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L'INTERVISTA

"Vi spiego come abbiamo realizzatola magica coreografia della Nord"

"Vi spiego come abbiamo realizzato
la magica coreografia della Nord"

Mimmo Tarulli: "Il nostro è stato un atto di coraggio e di amore"

La sede de “I Seguaci” è una specie di grande palestra. Alle pareti le foto delle trasferte che hanno fatto la storia della squadra biancorossa. Poi, le sciarpe, il simbolo di ogni comunità di tifosi. Sono tante, colorate, testimoniano l’evoluzione negli anni del gruppo. Completano l’arredamento una collezione di targhe ricevute, un calciobalilla, un divano, un paio di sedie e un televisore. Nel locale ragazzi che vanno e vengono. In una stanzetta, i più grandi. Si discute, si chiacchiera, si scherza. La coreografia preparata per la partita con la Nocerina, ha lasciato il segno. Ne ha parlato mezza Italia, sono arrivati i messaggi di apprezzamento e le congratulazioni dai club gemellati. Perché in serie D queste cose non si vedono con facilità. E forse, neanche in serie A. Serve un cultura della coreografia che parte da lontano. Non tutti i gruppi le realizzano.


“E’ stato un atto di coraggio e di amore: non è così semplice come sembra. Voi vedete l’ultimo atto della rappresentazione, quando lo striscione viene srotolato in curva Nord. Ma dietro ci sono tanto lavoro e tanti soldi. I nostri soldi. Noi ci autofinanziamo e non vogliamo una mano da nessuno. I ruoli devono rimanere separati: se le cose vanno male noi dobbiamo sempre e comunque dire la nostra. La libertà non è in vendita”.
Mimmo Tarulli, conosciuto da tutti come “Mimmo il poeta”, è il punto di riferimento del cuore pulsante del San Nicola. Quella curva Nord che unisce, sprona, incita e, se necessario, contesta. Attorno a lui, alcuni dei fedelissimi del gruppo.


Come è nata l’idea?
“I Seguaci si sono coordinati con i Bulldog e i Re David, i gruppi più importanti e abbiamo rispolverato un progetto già messo a punto per la partita con il Cittadella. Dovevano essere i nostri playoff, poi sappiamo come è andata a finire. Giovedì sera ci siamo visti ed è partita l’avventura”.


Non è stato facile?
“Giudicate voi: lo striscione di carta era lungo 90 metri e alto 9 metri, tutto rinforzato con nastro adesivo”.


Dove lo avete preparato?
“In un padiglione della Fiera del Levante. E’ tutto disegnato e colorato a mano. Ci siamo dati dare in cento: tra preparare i colori, dipingere con i rulli, calcolare le proporzioni, rispettare i tempi per lasciare asciugare. E la paura che qualcuno potesse far venire meno la sorpresa. Sarebbe bastata una foto scattata con un telefonino per rovinare tutto”.


Proviamo a spiegare il significato?
“La scritta Bari è tenuta alle estremità da due mani. Come se fosse una sciarpa. Volevamo srotolarla a fisarmonica. Ma c’era il rischio che si rompesse. Il sabato abbiamo fatto le prove. Il San Nicola non si presta alle coreografie. Lo striscione è dritto, la curva no. Di qui la decisione di farlo calare dall’alto”.


C’è una dedica?
“Sì, a tutti i ragazzi della curva che hanno collaborato e Marco Nesta, un tifoso andriese morto recentemente in un incidente stradale. Aveva ideato lui il nostro simbolo dei due anni di attività: due mani che tengono la scritta dell’anniversario. Lo abbiamo voluto ricordare così, nel migliore dei modi”.


Come si trasporta uno striscione così?
“Con un camion, nelle auto non entrava”.

Uno sforzo anche economico?
“Ci siamo autofinanziati”.


Un sacrificio ripagato dalla notorietà dell’iniziativa?
“Fino all’ultimo abbiamo trattenuto il respiro. Eravamo in contatto con le rivendite dei biglietti. Avevamo paura che non venisse nessuno allo stadio. Venti minuti prima dell’inizio della partita c’erano un sacco di buchi vuoti in curva Nord. E poi l’incognita del tempo. Se avesse piovuto sarebbe stata una debacle”.


Invece?
“Abbiamo vinto, sugli spalti e in campo. Floriano che segna subito, quando eravamo ancora sulla pista di atletica perché lì sventolavano le bandiere di tutti i gruppi, è stato il regalo più bello”.


Perché proprio con la Nocerina?
“Era una partita di cartello, c’erano i sostenitori della squadra avversaria che dovevano restare a bocca parte. Insomma, gli ingredienti giusti. L’alternativa sarebbe stata col Messina. Partita troppo lontana in calendario”.


La serie D quanto vi piace?
“La gente è scottata e delusa dai risultati degli anni precedenti. Oggi abbiamo 400 tesserati. In passato arrivavamo a mille. Speriamo di chiudere quanto prima questo campionato e guardare avanti per programmare la serie C”.


Con la società e i giocatori avete parlato?
“Una volta col presidente e una volta con i giocatori, a Messina”.


Come è andata?
“Bene. De Laurentiis ci ha chiesto se avessimo bisogno di qualcosa. Gli abbiamo risposto: no, grazie. Aspettiamo di vedere giocare la squadra, gli abbiamo risposto. I giocatori, alla fine della partita sono venuti sotto il settore ospiti per salutarci e noi li abbiamo incitati affinché lasciassimo il prima possibile la serie D. In questa città è facile perdersi”.


Che significa?
“Che ognuno deve svolgere il proprio ruolo, senza interferenze o sovrapposizioni”.


Maglia e città il vostro motto.
“A chi ha dato tanto, diamo tanto. I veri idoli sono quelli come Tovalieri o Protti che si mettono ancora oggi in auto per vedere una partita del Bari”.


La trasferta da dimenticare?
“La sconfitta 4-0 a Trapani. Una ferita che non si rimarginerà mai”.


La coreografia da ricordare?
“Quella col Foggia, con tutti i monumenti della città. Insuperabile. Era composta da 48 teli stampati alti 16 metri e lunghi 3. Abbiamo speso una fortuna”.


E ora?
“Ci sono tanti progetti in cantiere, tante iniziative. Le illustreremo al momento giusto”.


Un allenatore che ha lasciato il segno?
“Sotto il profilo sportivo Antonio Conte. Se pensiamo al lato umano, Davide Nicola. Forse è stato allontanato prematuramente”.


Il calcioscommesse?
“Una vergogna”


  Masiello?
“Non avrà mai il coraggio di giocare a Bari”.
 

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