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Ti ho amato dal primo momento che ho saputo di te. Ti ho immaginato nuotare nel mio corpo come un piccolo pesce in una boccia d’acqua. Mio figlio, pensavo. Lui è mio figlio. Ti sei fatto spazio nella mia carne fino a lacerarla. Ti sei nutrito al mio seno. Hai preso il mio sonno, catturato il mio tempo. Ti ho curato quando stavi male. Ti ho stretto tra le braccia quando avevi paura. Mi sono sciolta in goccioline di stupore di fronte al tuo sorriso. Ti ho sollevato quando sei caduto. Ti sei addormentato decine di volte sul mio petto. Ti ho sempre perdonato. Sempre. Ho sorvolato su ogni tuo capriccio. Ho accontentato ogni tuo desiderio. Ti ho rifatto il letto ogni mattina, anche quando sei diventato grande. Ho rimesso a posto i tuoi vestiti. Ho apparecchiato e sparecchiato per te. Il mio piccolo principe di casa. Ti ho sempre perdonato. Sempre giustificato. Sempre assecondato. Il mio piccolo grande tiranno. Ti ho difeso anche quando avevi torto. Ti ho elogiato anche quando eri mediocre. Ti ho esaltato per ogni singola idiozia. Ho esaminato dalla testa ai piedi le fidanzate che portavi a casa. Ho giudicato ognuna di loro severamente e nessuna mi sembrava mai adatta a te. Nessuna mi sembrava mi alla tua altezza. Nessuna ai miei occhi avrebbe potuto darti la devozione e la dedizione che ti ho dato io. L’amore di una madre a volte può essere soffocante. Esasperante.

L’amore cieco di una madre, a volte, può provocare danni enormi.
***
Mi piaceva come mi guardavi, il modo in cui mi corteggiavi. I fiori. i cioccolatini. Le passeggiate mano nella mano. Il cinema il sabato sera. Il gelato la domenica pomeriggio. Vuoi essere mia moglie? mi hai detto un giorno. E io mi sono sentita la protagonista di una di quelle favole che mi raccontavano da bambina. Sai, quelle favole a lieto fine, in cui arriva il principe azzurro a svegliarti dal torpore casalingo e ti libera dalla tua vita di ragazza, per portarti finalmente nel suo castello incantato. Solo che poi, giorno dopo giorno, hai smesso di guardarmi. E di corteggiarmi. Niente più fiori, niente più cioccolatini. Niente più passeggiate. Sono diventata la moglie scontata. La cuoca. La stiratrice. L’allevatrice dei tuoi figli. L’infermiera. La contabile. La ragioniera. Sono diventata tutto, tranne la donna per cui un tempo facevi pazzie. Ti ho persino permesso di urlarmi contro, di spintonarmi, di aggredirmi. Durante uno dei nostri litigi mi hai dato uno schiaffo e mi hai detto che dovevo stare zitta. Avevo giurato che te l’avrei fatta pagare, ma poi ho pensato che forse eri nervoso più del solito e ti ho perdonato. Mia madre, quando mi sono confidata con lei, mi ha detto che una brava moglie, una moglie che ama suo marito, deve saper perdonare. Ma gli schiaffi, e le spinte, e le offese, sono continuati. Capita che io sia costretta a nascondere i lividi che porto sulle braccia, sul collo, sulla faccia.

L’amore ottuso di una moglie, a volte, può portare alla rovina.
***
Quando da piccola mi chiedevano come sarebbe stato il mio principe azzurro, rispondevo: come mio padre. Sognavo un uomo alto, coraggioso, con le mani che odoravano di tabacco e le braccia forti, pronte a difendermi da ogni pericolo. Credo che ogni bambina sia innamorata di suo padre, all’inizio. E anch’io lo ero. Il problema sorge quando quella bambina cresce e sta per diventare donna. Mio fratello non ha avuto i miei problemi. Vero papà? Non ha dovuto litigare ogni volta con te per uscire di casa. Non ha dovuto inventarsi scuse per il fatto di rientrare tardi la sera. Non ha dovuto strepitare. Non ha dovuto giustificare le assenze da scuola. Non ha dovuto spiegare chi fossero le amiche che frequentava. A mio fratello non hai mai chiesto di sparecchiare la tavola, vero papà? Mio fratello ti fumava davanti. Io di nascosto. A lui prestavi la macchina. A me no. Quella volta che è tornato a casa ubriaco, hai fatto finta di niente. Quella volta che sono tornata a casa io, un po’ brilla, mi hai preso a cinghiate. Se mi chiedessero, adesso, come immagino il mio principe azzurro, non sarei più così sicura di volerlo uguale a te.

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