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Il commento

La transizione ecologica alla resa dei conti col sistema finanziario

Transizione ecologica

23 Settembre 2022

Stefano Dell'Atti

La transizione ecologica e, in generale, lo sviluppo di un sistema finanziario basato su criteri ambientali, sociali e di governance, indicati in genere con l’acronimo inglese ESG (Environmental, Social e Governance), hanno assunto sempre più una maggiore importanza a livello globale a partire dall’adozione nel settembre 2015 dell’Agenda 2030 da parte delle Nazioni Unite e dalla successiva stipula nel dicembre dello stesso anno dell’Accordo di Parigi.

L’agenda 2030 fissa diversi obiettivi che mirano, non solo ad affrontare il tema dei cambiamenti climatici, ma anche a ridurre la povertà e le diseguaglianze nella popolazione nonché a contribuire alla costituzione di una società più solidale basata sul rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.

L’Accordo di Parigi focalizza, inoltre, l’attenzione sulla necessità di rendere coerenti i flussi finanziari con un percorso di transizione verso una economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio e, in generale, maggiormente sensibile alle questioni climatiche. Nell’ottica del processo di transizione, numerose iniziative sono state prese negli anni da Governi, dalle Autorità di Vigilanza e dai vari Organismi Internazionali.

Tra queste si segnala, a titolo non esaustivo, la pubblicazione da parte della Commissione Europea nel 2018 del «Piano di Azione per la Finanza Sostenibile» e nel successivo 2020 del «Green Deal Europeo». L’Italia ha recentemente fatto propri tali obiettivi nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Le questioni in oggetto coinvolgono tutte le componenti della società, che vanno dalle istituzioni pubbliche alle imprese private, tra cui gli operatori della cultura, dell’informazione, della ricerca scientifica e tecnologica, e, in generale, l’intera società civile. L’importanza dei temi trattati risiede anche nella loro capacità di influenzare il funzionamento e la fiducia dei mercati finanziari così come le preferenze dei consumatori.

Alcuni studi empirici hanno già evidenziato come, in generale, una maggiore aderenza ai criteri ESG da parte sia delle aziende che delle istituzioni finanziarie migliora i rispettivi profili di redditività e patrimoniali nonché apporta benefici in una prospettiva sistemica.

In tale contesto, le varie Istituzioni, tra cui governi e autorità di vigilanza, e le banche assumono un ruolo di fondamentale importanza nel processo, tuttora in corso, di convergenza verso una economia basata su criteri di sostenibilità. Le prime devono adottare normative funzionali alla transizione, con una tempistica adeguata atta a consentire una efficace ed efficiente rimodulazione e/o conversione dei modelli di business e delle varie prassi aziendali consolidatesi nel tempo. Le seconde, invece, hanno il compito di indirizzare i comportamenti delle famiglie e delle imprese verso gli obiettivi desiderati mediante l’attività di erogazione del credito nonché dialogare con le stesse imprese al fine di individuare le soluzioni imprenditoriali più adeguate e coerenti con i nuovi paradigmi di sostenibilità. È importante sottolineare che le possibili criticità, così come le potenziali opportunità non riguardano solo la sfera «ambientale», che rappresenta al momento quella di maggiore interesse, ma anche quella «sociale», che pone l’accento sul rispetto dei diritti umani e dei lavoratori, tra cui la parità di genere e la riduzione delle disuguaglianze, e quella «economica», che si riferisce, invece, ad una maggiore trasparenza da parte delle aziende e, in generale, alla definizione di adeguate policy interne volte al rispetto della normativa di riferimento e al contestuale contrasto a fenomeni di corruzione.

Questi temi saranno trattati da studiosi di banca e finanza in occasione del Convegno dell’Associazione dei Docenti di Economia degli Intermediari e dei Mercati Finanziari e Finanza d’impresa che si terrà oggi e domani presso l’Università degli Studi di Bari «Aldo Moro».

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