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La riflessione

Basta paure, ora la pace si trova mostrando forza

Scontro tra Russia è Ucraina: la guerra è davvero alle porte?

Foto Ansa

Il processo di globalizzazione, iniziato con la caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989 e la quasi contemporanea rivoluzione socio-economica cinese di Deng Xiao Ping, si avvia ad un triste epilogo con una nuova fase di Guerra Fredda del nostro secolo

05 Maggio 2022

Nunzio Valentino

L’invasione Russa dell’Ucraina, la forte Resistenza del Popolo Ucraino stanno focalizzando nuovi scenari geopolitici, imponendo l’urgenza di aggiornate riflessioni all’Occidente. La guerra in Ucraina è anche guerra di informazione, disinformazione, controinformazione. Sarà difficile in un prossimo futuro, per noi occidentali, cancellare dai nostri occhi la memoria terribile di tanta barbarie da parte delle forze di invasione su civili inermi, sui malati ospiti di ospedali. Sarà difficile per me dimenticare il racconto a viva voce del mio caro amico Leonardo Zellino, giornalista di Rai2, che dal campo di guerra mi raccontava scene strazianti di morti innocenti ma anche di mancanza di acqua a lui ed alla Sua troupe per quattro lunghi giorni. Siamo stati ciechi: i segnali del pensiero del presidente Putin erano stati più volte espressi, non abbiamo voluto leggerli, speravamo di non averne capito l’importanza e la gravità. Oggi, di fronte all’invasione barbarica, non ci sono più dubbi: Putin traguarda per il prossimo futuro il suo sogno di neo-zar, vuole, cominciando dall’Ucraina, costruire una nuova egemonia per la Sua Russia, un nuovo assetto mondiale per questo ventunesimo secolo.

Il processo di globalizzazione, iniziato con la caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989 e la quasi contemporanea rivoluzione socio-economica cinese di Deng Xiao Ping, si avvia ad un triste epilogo con una nuova fase di Guerra Fredda del nostro secolo. Torneremo alla contrapposizione nel mondo di due blocchi di potere guidati dalle due vere superpotenze: da una parte la Cina, con il vassallo fedele per necessità economica la Russia, dall’altra gli Usa, accompagnati dai Paesi Occidentali. Ancora una volta la nostra Europa, altra perduta occasione, credo non avrà la forza, la coesione per avere poi il diritto reale di sedersi al tavolo di una trattativa globale che comunque auspichiamo per chiudere il dramma non solo della guerra in Ucraina ma anche delle tante guerre dimenticate del nostro mondo. I poveri della Terra ancora una volta volta staranno li a guardare, aspettando con rabbia silenziosa le decisioni che pochi altri assumeranno per il loro futuro. Questa enorme posta in gioco è nel mentre alimentata da una disinformazione che cresce, una propaganda che alza i toni, un dialogo che, dopo ripetuti timidi esercizi, è fermo perché il potente lo evita di fatto, prima di una sua vittoria. Le tante voci che gridano alla Pace, prima tra tutte quella di Papa Francesco, che auspicano il dialogo, sono coperte dal fragoroso tuonare delle armi.

Il sociologo, filosofo Polacco Zygmut Bauman (1925-2017) cosi definiva il dialogo: «Entrare in dialogo significa superare la soglia dello specchio, insegnare ad imparare ad arricchirsi della diversità dell’altro. A differenza dei seminari accademici ,dei dibattiti pubblici o delle chiacchiere di parte, nel dialogo non ci sono perdenti , ma solo vincitori». Oggi questi presupposti morali e mentali mancano completamente. Viviamo ,secondo il filosofo Luciano Floridi, la Quarta Rivoluzione della Comunicazione, la «Infosfera» sta trasformando il mondo, manipoliamo in tempo reale una infinità di informazioni, eppure non riusciamo a trovare, noi Popolo della Terra, la forza per reagire a questo nostro brutto futuro, disegnato da poche mani.

Non riusciamo a far diventare patrimonio del mondo una chiara realtà: la Russia è l’aggressore, l’Ucraina l’aggredito. Il primo il carnefice che spara testate intelligenti, bombe a grappolo, che colpiscono case, ospedali, strutture civili, incurante dei suoi tanti soldati che muoiono, il secondo la vittima che tenacemente difende la propria libertà. Se questa è la situazione come si può essere equidistanti? Come si può introdurre argomentazioni storiche, economico-finanziarie a giustificazione dell’invasore, come possiamo girare la testa dall’altra parte pensando solo alla convenienza di casa nostra?

Non mi piacciono le spese per armamenti, ma non possiamo non dare la giusta attenzione alla scelta della amministrazione Biden, soprattutto dopo la disastrosa non concertata fuga dall’Afghanistan , di abbandonare la filosofia del Presidente Barack Obama del «Leading from behind», orientare rimanendo nelle retrovie, ritornando alla filosofia politica del messaggio radio nel 1940 del Presidente Franklin Delano Roosvelt «America arsenale della Democrazia». Anche ora come allora non si convince il pazzo invasore solo con l’isolazionismo ed il non interventismo. Purtroppo sono saltate anche le regole basilari di rispetto istituzionale reciproco. Come commentare, a valle dell’incontro diretto a Mosca tra Putin e Guterrez, i missili lanciati il giorno dopo al centro di Kiev, visitata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite? Non è questo il momento di avere paura, bisogna trovare la pace facendo una muscolosa manifestazione di forza. Al pazzo annuncio di Putin - «ora tutto è possibile» - bisogna rispondere, per evitare una Terza Guerra Mondiale, con il principio della «Mutual assured distruction», la deterrenza militare, le sanzioni non bastano più.

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