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La signora Francesca colpisce ancoraPizze e focacce per gli auguri a Brienza

La signora Francesca colpisce ancora
Pizze e focacce per gli auguri a Brienza

Dopo l'invito al presidente De Laurentiis la super tifosa ha festeggiato anche Ciccio

Dalle feste a sorpresa all’idea di intitolargli una piazza. I 40 anni di Franco Brienza sono diventati un autentico evento per la Bari del pallone. Il capitano biancorosso è stato trattato come il figlio prediletto della città. I baresi hanno adottato Brienza perché hanno visto in lui la fedeltà anche nel momento più drammatico. Perché il numero dieci con la fascia al braccio, forte del suo prestigioso curriculum, consente ad un’intera piazza di non sentirsi in serie D. Non ha fatto deroghe nemmeno nel giorno più speciale, Brienza. In mattinata ha salutato la sua Isabella (sono insieme da 22 anni e sposati da quasi 15) ed i piccoli Denise e Daniel, per poi partire per la Puglia e presentarsi in perfetto orario all’allenamento del pomeriggio. E là, al campo dell’antistadio, ha ricevuto la sorpresa dei tifosi: palloncini, torta e spumante, persino tavole e tovaglie, accompagnate da mille cartoncini d’auguri, con il numero 40 oppure con la scritta «Tanti auguri, campione». E poi, l’ormai celebre signora Francesca che, dopo aver invitato a cena il presidente Luigi De Laurentiis per iniziarlo ai panzerotti baresi, ieri ha allestito un sontuoso catering a base di pizze e focacce. «Aver stabilito questo rapporto con la gente, vedere che c’è chi ha cucinato per me fin dalle cinque del mattino, è il più bel regalo che potessi ricevere. Non potevo immaginare così tanto affetto, ma sono felice perché significa che forse anch’io sono riuscito a dare qualcosa. Il rimpianto più grande nei confronti di Bari è l’infortunio subito a Vercelli due anni fa: eravamo in corsa per i playoff. Ma anche alla mia età voglio ancora sognare, puntando a qualcosa che magari ora può sembrare impensabile. Ero venuto a Bari per coronare un traguardo formato da una sola lettera, la più grande. Non è semplice arrivarci, ma mi sento nel pieno delle forze, anche meglio rispetto a qualche tempo fa. Ebbene, se posso continuare ad allenarmi duramente e a mantenere questa condizione, non smetterò. In fondo, quale mestiere è più bello del calciatore, ovvero un lavoro nel quale ti pagano per stare in forma? Poi arriverà anche il momento di lasciare, ma ancora non penso a che cosa farò dopo: di certo non mi sento portato per diventare allenatore». Pur affermando che «non è ancora tempo di bilanci», Brienza ripercorre alcune tappe della sua straordinaria carriera. «Il 2004-05 è stata la mia stagione più bella in un Palermo molto forte. Il massimo, però, è stata la nazionale: indossare la maglia dell’Italia non ha paragoni. Il gol che mi rappresenta di più è in Palermo-Juventus 1-0. Ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi tecnici come Guidolin, Donadoni, Conte, Gasperini, Colantuono. Ho giocato con campioni del mondo come Grosso, Barone e Toni. Avrei potuto ambire ad una carriera diversa? Il calcio è cambiato: prima dovevi affermarti in C, poi in B e infine confermarti in A. Oggi è tutto più immediato, ma sono fiero di venire dalla gavetta che considero la mia forza». Oltre i tifosi, anche i compagni di squadra hanno celebrato il loro capitano, nella serata di ieri. L’iniziativa è partita da Di Cesare e Floriano che hanno organizzato una festa sorpresa al Barion, coinvolgendo la dirigenza, lo staff tecnico e l’intera squadra, regalandogli un quadro con la sua maglia ed alcune fotografie di grande impatto. Nel bilancio dei suoi 40 anni, più ancora dei risultati sportivi, Brienza ha conquistato apprezzamenti, amicizia ed affetto ovunque sia andato. La gratificazione più bella per un uomo che in pantaloncini e maglietta resta un eterno ragazzo.

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