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Mamme o «equilibriste»? Nel Mezzogiorno eroiche e disoccupate

Mamme o «equilibriste»? Nel Mezzogiorno eroiche e disoccupate

Essere madri al Sud è ancor più un equilibrismo, perché si cammina pericolosamente sul filo dell'ingiustizia

07 Maggio 2022

Enrica Simonetti

Immaginiamo una chat impossibile, capace di legare e far parlare tra loro tutte le madri europee (aiuto, quanti messaggini!). Ore 13: cosa fanno le francesi mentre le italiane vanno a prendere i bambini da scuola? E le svedesi? E le inglesi e le olandesi? Tutte o quasi tutte lavorano. Se utilizzano aiuti domestici tipo baby-sitter, ricevono le relative sovvenzioni dai governi; quando pagano le tasse, le loro agevolazioni fiscali sono per noi un miraggio; per le vacanze, lo Stato si fa carico di un sostegno alle famiglie numerose che non è certo equiparabile ai bonus che gli italiani ricevono una tantum. E poi asili gratuiti, laboratori, parchi, città a misura di bambino. Nella chat, le italiane scriverebbero: «Wow! (con faccina stupita)». Quando convegni e saggi si focalizzano sulla denatalità italiana, dovrebbero tener presente questo Wow!. Le italiane ormai fanno meno figli di tutte le madri europee: in Francia nascono più bambini di tutta l'Eurozona (numero medio 1,92 figli per ogni donna), mentre il nostro Paese è all'ultimo posto, preceduto persino da Grecia e Portogallo. Ci sono poi differenze tra madri benestanti e povere in canna: vi sembra giusto che anche la scelta d'amore di far nascere una vita sia in mano al vil danaro e in preda alle onnipresenti diseguaglianze?

Siccome domani è la Festa della Mamma, come ogni anno arriva puntuale la statistica. Questa volta «Save the Children» ne tira fuori una molto interessante, capace di rivelarci che una cifra altissima di donne madri non sa cosa siano il lavoro fuori casa, l'assunzione, lo stipendio. Pensate, in Italia il 42,6% delle mamme tra i 25 e i 54 anni non è occupata, sta a casa e basta. E il 39,2% con 2 o più figli minori è in contratto part-time. Cosa significa? Che le donne con capacità riproduttiva non vengono assunte e che se per caso qualcuno ha pensato di assumerle, rinunciano e chiedono il part-time perché – data la carenza di servizi – non riescono ad andare avanti. I datori di lavoro non ne vogliono sapere: nel primo semestre del 2021, solo un contratto a tempo indeterminato su 10 è stato a favore delle donne e l'anno prima, nel 2020 della pandemia e delle lezioni a distanza con i figli in dad e l'ufficio sull'altra linea, sono state più di 30mila le donne con figli che hanno rassegnato le dimissioni. Bene ha fatto «Save the Children» a intitolare questo rapporto «Le Equilibriste», perché davvero se conoscete qualche madre lavoratrice, vedrete uno slalom impossibile nel tempo e nelle ore. Anche se i padri collaborano molto più di ieri, anche se la parità negli impegni familiari è consolidata, anche se l'uomo stende le lenzuola e la vicina gli fa gli immancabili complimenti (perché nessuno si congratula mai con una donna?), anche se l'uomo cucina e sua madre lo racconta alle amiche estasiate.

Poi, a parte tutto questo... c'è il Sud. Essere madri al Sud è ancora più un equilibrismo, anzi diciamo che si passa direttamente al funambolismo, al camminare pericolosamente sul filo dell'ingiustizia. Sapete quante sono le disoccupate al Sud? Il picco è del 62,6%, contro il 29,8% al Nord. Ci saranno pure le occupate del sommerso – quelle esistono sempre, nelle campagne a soffrire le angherie e nelle città a girare per le case come parrucchiere ed estetiste – ma il dato fa paura. O non si lavora, o si lavora in nero... i problemi ci sono. Chi tiene i bambini di quelle mamme che faticano tra un raccolto e l'altro all'alba sotto le minacce dei caporali? Chi tiene il bebè di quelle madri che vagano sui bus con il kit per le unghie da signora nascosto nella borsa? E infine, ultima domanda, quanto è duro il lavoro dei genitori (e dei nonni-sitter) oggi? Nonostante tutto... buona Festa della Mamma, per domani auguri a tutte e a tutti.

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