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La statistica? Protetta da Dante

Io e i numeri, io e una professione che va tutelata. Per il nostro futuro

Estrazioni del lotto 21 Gennaio 2021

l 28 ottobre 1988 si svolse, nella sala Consiliare della Provincia di Bari, un incontro-dibattito su: "La professione dello Statistico: esigenze e prospettive", organizzato dalla Sezione interregionale Puglia e Basilicata dell'Associazione Nazionale Statistici (ANS). L'ANS nacque per volontà del Prof. Giuseppe Pompilj, ordinario di Calcolo delle Probabilità nell'Università di Roma.

L'incontro, mirato a sensibilizzare il mondo politico sull'importanza professionale dello Statistico, registrò la presenza del Presidente dell'ANS, Carlo Tasciotti, Statistico presso la FAO, degli Onorevoli Vincenzo Binetti e Giuseppe De Gennaro, del Preside della Facoltà di Economia e Commercio Prof. Giovanni Girone, del Prof. Salvatore Di Staso, Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in Scienze Statistiche ed Economiche, dei Docenti di Statistica baresi nonché di laureati del giovane Corso di Laurea che, da non molto, aveva integrato e completato il percorso formativo della preesistente Scuola di Statistica dell'Università di Bari, inizialmente strutturata come scuola universitaria biennale.
Il prof. Di Staso, introducendo i lavori, evidenziò il carattere "specialistico" del laureato in Scienze Statistiche facendo presente che da molti anni si avvertiva, a livello nazionale, la necessità di poter contare su un Ordinamento della Professione di Statistico, ossia sulla costituzione di un Albo degli Statistici.

A buon proposito Di Staso mise in evidenza come, ogni anno, in ciascuna Università sede di Corso di Laurea specifico in Scienze Statistiche, compresa Bari, si svolgevano le sessioni di esame relative al conseguimento della relativa abilitazione alla professione.
Chi superava tale esame però non poteva svolgere tale attività professionale per mancanza di un apposito Albo (come avviene tutt’ora).
A proposito della costituzione di tale Albo, Di Staso ricordò ai Parlamentari presenti il Disegno di Legge n°278 presentato al Senato il 22 luglio 1987 e la Proposta di Legge n°1663, presentata alla Camera il 13 ottobre 1987 e ne sollecitò l'attenzione.
Il prof. Girone incentrò il suo intervento, fra l’altro, sul bilancio decisamente positivo del primo decennio di attività del Corso di Laurea, del quale era stato promotore, evidenziando come la professione di Statistico, in profonda evoluzione sia in termini qualitativi che in termini di spazi professionali, fosse spesso svolta da altre figure professionali (matematici, informatici ed economisti) con formazione ben diversa. Girone rivendicò che la "valorizzazione del dato statistico" attraverso una corretta "pianificazione dell'indagine" e la successiva "interpretazione dei risultati" non potesse essere fatta da chicchessia.

"Di qui", concluse Girone, "una doverosa attenzione verso la professione di Statistico che produce risultati con valenza direttamente operativa in tutti i campi.
La tutela della professione di Statistico è un dovere verso i giovani laureati che, dopo aver frequentato un corso di laurea duro, tecnico, specialistico vedono spesso vanificati i loro sforzi all'atto della ricerca di un'occupazione in quanto vengono di fatto parificati ad altri laureati che non hanno la loro preparazione specifica".
Sullo stesso binario l'intervento del Presidente Tasciotti che ricordò come la professione di Statistico avesse ricevuto il dovuto riconoscimento: nell'art.24 della legge n°400 del 23 agosto 1988 (Disciplina dell'attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri).
In dettaglio si stabiliva l'istituzione di idonei uffici di statistica in ogni Amministrazione centrale dello Stato, incluse le Aziende autonome, nonché uffici di statistica presso tutti gli Enti pubblici, anche in ambito locale.
Evidente segno tangibile della volontà dello Stato di darsi una struttura organizzativa tale da sopperire alla cronica carenza, ed in molti casi alla mancanza totale, di valide informazioni statistiche nella PA. Tasciotti evidenziò come la figura professionale dello Statistico fosse pressoché sconosciuta nella PA italiana, tranne che nelle U.S.L. nelle quali era previsto esplicitamente, tra i vari profili del personale, il laureato Statistico in uno degli indirizzi previsti: attuariale, economico e demografico.
Tasciotti concluse il suo intervento ricordando la proposta di legge n°1663 al vaglio della Camera dei Deputati ed il Disegno di Legge n°278 presentato al Senato, nonché il parere emesso il 20 dicembre 1986 dal Consiglio Nazionale Universitario che stabilì che "la laurea in Scienze Statistiche nei suoi tre indirizzi non ha altre lauree equipollenti ed inoltre i tre indirizzi sono assimilati di settore" cioè che i tre indirizzi non sono equipollenti allorché sia richiesta, in maniera specifica, una delle tre specializzazioni. Concluse Tasciotti: "La tutela legale della professione deve essere effettuata al più presto perché è sempre più vicino il 1992, anno in cui cadranno le barriere europee e si assisterà ad una maggiore competizione professionale".

*******

“Come la carne gloriosa e santa
fia rivestita, la nostra persona
più grata fia per esser tutta quanta;
per che s’accrescerà ciò che ne dona
di gratuito lume il sommo bene,
lume ch’a lui veder ne condiziona;”
(Dante, Par. XIV).

Il convegno barese del 1988, del quale fui uno degli organizzatori, affrontò un tema oggi sicuramente di grande interesse ed attualità: da troppo tempo la professionalità dei giovani che, con sacrificio acquisiscono un corpo di tecniche e metodi di indagine sicuramente di elevato profilo scientifico, vedono poi vanificati tali sacrifici nel non potersi esprimere nell’anima professionale cui aspirano dopo gli studi universitari.

Le statistiche sono lo specchio della nostra società. Sono l'immagine del nostro modo di vivere e la base di partenza per le nostre aspirazioni e per quelle dei nostri figli. Dovrebbero essere il lievito delle nostre idee, dovrebbero indicarci le strade migliori e più produttive da percorrere.

E gli statistici? Parliamo del futuro dei nostri figli solo quando parliamo di debito pubblico che loro dovranno subire mentre parliamo poco degli studenti che formiamo non affrontando adeguatamente il problema del loro conveniente impiego sul nostro territorio: statistiche e statistici diventano un fastidio, una "pietra d'inciampo” da evitare e non uno strumento formidabile di conoscenza, di miglioramento e di gestione delle nostre attività.

E l’Albo professionale?
Per Dante l’umana persona non è intera e perfetta se non nella congiunzione del corpo con l’anima ovvero nella riunione della “carne gloriosa e santa” degli studi, dei sacrifici, del coinvolgimento delle famiglie al “gratuito lume” della legittima aspirazione ad una professione tutelata.
Tutela prevista dal Sommo, ma solo in Paradiso.

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