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foto Tony Vece

«Presente! Storie di ragazzi durante la didattica a distanza»(edizione Genesis Publishing) è il libro di Annarita Lozito, docente di Lettere dell'Istituto tecnico agrario «Garibaldi» di Roma e barese di nascita. Ne pubblichiamo uno stralcio.

Gli appelli sono importanti. Si fanno tutti giorni alla prima ora, anche alla seconda quando arrivano in ritardo, a volte anche alla terza e poi diciamo che all’ultima ora è meglio fare un contrappello, perché nel frattempo si disperdono, escono prima, si volatilizzano.
Insomma, a scuola è un continuo inseguirli da qualche parte, accertarsi che non siano scappati fuori in giardino a fare chissà cosa. Anche le segreterie sono un luogo tanto amato dagli alunni, soprattutto quando rischiano un’interrogazione. Sempre meglio far finta di fare la fila alla segreteria didattica che prendersi un brutto voto. Così tu arrivi in classe, non fai in tempo a sederti dopo due rampe di scale a piedi, che arriva il primo furbetto.

«Prof, posso andare in segreteria?»
«A quest’ora?»
«Eh sì, prof, per gli alunni è aperta solo adesso e io devo assolutamente consegnare tre foto, due bollettini e il diploma di terza media, se no non posso fare l’esame. Faccio subito.»

E poi te lo vedi ritornare dopo quindici minuti, quando ormai ho già fatto i nomi dei predestinati per l’interrogazione. Ma, a parte la paura delle interrogazioni, c’è in questa fascia d’età un desiderio innato di scappare, sgattaiolare attraverso strette aperture e, più strette sono, più sgattaiolano. Un fuggi fuggi generale tra corridoi, bagni, segreterie, scale antincendio e addirittura biblioteche, ma in queste ultime solo in casi disperati. È risaputo ormai che preferirebbero passare dalla Presidenza invece di chiedere un libro in prestito. Con questa didattica a distanza in teoria non possono scappare, ma l’appello si fa comunque perché a un certo punto è stato deciso che la partecipazione e la presenza alle video-lezioni fossero tra gli indicatori utili per valutare ogni alunno. Mi sono detta “Ok, che ci vuole, è facile, cosa cisarà mai di tanto diverso rispetto all’appello in classe? Nulla, nulla”.

Allora, a me un giorno è successo questo.
«Ragazzi, secondo nuove direttive devo fare l’appello. Facciamo in un attimo, tranquilli.»
«Abba.»
«Prof, Abba deve ancora connettersi.»
«Brochi.»
«Prof, Brochi è in giardino, comunque c’è, lo vede camminare?»
«Cesari.»
«Pre-Pre...»
«Che è successo, Cesari?»
«Scusi, prof, è la connessione. Esco ed entro in continuazione.»
«Diodato.»
«Sta a canta’.»
«Fiorini.»
«Presente!»
«Oh, almeno uno. Fiorini come stai?»
Trrr Trrr Trrr « Mammaaa! Proprio ora devi usare il frullatore? Non vedi che c’è la prof che sta a fa’ l’appello?»
«Ma no, Fiorini, non fa niente, lasciala cucinare, piuttosto tu trova un
altro posto.»
«Prof, cinquanta metri quadrati in cinque. Ho detto tutto.»
«Buongiorno, signora, come sta?»
«Buongiorno, professoressa. Bene, sto facendo una torta buonissima, dopo se vuole le passo la ricetta!»
«Sì, grazie, signora.»
«Scusate, ragazzi, sento un’altra voce in sottofondo, avete un’altra lezione? Ho sbagliato orario?»
«Scusi, prof, è mio fratello che sta con l’altro computer e sta sentendo il prof di Matematica.»
«Prof?»
«Che altro c’è ora?»
«Posso andare in bagno?»
«Ma davvero mi chiedi il permesso di andare in bagno a casa tua?»
«Vero, prof. È l’abitudine. Va beh, faccio in un attimo, spengo e riaccendo la telecamera.»
«Però, ragazzi, così è impossibile fare lezione, troppe interruzioni, troppi rumori, troppo!»
«Allora mettiamo muto, prof?»
«Ecco, sì! Mutatevi!» Rinuncio a finire l’appello e inizio finalmente la lezione.
«Allora, oggi parliamo di Verdi, uno dei musicisti più importanti nella storia della musica italiana.

Ebbe una grandissima fortuna proprio nel periodo risorgimentale, in cui serviva una musica che potesse ravvivare gli animi, che potesse parlare di eroi che combattevano per la libertà. Il Nabucco ebbe infatti un successo immediato. Nabucodonosor, per gli italiani, era la rappresentazione dell’Austria dominatrice, mentre loro si potevano rispecchiare nella storia degli ebrei da lui dominati. È chiaro, ragazzi? Ragazzi? Ragazziii?»

