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Il gentile «discorso» della Luna

Stanca di ruotare attorno alla Terra era desiderosa di conoscere altri pianeti...

Il gentile «discorso» della Luna

Un giorno d’estate Luna stanca di ruotare continuamente attorno alla Terra e desiderosa di conoscere gli altri pianeti e satelliti, decise di fare un viaggio nell’Universo, viaggio che sarebbe durato un giorno, giusto il tempo della sua rotazione terrestre. Il desiderio di visitarlo era molto forte e siccome la Terra non le avrebbe mai permesso di allontanarsi da lei, chiese aiuto all’antica dea greca Selene.

Quest’ultima era una donna di incommensurabile bellezza, dal viso pallido e coperta con lunghe vesti fluide di colore rosso e azzurro, che dimorava fin dalla sua nascita sul suolo lunare. Nell’Universo poi, dimorava anche suo fratello Elios, dio del Sole, al quale chiese di fare tale viaggio assieme a lei e a Luna per illuminare con la sua luce tutto il percorso. Selene allora mise a disposizione di Luna il suo meraviglioso carro contornato di stelle del firmamento, trainato da tre stupendi cavalli bianchi. Infine Selene ed Elios per aiutare Luna ad allontanarsi dalla Terra si rivolsero ad Ipnos, dio del sonno affinché rendesse possibile il viaggio della Luna ipnotizzando per ventiquattro ore la Terra.

Così un giorno subito dopo che Ipnos ebbe ipnotizzata la Terra, i cavalli bianchi cominciarono a trainare il carro di Selene sul quale, accanto a Luna era seduto Elios che illuminava il percorso lungo il firmamento e, in poco tempo, attraversando galassie e stelle, giunsero nei pressi del pianeta Marte tutto ricoperto di materiale ferroso di colore rosso. La Luna potette vedere la presenza di due consorelle, due satelliti che come lei ruotavano attorno al pianeta, e la dea greca Selene le disse che i due satelliti altri non erano che Fobos e Deimos, i terribili figli del dio della guerra Marte, che sempre accompagnavano il loro genitore nelle battaglie. Spaventata Luna volle subito allontanarsi da quel pianeta e, evitando abilmente alcuni minacciosi steroidi che provenivano dal pianeta rosso, volsero in direzione opposta con l’intento di raggiungere il pianeta Venere, molto vicino al Sole. E proprio per la sua intensa luminosità Luna ebbe modo di avere conferma del perché questo pianeta, celebrato per la sua bellezza riusciva a vederlo quando lei orbitava attorno alla lontana Terra. La dea greca Selene le disse poi che tutti gli dei dell’Olimpo la chiamavano anche Stella del mattino e Stella del vespro tanto era il suo splendore e la sua bellezza e che conveniva non avvicinarsi molto perché il calore che emanava e che poteva divenire fatale, era pari al calore della sua passione amorosa per gli uomini.

Così Luna decise di allontanarsi dal pianeta Venere e proseguire il viaggio attraversando la volta celeste stellata ricca di misteri, storie e leggende che Selene le raccontava. Giunsero molto vicini al Sole e Luna vide finalmente Mercurio, un pianeta piccolo e veloce nella sua rotazione, e ne conobbe la sua fascinosa storia. «Era Mercurio», le raccontò Selene, «il più indaffarato fra tutti gli dei dell’Olimpo, e scendeva spesso velocemente sulla Terra per portare gli ordini di Giove a tutti gli uomini. Sapeva ricomporre le liti grazie alla sua eloquenza e per questo era venerato da tutti gli uomini che utilizzano la parola nel loro lavoro. Ahimè, per la sua agilità nell’attraversare muri, porte e finestre, insegnò tali destrezze ai ladri, al punto che sulla Terra fu anche definito il dio dei ladri!».

Luna rimaneva sempre affascinata dai racconti mitologici della dea Selene, ma accortasi che l’enorme calore che avvertiva sulla sua superficie cominciava a procurarle piccole crateri, chiese a Elios, che guidava il carro di Selene di virare e allontanarsi subito dal pianeta Mercurio, in direzione di Saturno.

Quando Luna vi giunse fu molto sorpresa dall’enorme velocità di rotazione di questo pianeta, tanto da farlo sembrare schiacciato dentro i suoi anelli gassosi e colorati. Il fascino che emanava Saturno su Luna era molto evidente, ne era molto attratta al punto che chiese a Selene se poteva farla restare lì per sempre. Ma la dea greca la dissuase raccontandole la storia del pianeta Saturno, l’antico Cronos figlio del Cielo e della Terra. «Era un uomo ribelle e dispotico», le disse, «fu il primo a governare l’Universo finché un giorno Giove, signore dell’Olimpo, lo depose e lo fece precipitare nell’abisso dell’oltretomba in cui i più malvagi erano puniti con eterni tormenti. Se rimani qui», le disse ancora, «potresti fare la fine dei Titani che furono abbandonati per sempre nell’immensità dell’Universo, senza una dimora, senza un pianeta su cui ruotare».

