Martedì 18 Maggio 2021 | 00:33

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Come ogni giorno, Luigi s’infila la tuta, la mascherina e la visiera per iniziare il suo turno in un ospedale Covid. Un altro giorno tra i malati in terapia intensiva, giovani, anziani, donne e uomini che non riescono a fare le più semplici azioni quotidiane e che solo qualche giorno prima erano pienamente autosufficienti. Arriva un’ambulanza con le sirene assordanti e le luci che girano vorticose, un’altra urgenza Covid con una donna in una barella che scorre veloce nei corridoi stretti per giungere nell’ambulatorio n. 2 dove Luigi cerca di intervenire come può in una guerra che sembra senza fine. Si curva sulla donna con la mascherina chirurgica posta sul viso come per nascondere le persone allo sguardo del prossimo e che limita la socialità e la conoscenza. Si sofferma per qualche secondo su quegli occhi verdi profondi anche se stravolti dalla malattia.


Purtroppo la donna dovrà andare in terapia intensiva, chiama il reparto sperando di trovare un posto libero. Quella mattina un suo collega gli aveva detto che si sarebbe liberato un posto e forse era ancora disponibile per questa paziente che non può rischiare il trasporto in un altro ospedale. «Nicola, ho una paziente molto grave che non può essere trasferita, deve essere ricoverata ora. Partire ora per Foggia significa un probabile decesso» chiede Luigi.

«Sì, c’è un ultimo posto!» risponde il collega.
«Grazie Nicola, te la mando subito allora!».
«Ok! Predisponiamo il posto letto».

«E ora la felicità per la soluzione di questo intervento si scontra con la tristezza per il prossimo paziente che non troverà il posto letto libero e dovrà per forza maggiore andare in un altro ospedale per il ricovero in terapia intensiva» pensa Luigi prendendosi la testa fra le mani.
Termina un turno devastante che è paragonabile solo agli interventi dei medici militari che Luigi aveva vistoda piccolo insieme al padre nei film di guerra in bianco e nero e che lo avevano convinto a fare il medico da grande. Lui avrebbe fatto il medico per salvare le persone come quegli eroi che aveva visto in televisione. Li vedeva così come eroi ed ora tutto questo era stato loro riconosciuto anche dal premio Nobel per la pace.
Luigi cerca di dormire quelle poche ore prima del prossimo intervento, ma non riesce a distogliere la mente da quello sguardo della donna che ha ricoverato in terapia intensiva. Perché non riesce a dimenticarlo? Cosa l’ha colpito così da non farlo dormire?

Nei giorni seguenti la cerca sempre, la guarda dal vetro della terapia intensiva e cerca di capire quest’ansia che lo prende all’improvviso quando la guarda. La donna dopo qualche giorno esce dalla terapia intensiva ed entra nel reparto Covid. Lui come ogni giorno la guarda di nascosto e lei ogni tanto si gira perché si sente osservata. Una mattina arriva un ragazzino e le porta un libro ingiallito che lei sfoglia ogni giorno, ma non lo legge in realtà, sembra soffermarsi sempre sulla stessa pagina. Un pomeriggio, Luigi entra nella stanza mentre lei dorme per guardare quel libro per lei così importante. Lo prende e vede che all’interno c’è un ramoscello secco con dei fiori a forma di cuore, ora i ricordi si fanno più chiari. È lei Maria, la sua prima ragazza, che ha dovuto abbandonare quando è partito per l’America in cerca di una posizione migliore per il padre che era stato licenziato da un’impresa importante.

Maria, che gli aveva detto che lo avrebbe aspettato per sempre, invece quando finalmente lui decise di tornare, stava organizzando il suo matrimonio. Forse quel ragazzino era suo figlio che avrà avuto sedici anni e proprio quelli sono gli anni della sua mancata felicità. Anche lui si era sposato con una donna che con il tempo si è rivelata isterica e che usciva ed entrava dalle cliniche per esaurimento. Probabilmente non era neanche colpa sua, quando vivi costantemente con una persona che in realtà non ami forse, le trasmetti dei sentimenti negativi che la trasformano e che ti tornano indietro come un boomerang.

