aspetto che più degli altri mi preme: voglio vedere un gruppo in grado di farsi scivolare addosso qualsiasi evento potenzialmente nocivo. Non dovremo pensare agli avversari e sorvolare su qualsiasi situazione arbitrale. Bisogna essere pronti a tutto: farsi condizionare e dimenticare che cosa dobbiamo fare sarebbe il più grave degli errori. Così come non voglio che si pensi a gestire i due risultati su tre: per arrivare alla meta, dobbiamo giocare la nostra gara e tener presente che in questi playoff hanno passato il turno le squadre che lo hanno meritato. Nel complesso, in cinque settimane ogni corda è stata sollecitata, ma è scontato che per superare scogli del genere, serva pure un pizzico di fortuna».

Il rammarico di Vivarini è l’assenza del pubblico. «Non voglio sembrare presuntuoso, ma sono certo che con i nostri tifosi, non ce ne sarebbe stata per nessuno. Abbiamo giocato molto al San Nicola, per abituarci ad un silenzio che in una piazza così passionale non si era mai vissuto. Il calcio senza gente è diverso, ma proprio per l’amore dei baresi verso la squadra del cuore, dobbiamo aggrapparci con tutte le forze a questi playoff per centrare l’obiettivo prefisso».
Una delle armi migliori a disposizione del tecnico abruzzese sarà l’ampiezza della rosa. «Disporre di tanti potenziali titolari è un vantaggio ed i cinque cambi sono una risorsa da utilizzare al meglio. Per me la squadra sta abbastanza bene, ma dopo quattro mesi fermi, la condizione psicofisica potrebbe non essere al top. Quindi, le sostituzioni servono pure a mantenere alto lo standard atletico degli undici in campo. A patto che ogni componente del gruppo affronti la gara come se giocasse dal primo minuto. La concentrazione deve essere massimale, così come la lucidità. Perché le sfide da dentro o fuori quasi sempre vanno appannaggio di chi miscela a dovere la sicurezza con la tranquillità».

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