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La riflessione

Chi parla di Mediterraneo non dimentichi i classici da Camus a Cassano

Chi parla di Mediterraneo non dimentichi i classici da Camus a Cassano

Siamo al paradosso: da un lato si invoca il Mezzogiorno a baricentro del Mediterraneo, dall’altro si ignora completamente chi ne è stato la fonte e la catena epistemologica che sta a monte di tale prospettiva

17 Maggio 2022

Giuseppe Lupo

Pochi forse sono al corrente che Torna a Surriento, la celebre canzone del repertorio napoletano, sia stata presentata per la prima volta al pubblico nel settembre del 1902, sulla terrazza dell’Albergo Tramontano, in cui alloggiava l’allora Presidente del Consiglio, Giuseppe Zanardelli, diretto in Lucania, per visitare le aree interne di quel lembo di mondo che fino a pochi decenni aveva visto combattere i briganti. Il brano non ha per tema l’amore, come erroneamente si è considerato per tanti anni, ma era un’invocazione rivolta al celebre ospite affinché non si scordasse di quei luoghi e di chi l’aveva accolto. Quel viaggio, che durò solo un paio di settimane e fruttò la legge speciale per il Mezzogiorno, allargò i confini dei problemi e rese la questione meridionale una questione nazionale.

Zanardelli incontrò amministratori, sindaci, onorevoli, senatori. Raccolse una quantità spaventosa di petizioni, si fece interprete di un sentimento di pietas latina e la gente lo considerò un eroe mandato dalla provvidenza per raddrizzare le traiettorie della Storia. I fatti però non andarono come si sperava – nonostante la Legge Zanardelli, nonostante la successiva Cassa del Mezzogiorno – e chissà se sia davvero soltanto una coincidenza del destino che Sorrento, la città della canzone, sia stato nuovamente scelta come tappa di un nuovo viaggio «verso Sud», così come recita il titolo scelto per il recente forum Ambrosetti, realizzato dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale e The European House-Ambrosetti con la collaborazione dell’Agenzia per la Coesione territoriale, con il sostegno del Gruppo FS Italiane, Intesa San Paolo, Gruppo MSC, Gruppo Adler, Mediocredito Centrale. In superficie «Verso Sud» indica una direzione di marcia, ma non sarebbe da escludere (per una di quelle operazioni che dicono più di quanto gli autori stessi siano consapevoli) il valore sotterraneo contenuto nel termine versus: ci si muove andando incontro al Mezzogiorno, certo, ma ci si pone anche nell’atteggiamento di chi sta contro. Contro chi o cosa? Esiste un fascino segreto in questa sorprendente chiave di lettura perché il forum di Sorrento, in base al documento che lo ha ispirato, il cosiddetto libro bianco, ha fatto del cambio di paradigma il proprio punto di forza, il vettore da utilizzare in vista di un tanto atteso quanto epocale sovvertimento che dovrebbe attribuire al Meridione la posizione che merita: diventare cioè «non una macroarea in perenne conflitto con il Nord e “fanalino di coda” d’Europa» – leggiamo in una delle pagina di presentazione degli obiettivi – «ma baricentro delle strategie di crescita, competitività e cooperazione del Mediterraneo, una regione del mondo».

Chi ha scelto di inserire nel titolo quel «verso» ha inconsciamente obbedito alla logica avversativa più che a quella confermativa. Fin qui non si sarebbe nulla di strano. I dubbi cominciano a sorgere quando ci si addentra sotto la superficie delle parole che sono, come si sa, più facili a pronunciarsi che a realizzarsi. L’inversione dello sguardo invocato dagli organizzatori, infatti, è un discorso non nuovo. Anzi, se dovessimo obbedire alla genealogia delle idee, esso andrebbe ricercato nei saggi di Albert Camus contenuto nell’Uomo in rivolta (1951) e poi, da lì, scendendo a filo dritto, fino a Breviario mediterraneo di Pedrag Matvejević (1994), al Pensiero meridiano di Franco Cassano (1996). Cassano è sicuramente l’anima ispiratrice di ciò che agisce a monte di questo sospirato cambio di paradigma. Pur tuttavia – e qui sì che siamo sul terreno insidioso delle fonti – il suo nome non compare da nessuna parte nel libro bianco e nemmeno il titolo del suo testo più noto tra le voci della bibliografia, meno che mai le opere di Camus e Matvejević.

Siamo al paradosso: da un lato si invoca il Mezzogiorno a baricentro del Mediterraneo, dall’altro si ignora completamente chi ne è stato la fonte e la catena epistemologica che sta a monte di tale prospettiva. Può succedere. Il Sud è affetto da queste amnesie. Probabilmente però sta proprio qui il cuore del problema: il tanto invocato cambio di paradigma non avviene sostituendo parole o prendendo a prestito le idee, senza indicare le fonti, da un libro pubblicato un quarto di secolo prima.

Ventisei anni – è questa la distanza tra la prima edizione del Pensiero meridiano e il forum di Sorrento – sono il tempo di una generazione e bisognerebbe domandarsi i motivi di un ritardo così clamoroso da parte di imprenditori e politici. Ma non è che la conferma di un’impressione diffusa: quella di un generale scollamento tra classi dirigenti e ceto intellettuale, a cui si aggiunge la pericolosa dimenticanza del ruolo della cultura.

Ciò risulta osservando i punti tematici del libro bianco, individuati come strumenti per il rilancio del Mezzogiorno: accanto all’economia del mare, ai nuovi corridoi energetici, agli investimenti infrastrutturali, allo sviluppo dei settori turistici, all’incremento delle specializzazioni produttive, si parla anche dell’opportunità di trovare un raccordo tra le università del Mezzogiorno e quelle del Mediterraneo, ma non si va oltre una definizione che sembra reggersi poco in bilico, senza specificare i come e i quando di un’operazione che, a livello teorico, richiederebbe lo sforzo di chi sta in mezzo ai libri anziché nelle stanze del potere.

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