Ora aveva ritrovato il suo grande amore e non poteva più sopportare la vita quotidiana come la conosceva. «Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse … per colpa di quel libro e in particolare del canto V dell’Inferno di Dante ci innamorammo e per colpa di quel libro ci siamo ritrovati ora che siamo entrambi impegnati. Ricordo ancora come se fosse ieri quel giorno che portai il libro dell’Inferno di Dante a scuola e lei che non lo aveva doveva leggere quel canto. Il professore allora le disse di sedersi vicino a me per condividerlo. Una giornata di scuola stupenda. Dopo qualche settimana partii per una vacanza con i miei in Giappone, ma non riuscivo a dimenticarla e allora passai da un giardino e strappai un rametto di alcuni fiori a forma di cuore … mi pare si chiamassero … Dicentra o Cuor di Maria … una cosa del genere … e lei lo conserva ancora … lo misi in una copia dell’Inferno che avevo acquistato per lei, proprio nella pagina dove Francesca parla con Dante e narra la storia dei due amanti. Una mattina prima dell’ora d’italiano lo misi in bella vista sul suo banco. Lei poi nel corridoio mentre uscivamo mi prese la mano, mi fermo e mi diede un bacio. Il mio primo bacio!».

Che cosa fare? Farsi riconoscere e rovinarne la famiglia come già era avvenuto per la sua nel momento in cui l’aveva vista? O soffrire da solo, in silenzio per tutti e due? Decide di non distruggere una famiglia per un suo desiderio egoistico e continua a osservarla da lontano fino a quando sarà in ospedale e poi chissà…

Maria guarisce e ringraziando tutti gli operatori della terapia intensiva e del reparto Covid torna a casa. Passano gli anni e Luigi decide con tanta sofferenza nel cuore di separarsi dalla moglie che non sopportava più ormai da tanti anni.

Si trasferisce in un monovano in centro, vicino al suo posto di lavoro e vive circondato da amici e parenti che cercano di aiutarlo.
Un giorno mentre, come ogni mattina, dava una scorsa al giornale locale legge un titolo che lo colpisce: «Medico specialista muore suicida per stress da separazione». Forse il fatto che anche il protagonista dell’articolo fosse medico o perché fosse separato, l’ha colpito immediatamente. Lo legge con interesse e ad un certo punto si sofferma sul nome dell’ex-moglie: Maria; è la sua Maria! Quella ragazza che non ha mai dimenticato e che non ha voluto sconvolgere con il suo amore, mai immaginando che anche lei viveva una storia infelice e piena di disperazione.

Deve trovarla? Deve aiutarla a passare questo momento sconvolgente. Legge nell’articolo dove si è svolto l’accaduto e cerca di capire dove si trova ora Maria, leggendo tutte le notizie presenti nei giornali e sui vari blog. Poi si ricorda che un’amica gli aveva detto di vedere regolarmente Maria in un bar vicino al Teatro Petruzzelli, forse continua a frequentare quella zona per lavoro? Decide di portare a passeggio il cane proprio in quella zona e spera di incontrarla. Dopo una settimana di passeggiate in lungo e in largo proprio nel momento in cui accarezza il suo cane decidendo di rinunciare a quel desiderato incontro, sente una voce dire «Come si chiama? È bellissimo!».
«Birillo» risponde lui alzando lo sguardo. «Maria!» aggiunge sorpreso.
«Si! Sono Io, ma ci conosciamo?».
«Sono Luigi abbiamo frequentato lo stesso liceo».

Lei va quasi in estasi abbracciandolo istintivamente, anche se in tempi di pandemia è severamente vietato. «Scusa è stato più forte di me!» dice lei sorridendo.
«Guarda anche Io stavo per fare la stessa cosa! Ti capisco!» dice lui sorridendo a sua volta.

Finalmente hanno realizzato i desideri giovanili iniziando una storia che di certo sarà la felicità. Dopo qualche settimana di assidua frequentazione si rendono conto di non essere compatibili come hanno immaginato per anni e si lasciano. Capiscono di aver idealizzato l’altro, trasformandolo nella loro mente nel partner ideale e che in realtà ciò non era.
Per assurdo se i due avessero iniziato una storia vera di convivenza negli anni della giovinezza, probabilmente avrebbero apprezzato maggiormente tutte le storie che hanno avuto nel tempo ed ora potevano essere felici.

Che cosa può fare la fantasia dell’uomo alimentata in modo quasi malsano da desideri insoddisfatti e da esperienze non vissute. Ora hanno capito che vivere nel passato e nel rimpianto non ha senso e che bisogna vivere il presente senza fare confronti.

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