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È stato un anno il 2020 in cui abbiamo particolarmente avvertito la mancanza di vita comunitaria, di feste, eventi culturali; ci sono mancati gesti, come le strette di mano, abbracci e baci, che non vediamo l’ora di tornare nuovamente a donare. L’anno 2021 è iniziato con una speranza di rinascita che si chiama vaccino che secondo gli esperti ci farà tornare a vivere normalmente (?) entro la fine dell’anno. Nell’anno 2009 per la casa editrice Levante di Bari, scrissi un libro per ragazzi e non solo, corredato dai meravigliosi e opportuni disegni di Marialuisa Sabato, dal titolo molto indicativo e adatto al momento che stiamo vivendo: “Dal buio alla luce, Bari 1156-1292”. Il libro parla della rinascita di Bari e dei baresi, che culminò il 4 ottobre del 1292 con la consacrazione della Cattedrale di Bari, dopo la distruzione compiuta agli inizi di giugno del 1156 dal re normanno Guglielmo il Malo.

Il re per punire i baresi, che ebbero la sciagurata idea di distruggere il suo castello costruito dal padre Ruggero II distrusse tutta la città. Nella presentazione Padre Gerardo Cioffari, op storico della Basilica di San Nicola, scrisse: “Tante sono state le vicende tristi della millenaria storia barese, ma molte sono state le rinascite, come la ripresa dopo la conquista normanna del 1071 (con l’impresa della traslazione di S. Nicola del 1087) oppure il ripopolamento dopo la distruzione del 1156”. Il motivo che mi spinse allora a scrivere questo libro affonda le sue radici nei primi giorni di dicembre del 2008. In quel periodo, tra i rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, si parlava (senza prendere nessuna decisione, e qui la storia si ripete), di una possibile data dell’inaugurazione del teatro Petruzzelli. Dopo molte polemiche e contrasti, finalmente i baresi potevano rivedere il loro bellissimo teatro rinascere. Erano passati 17 lunghissimi anni da quel 27 ottobre del 1991, quando le mani di alcuni baresi bruciarono il politeama. Pensavo: guarda come la storia si presenta con i suoi corsi e ricorsi. Era proprio giugno in quel 1156 in cui l’esercito normanno, per mano di un barese, l’ammi - raglio Giorgio Maione, distruggeva la città. Come allora ebbero la forza, il coraggio, la capacità di ricostruire la città, nel 2009 i baresi riuscirono a ricostruire il teatro. Come ci sono mancati e mancano i teatri e i cinema ancora chiusi per la pandemia! Il teatro, per la cronaca, fu riaperto il 4 ottobre (lo stesso giorno della consacrazione della Cattedrale) del 2009. In tutti i libri che narrano la storia della nostra città, si fa riferimento alla distruzione di Bari del 1156. Ho cercato di ricostruire quell’avvenimento attingendo alle fonti e ad altri testi, arricchendolo di fantasia. Ho esteso la ricerca facendola terminare con la consacrazione della Cattedrale, simbolo della rinascita della nostra città e cuore della chiesa locale. Centotrentasei anni di storia cittadina, costellata da tanti avvenimenti lieti e tristi. Nel libro descrivo la distruzione della città. Era da poco morto il re normanno Ruggero I, il 16 Febbraio del 1154, quando si prospettò la possibilità di un ritorno per i baresi nell’area bizantina. Bari ne fu attratta e nel 1155 accolse un presidio bizantino. A Ruggero II subentrò al trono il figlio Guglielmo detto il Malo. La sua ascesa al trono avvenne proprio negli anni in cui i Bizantini ottenevano notevoli successi nell’Adriatico. I baresi si ribellarono al potere normanno e cominciarono a demolire il castello, costringendo le forze normanne ad abbandonare il maniero e a rifugiarsi presso la Basilica di San Nicola. Questo preoccupò molto il re normanno che decise allora di portare il suo esercito in Puglia. Sconfisse prima i bizantini a Brindisi il 28 maggio del 1156 radendo al suolo la città e dopo prese la via per Bari intenzionato a fare altrettanto. Ecco come descrisse gli avvenimenti, un cronista dell’epoca Ugo Falcando: «Conseguita il re questa vittoria, guida l’esercito su Bari. Qui si vide venire incontro verso la fine del mese di maggio, persuasi dall’arcivescovo Giovanni V, il popolo barese senz’armi ed in abito di penitenza chiedendo misericordia per la città e pregando di perdonarli. Ma egli volgendosi alle rovine del suo castello, distrutto dai baresi, disse: mi comporterò con voi secondo un giusto giudizio. Dato che voi non avete avuto alcun riguardo per la mia casa, naturalmente neppure io avrò alcun riguardo per le vostre case e chiese. Tuttavia permetterò che partiate tutti con le vostre cose. Concedo dunque due giorni di tempo». Passati i due giorni l’esercito normanno, comandato dall’ammiraglio barese Giorgio Maione, dopo aver raso al suolo, le mura, distrusse Bari. La città più potente della Puglia, celebre per la sua gloria e piena di ricchezze, superba per la nobiltà dei cittadini e mirabile per la costruzione di suoi edifici, fu messa a ferro e fuoco, e ridotta ad un cumulo di macerie. Posso immaginare cosa accadde e lo stato d’animo dei baresi. In due giorni dovevano andare via dalla loro amata città. Abbandonare le loro abitazioni, portare via l’essenziale, abbandonare le chiese e, con grande rammarico, non vedere più il loro mare.

L’arcivescovo Giovanni dovette abbandonare la sua Cattedrale e la città in rovina e con i suoi sacerdoti trasferirsi in una villa a pochi chilometri da Bari, detta allora Cella d’Amore ma ribattezzata Cella Amara (l’attuale Cellamare). Gli anziani, le famiglie con i loro bambini abbandonarono la città per i paesi vicini con la speranza di trovare ospitalità. Nella città regnava un silenzio irreale. Le strade erano silenziose (come lo sono state agli inizi della pandemia al tempo della chiusura). L’esilio dei baresi nei paesi vicini durò 10 lunghissimi anni finché Guglielmo il Buono, figlio del Malo, succeduto al padre sul trono del Regno di Sicilia, concesse ai baresi di ritornare in città. Nel libro descrivo, lavorando con l’immaginazione, i baci, gli abbracci e la gioia dei baresi, le feste e le tavolate nelle strade e nelle piazze per il ritorno a casa. Questa rinascita culminò con la consacrazione della Cattedrale e anche quel giorno, immagino, fu gioia grande per tutti i baresi, come spero sarà il giorno in cui usciremo da questo momento buio. Con la speranza di ritornare a vedere la luce dopo un periodo di buio, di tornare alla normalità, ad abbracciarci nuovamente, a stringerci le mani e a festeggiare la fine di quest’incubo e a leggere sui quotidiani locali in prima pagina con un titolo cubitale: Dal buio alla luce, Bari 04 ottobre 2021 (spero anche prima), con sottotitolo: «Fine della pandemia e così sia».

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