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I funerali

Il rametto di mirto sulla bara, l’ultimo omaggio di Carlo non alla regina, ma alla madre

Il rametto di mirto sulla bara, l’ultimo omaggio di Carlo non alla regina, ma alla madre

E ieri la sua pony era lì, per sua espressa richiesta, quasi a segnare l’orizzonte tra il funerale di Stato, il «Funerale del Secolo», come è già stato definito, e la cerimonia intima cioè quella scelta in ogni dettaglio da Elisabetta

20 Settembre 2022

Marisa Ingrosso

La pony Fell Carlton Emma muove svelta le orecchie mentre il corteo funebre si approssima. Scortata da due file di guardie reali, l’amica della sua vita, la Regina Elisabetta II, compie l’ultimo viaggio. Sono state insieme anni. «La Regina la ama, e lei ama la Regina. Si sono scelte l’un l’altra», spiegava tempo fa, in un’intervista alla Metro.co.uk, Terry Pendry, il capo scudiero della famiglia reale. Anche lui è lì, in piedi, accanto alla pony.

Carlton Emma, il corpo spazzolato di fino resta immobile tutto il tempo, avvezzo all’obbedienza. Però, proprio quando passa la bara di Sua Maestà, è come se un sesto senso colpisse l’animale: la sua sagoma nera vibra, fa un piccolo scarto e batte forte lo zoccolo sul prato. Pendry la trattiene e abbassa la testa.

È stata la sovrana a volere che la pony fosse lì per le esequie. Ed è facile capire perché. Basta sfogliare le foto delle loro ultime passeggiate per capirlo. La Regina è raggiante nei suoi novanta e passa anni mentre monta Carlton Emma. Sul capo ha il consueto foulard di seta annodato sotto il mento. Alcuni hanno detto che quel quadrato di pregiata stoffa fosse un vezzo, ma non lo crediamo. A ben guardare pare più un segno della tempra, del carattere. Dio solo sa quante volte l’avranno pregata di rispettare le regole di sicurezza e indossare il cap. Inutilmente. Altro che vezzo, quel foulard era il limite oltre il quale nessuna regola poteva prevalere sulla sua volontà.

E ieri la sua pony era lì, per sua espressa richiesta, quasi a segnare l’orizzonte tra il funerale di Stato, il «Funerale del Secolo», come è già stato definito, e la cerimonia intima cioè quella scelta in ogni dettaglio da Elisabetta. A pochi metri di distanza dall’amata cavalla, infatti, ci sono i cani Welsh Corgie, a lei tanto cari. Superato questo ideale «portale» tra un prima e un dopo, la folla lontana, i suoi quattro figli (re Carlo e i principi Anna, Andrea ed Edoardo) e i nipoti William e Harry ad accompagnarla a piedi, le spoglie della Regina sono state portate nella cappella di St George, annessa al castello di Windsor. Lì attendevano la regina Camilla, la principessa di Galles, Catherine (Kate), con i principini George e Charlotte, e la duchessa di Sussex, Meghan.

Il reverendo David Conner, rettore della complesso religioso locale, ha officiato la cerimonia di suffragio prima della sepoltura. E ogni cosa del cerimoniale liturgico finale – fanno sapere dalla Casa Reale – è stata espressione delle volontà di Elisabetta che, tra l’altro, ha voluto anche il canto d’un inno della tradizione ortodossa di Kiev, il Kontakion russo dei defunti (lo stesso scelto dall’amato consorte Filippo per il proprio funerale nel 2021).

Sua Maestà è stata tumulata nel luogo in cui sono i suoi affetti più intimi, a fianco del principe consorte Filippo, al padre Giorgio VI, alla regina Madre e alla sorella, la principessa Margaret, nella piccola cappella che Sua Maestà stessa fece costruire nel 1962.

Prima ancora che iniziasse, in pace, il riposo di Elisabetta nella King George VI Memorial Chapel, fuori di lì, oltre quelle mura spesse, la mondanità aveva già fagocitato ogni silenzio, ogni contrizione. L’ennesima polemica-tornado ha avuto nell’occhio della tempesta Harry, il secondogenito ribelle di re Carlo e della compianta principessa Diana. Spettatori e utenti dei social avrebbero notato che il duca di Sussex non avrebbe intonato con il resto della famiglia reale una parte delle parole dell’inno nazionale - riveduto e corretto nella versione God Save the King (Dio salvi il re) - alla fine del rito.

Perché questa esitazione? Un accenno di polemica o solo commozione? Incredibile a dirsi ma a migliaia si sono accapigliati su questo dettaglio.

Altri fiumi di inchiostro e like sono stati catturati dallo studio del messaggio “nascosto” nei gioielli delle consorti. Camilla, per esempio, perché non indossava le perle che sono tradizionalmente i gioielli che i reali indossano in occasioni luttuose? E perché, invece, sfoggiava sul bavero la spilla del giubileo di diamante della regina Vittoria?

Cose vaghe, vacue forse.

A noi qui piace notare che durante il Funerale di Stato (affidato ai vertici della Chiesa anglicana) nell’Abbazia di Westminster stracolma di leader da tutto il mondo, incluso il nostro presidente Sergio Mattarella e il presidente americano Joe Biden, ed escluso il presidente russo Vladimir Putin, dal cuscino di fiori che adornavo la bara della Regina, tra i molti incantevoli e pregiati petali, spuntava un rametto di mirto, ricavato da una pianta nata da una talea del bouquet di nozze di Elisabetta con il principe Filippo. Il mirto, specie mediterranea, robustissima e carica di simboli felici sì, ma dimesso arbustino, è forse l’ultimo dei fiori che si potrebbe associare ad una regale figura. Eppure spuntava lì, nel bel mezzo della scena, posato sulla bara. Pare l’abbia voluto Carlo III. Pare il figlio abbia scelto personalmente i fiori. Un omaggio intimo, autentico, per l’ultimo viaggio non della Regina, ma della sua mamma.

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