Mercoledì 07 Gennaio 2026 | 11:04

Il corpo di Gaza e la strage degli innocenti

Il corpo di Gaza e la strage degli innocenti

 
Milena Pistillo

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Milena Pistillo

Il corpo di Gaza e la strage degli innocenti

Feltrinelli pubblica un bellissimo pamphlet il cui ricavato sarà devoluto a sostegno delle attività dell’associazione CFTA THE CULTURE AND FREE THOUGHT di Gaza.

Lunedì 05 Gennaio 2026, 18:14

06 Gennaio 2026, 00:04

Feltrinelli pubblica un bellissimo pamphlet (corredato dai disegni di Marco Sauro) di Tomaso Montanari, Per Gaza (Feltrinelli, 2025) il cui ricavato sarà devoluto a sostegno delle attività dell’associazione CFTA THE CULTURE AND FREE THOUGHT di Gaza.
Montanari è uno storico dell’arte, saggista e intellettuale tra i più influenti in Italia; insegna Storia dell’arte moderna ed è rettore dell’Università per Stranieri di Siena. Ha promosso una campagna di sensibilizzazione sull’emergenza umanitaria a Gaza, Ultimo giorno di Gaza. Il profondo messaggio di questo libello è come un pugno nello stomaco dell’indifferenza occidentale al genocidio perpetrato a Gaza e ancora in corso. Un giovane poeta di Gaza, Haidar al-Ghazali, apre il libro con una bellissima poesia che contiene un verso straordinario: “Insegnate ai vostri figli che il corpo della terra è uno”. A Gaza la terra
è stata espropriata, le case distrutte, il genocidio è in atto. Perché è così difficile per noi occidentali riconoscere che si sta perpetrando un altro Olocausto? Perché tutti i mezzi di comunicazione di massa occidentali sono impegnati a occultare, contraffare, edulcorare la realtà, per non parlare dei tantissimi giornalisti uccisi a Gaza per impedire loro di raccontare le atrocità e uno sprazzo di verità sostanziale e cioè che Palestina e Hamas non sono la stessa cosa e che questa non è una guerra contro Hamas ma un genocidio programmato. I giornalisti italiani non ci provano neppure ad essere solidali con i colleghi palestinesi. Montanari rileva la fortissima discrepanza tra l’associazionismo delle masse, la mobilitazione generale compiutasi in Italia contro il genocidio e l’informazione mainstream.

L’episodio evangelico della Strage degli innocenti si ripete nell’indifferenza totale dei governi “democratici” che forniscono per giunta armi ad Israele. Una delle prime testimonianze portate a supporto dell’idea di genocidio è la storia della famiglia al-Najjar: una pediatra dell’ospedale Nasser mentre sta lavorando, il 24 maggio di quest’anno, apprende che dei suoi dieci figli solo uno è sopravvissuto a un attacco aereo israeliano. Solo Adam di 11 anni è sopravvissuto ed è stato portato in Italia per essere curato. Anche il marito, Hamdi, medico, è deceduto in quella circostanza. L’autore lo definisce “un abisso su cui non si riesce a tener fissi gli occhi”. La fame come arma è sempre stata usata in guerra; qui c’è la complicazione che spesso
organizzazioni in apparenza umanitarie come la Gaza Humanitarian Foundation, con sede nel Delaware, USA, che ha il sostegno di Trump, hanno sparato sui gazawi in cerca di cibo, rivelandosi dunque strumenti di propaganda e di sterminio. Almeno 1373 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo, 859 dei quali nelle vicinanze dei siti della GHF e 514 lungo le rotte dei convogli alimentari. Il cibo viene usato come arma e i palestinesi vengono disumanizzati.
Chiudere il mare all’accesso dei pescatori palestinesi è un atto disumano e feroce; i gazawi non possono attingere all’unica fonte alimentare locale e neppure lavarsi. La disumanizzazione del nemico è una strategia e quel che colpisce è che è stata usata anche nei lager nazisti.

Come si fa a non notare la singolare affinità tra la Shoa e il genocidio dei gazawi? Colpiscono anche le parole del commissario tecnico della nazionale italiana, Gattuso, che alla vigilia della partita con la squadra di calcio israeliana commenta così «Io sono un uomo di pace, ma noi facciamo un altro mestiere». In questa dichiarazione c’è una trappola ideologica e un tentativo di giustificare la propria indifferenza alla tragedia di un popolo secondo Montanari. La soluzione potrebbe essere boicottare Israele in tutte le forme, non acquistare prodotti israeliani, rifiutarsi di giocare una partita con uno Stato tutt’altro che democratico o escludere dalla Biennale del cinema di Venezia attori israeliani come Gal Gadot che scrive sui social “Vinceremo!”.

Per quanto possa sembrare sterile il boicottaggio è un’arma potentissima. Alcuni dei camion di aiuti che sono potuti entrare a Gaza portavano sudari, lenzuoli con cui avvolgere i corpi senzavita di donne, bambini e uomini innocenti. Montanari lanciò il 24 maggio scorso, con Ultimo giorno di Gaza, una manifestazione di solidarietà consistente nella esposizione di 50.000 sudari per Gaza e i sudari esposti furono ben centomila. Su quei sudari che simboleggiano il genocidio sono stati scritti i nomi dei bambini morti a Gaza: Ahmed, Saly, Mohammed. Perché i nomi dei bambini sono importanti, sono un estremo atto di amore e memoria, rappresentano il capovolgimento dell’etica della rimozione e della disumanizzazione che sempre si accompagnano ai genocidi della Storia. «Leggere quei nomi è un atto di amore, di cura, di commiato. Ma è anche un atto di lotta, di resistenza, di difesa».

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