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In Puglia e Basilicata

La riflessione

Il Covid fa meno paura? Forse, ma si investa di più sull’assistenza sanitaria

Covid Puglia,

Tornare alla «normalità» non vorremmo che fosse tornare al passato, cioè ad avere un servizio sanitario nazionale incapace di fronteggiare la situazione perché falcidiato dai tagli ai bilanci

12 Maggio 2022

Michele Partipilo

Oltre un centinaio di morti al giorno, ma tutti siamo convinti che il Covid non c’è più e che dunque siamo tornati alla «normalità». I più attenti si pongono il problema di un possibile risveglio del virus a ottobre, come già accaduto nel 2020 e nel 2021. Ma sono i soliti ipocondriaci, quelli che a prescindere hanno l’armadietto pieno di antinfiammatori, antipiretici e antibiotici. Tutti gli altri, quelli appunto «normali», hanno messo da parte gel disinfettante e mascherine e via a godersi la vita. È vero che ancora da qualche parte le mascherine sono d’obbligo, però nessuno è più così rigido come una volta, la vigilanza c’è, anzi un po’ meno, anzi nient’affatto. Il Covid ormai è passato. Peccato che siano rimasti quei cento e oltre morti al giorno. Ma evidentemente non fanno più notizia.

Né hanno fatto notizia più di tanto le dichiarazioni di Bill Gates di qualche giorno fa, secondo cui c’è una piccola probabilità (5 per cento) che il peggio della pandemia non sia ancora passato e che anzi stia dietro l’angolo ad aspettarci con l’assalto di nuove varianti. Non solo, ma teme che possano esserci in agguato anche nuovi virus con relative nuove emergenze sanitarie. La maggior parte degli scienziati patentati non escludono che Mr. Microsoft possa aver ragione, anche se qualcuno un po’ piccato obietta che non ha nessuna competenza in materia. Il che è vero, ma si dà il caso che sia stato proprio Bill Gates nel 2015, durante un programma tv, a parlare di un virus che avrebbe causato la morte di milioni di persone: «Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone, nei prossimi decenni, è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra. Non missili, ma microbi. In parte il motivo è che abbiamo investito cifre enormi in deterrenti nucleari. Ma abbiamo investito pochissimo in un sistema che possa fermare un’epidemia. Non siamo pronti per la prossima epidemia». Vogliamo dargli torto?

Ma la domanda più sensata, sarebbe un’altra: come ha fatto Bill Gates ad arrivare a una previsione così azzeccata? La spiegazione potrebbe essere che lui applica la logica scientifica alla vita e che pur non avendo le competenze di infettivologi ed epidemiologi sa come funziona la natura e, soprattutto, come funziona l’uomo. Altrimenti come avrebbe fatto a fondare un impero realizzando quei programmi (in Italiano software) che oggi ci permettono di studiare, lavorare, giocare, comunicare, di connetterci ma talvolta di non connettere? Vi sono persone che hanno il dono di natura di saper vedere oltre. Non si tratta di essere profeti o indovini. Si tratta di ragionare con buon senso sulla base di conoscenze certe. Se l’uomo continua ad avere un rapporto sempre più promiscuo con gli animali selvatici, davvero non succede nulla?

Nella storia dell’umanità la svolta per migliorare la vita è stata data dagli antibiotici e dai vaccini. Ed è per questo che viviamo meglio e più a lungo. Ma il numero di virus e batteri che riusciamo a contrastare è ancora troppo ridotto perché si possa pensare di avere il farmaco giusto per qualsiasi situazione. Il vaccino contro il Covid, messo a punto a tempo di record e con un’efficacia strepitosa, si è avvalso di una serie di ricerche e di metodologie che erano già in fase avanzata, senza contare il massiccio impegno economico e di energie da parte di studiosi e ricercatori di tutto il mondo. Ma questo non vuol dire che sarà sempre possibile trovare subito un vaccino così efficace. Vi sono virus, come l’Ebola, che riescono ancora a farla franca. Dipenderà pure dallo scarso impegno economico, visto che l’Ebola uccide subito i suoi ospiti e quindi ha una scarsa diffusione. Eppoi è presente solo in Africa, ovvero non insidia i Paesi ricchi. Però la realtà ci dice che il vaccino non è stato trovato.

Ma per la gran parte degli italiani, sperando che fra costoro non vi sia chi ha compiti decisionali, siamo tornati alla «normalità». Se normalità vuol dire uscire senza mascherina e farsi uno spritz in santa pace o mangiarsi una pizza con gli amici, allora è vero. Ma tornare alla «normalità» non vorremmo che fosse tornare al passato, cioè ad avere un servizio sanitario nazionale incapace di fronteggiare la situazione perché falcidiato dai tagli ai bilanci e perché qualcuno preferiva favorire la sanità privata; non vorremmo ritrovarci senza guanti né mascherine perché le produce un unico stabilimento in Cina; non vorremmo scoprirci con piani sanitari mai aggiornati e con medici e infermieri sotto organico.

Ritorno alla «normalità» non potrà esservi di certo a livello sociale. I corsi online (webinar in Italiano) sono rimasti a scandire la nostra vita. Allo stesso modo il lavoro da remoto (smart working, sempre in Italiano) anche se si discetta se sia telelavoro, lavoro a distanza ecc, ormai è praticato da milioni di italiani e sta diventando lo spartiacque fra i vecchi e i nuovi contratti. E degli acquisti online vogliamo parlarne? Allora ha ragione chi sostiene che la pandemia sia stata un acceleratore della storia, abbia cioè fatto anticipare processi che in qualche modo stavano già partendo. Se così è, non sarà possibile tornare alla «normalità» intesa come la vita che si conduceva in epoca ante-Covid. Non basta andare in giro senza mascherina e poter stare in 18 allo stesso tavolo al ristorante. Ci sono tutti quei morti ogni giorno che ci ricordano che la «normalità» è diventata un’altra.

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