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In Puglia e Basilicata

IL COMMENTO

Bergoglio è il solo a schierare l’arma della ragione

Bergoglio è il solo a schierare l’arma della ragione

Papa Bergoglio e la visione sul mondo

Tra la religione e la politica, Francesco appare l'unico in grado di illuminare la via umana

10 Maggio 2022

Rossana Gismondi

Il Vaticano stima che in tutto il mondo vi siano oltre un miliardo e 345 milioni di cattolici. Ma, a voler spulciare dati e statistiche, nulla appare circa coloro che, pur cattolici, sono convintamente laici. Per la Treccani, anzi, «i laici costituiscono una delle componenti più rilevanti del popolo di Dio, con una condizione costituzionale propria ed autonoma, tutelata e riconosciuta dal diritto canonico». Quindi i laici, pur credendo, sono coloro che non fanno parte in alcun modo della gerarchia ecclesiastica. Breve ma necessaria premessa per quanti, convintamente laici in chiesa - quelle poche volte che ci entrano - preferiscono parlare «degasperianamente» con Dio piuttosto che «andreottianamente» col prete.

Eppure, in questi ultimi e sciagurati tempi in cui ci è dato vivere, con la politica e i decisori delle nostre sorti sempre più distanti dalla realtà e dalle aspirazioni di tutti, la speranza nel futuro arriva proprio da un «semplice prete» come più volte si è definito egli stesso: il Papa dei cattolici, Francesco. Il quale, indiscutibilmente, si fa solitario interprete della sola prospettiva davvero necessaria per lo svolgersi della vita di ogni essere umano, dopo la salute: la pace. In questa quotidiana follia di narrazioni guerrafondaie si ricava la percezione che Bergoglio sia rimasto l’unico a battersi realmente con la sola arma che non fa male: la ragione. Quando dice in un’intervista al «Corriere della Sera» che rimarrà nella Storia: «Forse l’abbaiare della Nato alla porta della Russia ha indotto Putin a reagire male e a scatenare il conflitto. Un’ira che non so dire se sia stata provocata, non facilitata forse sì» usa parole di buon senso, non aggredendo verbalmente nessuno, nemmeno l’aggressore. E fa diplomazia vera, concreta. Apre porte al dialogo. Quando ripete «la guerra distrugge non solo gli sconfitti ma anche i vincitori» dice una verità che nessuno sta raccontando, in queste settimane. L’unica verità valida per tutte le guerre. E che lo dica il Papa conforta e mitiga l’angoscia in cui vivono i semplici - tutti - anche i non cattolici: quelli che non si schierano da nessuna parte, quelli che non credono che tra il bianco e il nero non possa esserci una sfumatura di ragionevolezza da ricercare ad ogni costo, quelli che non vedono un futuro perché dopo una guerra nucleare, semplicemente, mancherebbe un futuro.

Chi ha i capelli bianchi senza essere totalmente rimbambito (come taluni ottantenni che al di là dell’oceano ringhiano sulla pelle degli europei) ricorderà ciò che disse con una forza emozionata e potente, in una Sarajevo ancora in macerie, dopo una guerra orribile come tutte le guerre, un altro grande Papa, Karol Woityla: «Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!». Citava il Vangelo, aprì il cuore a chi aveva vissuto l’orrore sulla propria pelle, incoraggiò, confortò e commosse chiunque, laico o meno, lo ascoltasse. Oggi tocca a quest’uomo «arrivato - come disse lui nove anni fa, salutando per la prima volta la folla di piazza San Pietro - quasi dalla fine del mondo»: tocca a lui cercare la Pace che, temiamo sempre più, nessuno cerca realmente. Trovare il modo per uscire dal pantano in cui siamo bloccati. Tocca a Francesco Papa dei cattolici, dare conforto e coraggio e speranza ai tanti impauriti e angosciati. Davvero: che la preghiera di ogni uomo di buona volontà, al proprio Dio , qualunque Dio un uomo possa pregare, accompagni questo vecchio saggio in un cammino difficile. E - per quanto pecore e greggi non ci siano mai andate a genio- in questo momento Bergoglio è l’unico Pastore possibile per un’Umanità smarrita.

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