Il racconto di Selene convinse Luna ed il carro proseguì il suo percorso giungendo dopo un po’ di tempo nei pressi di Nettuno, un pianeta quasi buio e freddo a causa della sua grande distanza dal Sole. Luna ebbe modo di vedere i tre suoi più grandi satelliti, Tritone, Proteus e Nereidi, e chiese a Selene di parlarle di loro. «Tritone - spiegò la dea greca Selene - era il figlio di Nettuno e aveva il compito di annunciare a tutti l’arrivo del padre, oltre quello di placare le tempeste marine; Proteus, figlio di Oceano era un oracolo che prediceva il futuro con molta schiettezza e verità; le Nereidi, infine, erano sirene marine insensibili ai sentimenti umani e capaci di poteri profetici. Per gli uomini della tua amata Terra sono state e sono oggi metaforicamente parlando delle incantatrici. Anche Ulisse le incontrò ma seppe superare i loro incantesimi».

Luna si spaventò e abbracciò la dea Selene mentre il carro proseguiva raggiungendo Plutone il pianeta più lontano dal Sole, più piccolo persino di Luna, accompagnato molto da vicino dall’unico suo satellite Caronte. «È triste - disse Selene, - la storia di Plutone, il vecchio dio greco Ade signore del regno dei morti, un regno inaccessibile ai vivi, che emanava vapori sulfurei, e nascondeva nelle sue viscere il fuoco che a volte rovesciava dai crateri del Vesuvio e dell’Etna. L’ingresso all’Averno era custodito da Caronte, un vecchio di aspetto orribile che assieme a Cerbero, il cane a tre teste vegliavano affinché nessuno entrava. Si narra ancora - disse Selene a Luna -, che Ade rapì Persefone, la bella figlia di Demetra che avvinta dal dolore minacciò lo stesso Giove di inaridire la Terra e far morire tutti gli esseri umani e gli stessi dei. Sotto questa minaccia il saggio signore dell’Olimpo convinse suo fratello Ade a tenere con se Persefone solo per quattro mesi all’anno, mentre il resto del tempo doveva trascorrerlo sulla Terra accanto a sua madre».

Ma ciò che vedeva Luna in quel momento non era un pianeta ma l’equivalente di un grande sasso ricoperto di gas allo stato solido, freddo e buio e se ne volle allontanare subito. Il carro riprese il viaggio nel firmamento raggiungendo l’ultimo dei pianeti del sistema solare, il più grande, molto più lontano dal Sole di quanto non lo fosse la Terra, e con la presenza di soffi di vento che spiravano veloci ad oltre quattrocento chilometri orari, venti che frustavano la sua superficie creando vortici turbolenti e conferendole un aspetto merlettato. Il pianeta, “spiegò la dea Selene, “ha preso il nome da Giove, signore dell’Olimpo, re del Cielo e della Terra, capace con i suoi tuoni di far cadere piogge, tempeste e grandine. Un dio giusto e potente al quale tutti dovevano obbedire e che da solo riuniva una potenza mille volte superiore a quella di tutti gli altri messi assieme.”

Luna ringraziò Selene per le sue brillanti spiegazioni e, in cuor suo, avrebbe voluto che anche lei fosse stata così importante e avesse avuto un’antica storia come quella di tutti i pianeti e i satelliti del sistema solare. “Ma tu ce l’hai una storia,” le ricordò Selene avendo percepito il suo pensiero, “sono io Selene la tua storia, io che insieme a Elios, mio fratello e ad Aurora mia sorella abbiamo avuto il compito di dare ad ogni ora luce all’umanità. Così ogni notte io attraversavo il cielo con questo carro, per poi lasciare il posto ai colori caldi di Aurora, e poi ancora al fuoco di Elios. Sei tu ora, al posto mio, ad osservare aiutare le varie esistenze degli essere umani sulla Terra. «Non è a te - le ricordò Selene -, che si sono ispirati e sempre si ispirano i grandi artisti della Terra? Hai forse dimenticato la composizione Luna di cristallo di Beethoven? E la poesia Vago incantamento di Neruda? Hai forse dimenticato che tre terrestri, Armstrong, Aldrin e Collins si sono posati sulla tua superficie per meglio conoscerti? Non guardano te e le tue fasi i contadini per avere un buon raccolto? E le maree non sono forse influenzate dai tuoi movimenti nel cielo? E non sei tu che sei sempre citata nelle relazioni sentimentali degli esseri umani e considerata come l’ispiratrice gentile di romantiche serate sul mare e in tutti i paesaggi naturali terrestri?».

«Torniamo a casa - supplicò allora Luna -, il tempo di Ipnos sta per cessare,” disse preoccupata, “voglio tornare a ruotare attorno a madre Terra, l’unico pianeta sulla cui superficie ci sono esseri umani, animali, piante che mi osservano e rimangono incantati tutte le notti, solo così non potrò più allontanarmi dal mio amato pianeta, solo così potrò sentirmi legata per sempre dal suo abbraccio».

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