«SCU-SI PROF, NON FUN-ZIO-NA LA CON-NES... FIN-ITA L’ORA,
AB-BIAM-O MA-TE-MA-TI-CA, ARRI-VE-DER-CI PROF, GRAZ-IE.»
Lezione finita. Praticamente ho fatto solo l’appello. Tutti andati. L’unica presente è la mia faccia.
Tristezza.
Mi guardo. Cavolo! Con questa luce la ruga a destra si vedeva.
Profonda tristezza.
IL DANTEDI’

Il 24 aprile 2019 il giornalista e scrittore Paolo di Stefano ha avanzato l’idea di dedicare una giornata a Dante Alighieri, approvata il 17 gennaio 2020 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, rappresentato da Dario Franceschini che, secondo me, a questa proposta avrà detto: «Cavolo, perché non ci ho pensato io?»
Ha rimediato subito, il Ministro, scegliendo insieme agli esperti la giornata del 25 marzo, data presunta in cui è iniziato il viaggio ultraterreno di Dante, anche se io ho sempre saputo che Dante è scappato di casa nella notte dell’8 aprile. Il 17 gennaio si pensava ancora di farcela a festeggiare questo giorno nelle biblioteche, nei musei, negli archivi, ma il 25 marzo eravamo già belli e chiusi nelle nostre case da venti giorni esatti, così, vista la quarantena, tutto è stato svolto esclusivamente online. Comunque “sarà un modo per unire il Paese in un momento di così grande emergenza” ha scritto qualcuno.
Alle ore 12:00 tutti sono stati chiamati a leggere un canto a scelta. Anche la scuola è stata chiamata a leggere un canto.
«Veramente, prof, a me non m’ha chiamato nessuno.». La mia lezione dissacrante su Dante comincia così. E io che mi ostino a sognare che un giorno qualche alunno mostri interesse per il sommo Poeta, che alzi la mano e mi chieda: «Potremmo leggere oggi il canto V dell’Inferno, quello che parla di Paolo e Francesca?»
Invece apro gli occhi e non vedo nessuna mano alzata, neanche quella di chi vuole andare in bagno, perché basta togliere la videocamera e al bagno di casa loro ci vanno da soli.

Quindi comincio a parlare e mentre osservo i loro sguardi tra l’attonito e il “ma questa oggi che vuole, che Dante è morto da secoli”, dico: «A grande richiesta, ragazzi, oggi leggiamo il V Canto dell’Inferno, che parla di Paolo e Francesca. Secondo voi cosa significa “Amor c’ha nullo amato amar perdona”?»
«Prof, io non lo so, Jovanotti a volte non lo capisco!»
Abbasso la testa e, ignorando il commento perché anche i docenti a volte potrebbero risvegliare il loro istinto animalesco se provocati, comincio a parlare del girone dei lussuriosi, della bufera, della legge del contrappasso e del libro del Lancillotto che non lessero più.

«“La bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi
leggemmo avante”.»
«Ma come, prof, sul più bello chiudono il libro!»
«Non lo leggono più nel senso che non ne hanno più bisogno, perché sono innamorati e il loro amore è così forte nella vita che durerà per l’eternità, nonostante siano travolti da una bufera infernale.»
«Però, prof, così non sapremo mai come finisce Lancillotto.»
Nascondendo le lacrime per questa inattesa attenzione e partecipazione, rispondo: «Sulla storia di Lancillotto, cavaliere della tavola rotonda e Ginevra, moglie di re Artù, vertono tanti romanzi del ciclo bretone. Si suppone che Paolo e Francesca leggessero il Lancelot, una voluminosa compilazione in prosa del primo Duecento, di cui non si conosce l’autore. Se la storia ti ha incuriosito ti posso
procurare il testo».
«Ha detto voluminosa?»
«Sì.»
«No, grazie, prof, mi fido.»
Perché ho detto voluminosa, perché?

Questo Dantedì comincia a essere complicato e a tratti blasfemo, perciò mi avvio alla chiusura, convinta che la Divina Commedia si legge a scuola, ma si capisce a quarant’anni. Spero solo che, uando loro avranno quarant’anni, io sarò ancora capace di intendere e di volere, nel caso avessero bisogno di un aiuto. Poi, in lontananza nel buio del mio pc, vedo scorgere un muto che si smuta. Il muto che si smuta corrisponde alla alzata di mano.
«Prof, a me è piaciuta la lezione.» Incredibile, ma vero.«Questi canti sono interessanti, molto attuali perché, ad esempio, quello che succede a Paolo e Francesca succede tutti i giorni anche adesso.»
«Sì, giusto, continua, continua.»
«Però, prof...»
Eccolo...
«Il titolo La Divina Commedia è pesante, non ci fa venire voglia di leggerla tutta. Bisognerebbe cambiarlo con un altro titolo, tipo che ne so... The saga of Hell, Purgatory and Paradise. Così sembra un film, tipo la saga di Twilight. Che dice, prof?»
«Dico che non si può e ve la dovete studiare così.»
E caddi come corpo morto cade.

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