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È stato pubblicato il romanzo «L’Uomo Sole» di Saverio Giannini, edito da Giazira scritture (editor Alessandra Minervini). Ne pubblichiamo uno stralcio.

Mentre camminavo sulla via del ritorno ho visto sul marciapiede parallelo al mio due ragazzini di 16 - 17 anni, altezza media, muscolosi e con le spalle larghe, che stavano strattonando e insultando un loro coetaneo almeno trenta centimetri più basso e magro come un grissino. Lo hanno immobilizzato, trascinato le sue mani dietro le spalle e legato a un palo, con delle manette. A distanza di qualche metro, un nutrito gruppetto di amici, si sbellicava dalle risate. Il giovane è rimasto pietrificato, poi, rosso in viso, ha iniziato a singhiozzare e a piangere. Ho subito pensato al mio migliore amico e a tutte le volte che avrei potuto aiutarlo e non l’avevo fatto e ai tanti ragazzi che avrei potuto salvare.

“D’ora in poi non rimarrò più immobile e indifferente, chiuso nel mio silenzio codardo. Te lo giuro Michael”.
Senza pensarci un dannato secondo ho raggiunto il malcapitato, ho strappato di mano le chiavi a uno dei bulletti, ho spintonato via l’altro con una forza che non immaginavo minimamente di possedere, e l’ho liberato.
«C-ch… chi ti credi di essere» ha fatto il campione a cui avevo sottratto le chiavi. Mi ero mosso così velocemente che il tipo era ancora spiazzato dal mio gesto e non si capacitava dell’accaduto.
«CHI CHI RICHI!!!».

Ho fatto il canto del gallo, in modo spontaneo e strafottente, dichiarando guerra a quegli sbruffoni, con una tranquillità sconcertante che ha terrorizzato loro ma prima ancora me. Non credevo che sarei mai arrivato fino a quel punto. Non avevo più paura, erano gli altri ora che iniziavano a temermi. Ero sicuro di me stesso come non mi ero mai sentito prima. Ho stretto le mani a pugno e ho urlato:

«Siete solo dei pappamolle e niente più. Sparite dalla circolazione e non fatevi mai più vedere in giro! CHIARO?!».
La mia voce è risultata così squillante e penetrante da far accapponare la pelle: uno dei due bulli ha perso il controllo dei piedi ed è caduto per terra; l’altro se l’è filata a gambe levate, mentre la comitiva si è disgregata, volatilizzandosi in pochi secondi.
«Grazie di cuore per tutto quello che hai fatto per me» ha sussurrato il giovane (faccia simpatica alla Federico Zampaglione), con voce fioca e strozzata.
«Di nulla. Toglimi una curiosità però: chi erano quei gradassi?»
«Due miei compagni di classe che mi bersagliano da sempre con scherzi crudeli».

Improvvisamente, come in un flash, ho rivissuto dolorosamente tutto ciò che Tomas e Giovanni mi avevano fatto patire.
DEVI FARE QUALCOSA PER LUI.
«Come ti chiami?» gli ho chiesto.
«Sebastiano»
«Allora Sebastiano, ascoltami».
Mi sono fermato per qualche attimo. Poi, guardandolo profondamente negli occhi, ho affermato:
«Oggi potrai dare una svolta alla tua vita!»
«In che senso? Non capisco»
«Questo incontro non è frutto del caso: io sono l’Uomo Sole. Sono un supereroe».

Sono rimasto nuovamente in silenzio per alcuni secondi. Lui è restato lì fermo e imbambolato, in attesa delle mie parole.
«Non sei l’unico ad aver subito soprusi nella vita. Ci sono passato anch’io» ho continuato con tono determinato.
«La crudeltà fa parte della cultura umana: è sempre esistita e sempre esisterà, ma le cose possono cambiare. C R E D I M I !».
Ho preso la sua mano e l’ho stretta forte e lui ha sentito arrivare addosso una scarica di energia.

«Ascolta bene quello che sto per dirti» gli ho detto.
«Ognuno di noi possiede un talento. Basta semplicemente avere il coraggio di osare… Riconoscere profondamente chi sei, la tua unicità! Non lasciare che il rumore delle opinioni degli altri offuschi la tua voce interiore e inizia a guardare la vita con occhi diversi: solo quando imparerai ad amarti la smetteranno di offenderti o prenderti in giro! Lasciati guidare dalla saggezza delle tue emozioni: sapere che cosa amiamo e cosa ci rende felici è l’unico modo che abbiamo per rendere magica la nostra vita. CERCA IL SOLE DENTRO IL TUO CUORE: QUANDO LO SCOVERAI, NIENTE E NESSUNO TI POTRÀ PIÙ FERMARE. SII PERFETTO NELLA TUA AUTENTICITÁ E SE NESSUNO CREDE IN TE, CREDI IN TE STESSO. NON DIMENTICARLO MAI».
Ho abbracciato Sebastiano e l’ho salutato.
Lui è rimasto per un momento immobile e pensieroso.
Ha fatto un respiro profondo, poi un altro, e alla fine, ad alta voce, ha detto:
«L’Uomo Sole ci crede davvero in quello che dice e la cosa assurda è che inizio a crederci anch’io!».
E se n’è andato via, sorridendo.


******
Mi chiamo Samuel e sono uno zero.
Ho 18 anni e l’umore nero come il colore degli occhi, dei capelli e dei miei vestiti, ALL BLACKS.
Non ho mai avuto una ragazza, né un’amica o un amico, a parte Bauxie che non vedo da tempo, gli Alan Parsons Project che mi sparo per tutto il giorno, Rocky (Il più grande di tutti), YouTube e CB01.
Frequento l’ultimo anno di scuola e io odio la scuola perché odio Tomas e Giovanni.
Avete presente “Asso” Merrill e Johnny Lawrence, i cattivi di Stand By Me e Karate Kid?
Belli, biondi, muscolosi, il mio incubo più grande.
Elementari, medie e superiori sono state un inferno. Il merito è tutto loro.
Sono la vittima perfetta dei bulli.
La prima volta (avevo 10 anni) si sono presentati con l‘ineffabile sciacquata: mi hanno trascinato in bagno, ficcato la testa nella tazza del cesso e tirato l’acqua, facendomi la messa in piega.
In seguito hanno iniziato a insultarmi, deridermi, gridandomi davanti agli altri: “Acciughina”, “Vomito”, “Sfigato”: parole pesanti come macigni sul mio cuore.

Io non ho mai reagito.
Rimanevo in silenzio e immobile, pietrificato come una mummia, senza neanche piangere, ingoiando il sapore amaro delle lacrime.
Ho un padre e una madre ma è come se non ci fossero (tra qualche pagina capirete il perché) e un’unica grande ossessione: quella di accostare ogni persona che incontro a una celebrità.
Io, ad esempio, sono la fotocopia di Jeff Goldblum (Seth Brundle de La Mosca).

In classe siedo in fondo, agli ultimi banchi dove non c’è nessuno.
Resto alla larga da tutto e da tutti e, in particolare, da Tomas e Giovanni che vietano agli altri di guardarmi e di parlarmi.
Le sento le cattiverie che dicono anche quando dialogano sottovoce: sono scolpite nella mia mente e non riesco a cancellarle.
“Sei una merda”, bisbigliano e mi sento nuovamente uno schifo.
Nessuno mi saluta.
Nessuno mi sorride o mi chiede: “Come stai?”.

La sedia accanto alla mia è sempre vuota e io attendo che un giorno qualcuno finalmente occupi quel posto.
Chissà, forse quel giorno sta arrivando.

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