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Bari pensa in grande, la Reggina per volare

Bari pensa in grande, la Reggina per volare

Notte di gala, tre punti per avvicinare la vetta

Finalmente si gioca. Troppe chiacchiere, troppa dietrologia. Nello sport, e quindi anche nel calcio, c’è un solo modo per non sbagliarsi mai: far parlare il campo. È lì che si gioca la partita. Certamente non dando vita a un «tutti contro tutti» che profuma di «suicidio» di massa. Tra chi vorrebbe una squadra bella, spettacolare e vincente e chi pensa che per potersi davvero definire una grande piazza servano quindici-ventimila abbonamenti. C’è chi si diverte a massacrare Cornacchini e chi, più, saggiamente crede che serva un po’ di pazienza e che, comunque, alla fine conta solo il risultato finale. A maggio, certo non a settembre.

Succede, insomma, che dopo appena tre giornate di campionato e una classifica tutt’altro che compromessa qui a Bari siano un po’ tutti delusi. Delusi i tifosi, dal gioco e da un allenatore non ritenuto non all’altezza. Deluso il patron De Laurentiis, che non accetta si processi il tecnico così presto e che si sarebbe aspettato un atteggiamento diverso dai tifosi, anche in chiave abbonamenti. È abbastanza ammaccato anche Cornacchini, che dopo mesi di «fango» comincia a mostrare una (comprensibile) fragilità emotiva nel confronto con la stampa. Un bel casino, insomma. Ma anche una deriva decisamente pericolosa. Un intreccio di contraddizioni che non ha un sol motivo di esistere.

E allora che, possibilmente, torni tutto in ordine. Ognuno al suo posto. I tifosi, l’allenatore, la società. Con senso di responsabilità, certo. I baresi devono capire che vincere (il campionato), specie quando sei in serie C, non è importante ma l’unica cosa che conta. E vincere si può in tantissimi modi. L’allenatore deve riuscire a isolarsi, è pagato per portare la squadra in alto e fa nulla se qualcuno storce il muso a mezza strada tra il nostalgico (Conte e Ventura) e l’ambizioso («noi siamo il Bari e dobbiamo prendere a pallonate chiunque»). Il presidente, infine. Dice cose giuste, ci mancherebbe. Ma sa bene come funziona il mondo del calcio. Faccia una cosa, De Laurentiis. In questi giorni dia un’occhiata ai quotidiani e guardi che aria tira in casa Juve. Un club con 500 milioni di fatturato, una struttura modello e otto anni alle spalle con vittorie di ogni tipo. Massacrati, tutti. Squadra e dirigenti. Sotto accusa Sarri e il mercato. E anche un bilancio claudicante. Insomma, non sarà mica un dramma se qualcuno critica il Bari. Anche in estate. Fa male, ma ci sta.

Al diavolo i social, ma scherziamo? Qui c’è da battere la Reggina e da riavvicinare il gusto del primato. Partita tosta, il primo vero test. Figurarsi se è il caso di sprecare energie leggendo su internet elucubrazioni calcistiche, spesso, di dubbia credibilità. Serve un Bari tosto, concentrato sull’obiettivo, umile e ambizioso. Una squadra che sia propositiva ma, al tempo stesso, equilibrata. Che sappia mostrare progressi tattici e atletici. Magari anche sul piano della personalità. A Rieti s’è giocato maluccio per un’ora anche e soprattutto per una scarsa interpretazione della gara da parte dei singoli. Per essere squadra servono interpreti capaci di stare in campo in un certo modo. Col coltello tra i denti sempre. Anche e , soprattutto, quando l’avversario ha valori tecnici inferiori.

La Reggina, no. È una squadra costruita per disputare un campionato importante. Ha calciatori di qualità e un senso di squadra già spiccato. E poi c’è un barese doc che sta cercando di riprendersi palcoscenici più idonei al suo talento, Nicola Bellomo. Vorrà vincere, certo. Ma per lui non sarà mai una partita facile. Per lui Bari non è soltanto la squadra di calcio che lo ha lanciato. Bari è la sua vita, il suo cuore, il suo futuro. Sempre a testa alta, Nik.

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