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Bari, un pizzico di delusioneil Picerno esce a testa alta

Bari, un pizzico di delusione
il Picerno esce a testa alta

Tutto più difficile dopo lo 0-0: sarà decisiva la trasferta di Avellino

Un pizzico di delusione c’è, inutile nascondersi dietro un dito. Lo scudetto non era certo l’obiettivo principale di questa stagione nel segno dell’anno zero. Ma vincere è (quasi) sempre l’unica cosa che conta. Anche quando, ed è il caso del Bari, puoi permetterti di giocare senza l’assillo del risultato a tutti i costi. La serie C è già in cassaforte. Il resto è qualcosa che assomiglia alla fuffa. Nulla che possa essere mostrato gonfiando il petto per l’orgoglio. Il campionato in archivio, via ai giochi per il titolo nazionale di categoria. Il Bari nel girone con Picerno, la dominatrice del girone H, e Avellino, fresco di vittoria nello spareggio contro i sardi del Lanusei. La prima è al «San Nicola» (domenica la squadra di Cornacchini sarà di scema al «Partenio» e tre giorni dopo se la vedranno irpini e sardi), stavolta un teatro abbastanza freddo. Ci si gioca tutto in due partite ed è normale che la prima, per giunta in casa, possa rivelarsi uno snodo fondamentale. Il classico mattone sul quale costruire il castello dell’ambizione. È andata così così, risultato alla mano. Paradossalmente al culmine di una prestazione niente male, decisamente la migliore degli ultimi mesi. Anche per i meriti di un avversario, il Picerno, che ha dimostrato solidità e senso di squadra pur senza brillare per spirito propositivo. Un pareggio che sta stretto ai pugliesi ma che i lucani certo non strappano senza un perché. Cornacchini ripresenta Brienza nell’undici titolare. Con il capitano ci sono Floriano e Simeri. Parte bene, il Bari. E benissimo proprio Floriano che, dopo un paio di belle sgommate, serve a Hamlili, perfetto nel «rimorchio», un pallone molto invitante. Il centrocampista non trova l’equilibrio giusto e il suo sinistro termina alto (8’). Il Picerno è troppo timido. Forse pesa l’emozione di uno stadio così grande e ricco di storia. Però la squadra di Giacomarro dà comunque la sensazione di reggere l’urto. E con il passare dei minuti le cose sembrano finanche migliorare. Nel complesso è una partita equilibrata. Sul perfetto manto erboso del «San Nicola» cade una pioggia abbondante e insistente. Buoni ritmi ma pochissime emozioni. L’unica, prima dell’intervallo, arriva al minuto 34: Simeri calcia con il sinistro da posizione abbastanza decentrata, ne vien fuori un cross sul quale Di Cesare esalta ancora i noti istinti predatori, da bomber di razza. Lo stadio esplode ma la bandierina si alza e il primo arbitro donna della storia biancorossa, Maria Sole Ferrieri, non può far altro che annullare tutto. Buona personalità, il fischietto livornese certo non sfigura. La seconda parte di gara non offre nuovi spunti. C’è il Bari che comanda le operazioni e un solido Picerno che attende l’attimo propizio per colpire senza mai dare la sensazione di essere realmente in imbarazzo. Simeri meriterebbe il gol al 14’ quando controlla spalle alla porta, si gira e lascia partire un sinistro che finirebbe la sua corsa sotto la traversa senza il provvidenziale intervento del portiere Coletta. Due tiri dalla distanza accendono gli animi. Prima Hamlili, pallone di poco alto. Poi il tententativo di Gallon sul quale Marfella mostra una buona reattività. Il pareggio non si schioda e a nulla servono i cambi firmati Cornacchini e Giacomarro. La mossa Iadaresta al centro dell’attacco sembra l’intuizione giusta quando il granatiere biancorosso spinge il pallone in rete (92’) dopo una respinta del portiere lucano su tiro di Neglia. Ma è ancora la bandierina a fare la differenza. Fuorigioco dubbio. Ma tant’è. Si riparte da Avellino. Uno stadio che profuma di vecchie sfide nel calcio che conta.

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