Martedì 28 Giugno 2022 | 05:15

In Puglia e Basilicata

L'INTERVISTA

Adani spazia a tutto campo: «Mancini resta una garanzia»

Adani spazia a tutto campo: «Mancini resta una garanzia»

Daniele Adani e Christian Vieri durante il talk alla Bobo Tv

L'ex difensore e ora opinionista sul fenomeno BoboTv con Ventola e Cassano: «Tappa del tour anche a Bari»

20 Giugno 2022

Fabrizio Nitti

Il momento della Nazionale, il campionato che verrà, il fenomeno dilagante della «Bobo Tv». E poi le prospettive delle big di Puglia in una stagione che le vedrà rilanciate ai massimi livelli. Daniele Adani parla di calcio a 360 gradi. L’ex difensore che ha vestito le maglie di Modena, Lazio, Brescia, Fiorentina, Inter, Ascoli ed Empoli (con cinque presenze in azzurro) è tra i talent più apprezzati nel panorama italiano. Per la sua competenza vastissima, ma soprattutto per l’entusiasmo che sa infondere raccontando il calcio. Sarà tra le voci più autorevoli del mondiale in Qatar: commenterà per la Rai. Una rassegna che, però, vedrà l’Italia assente. E allora, proprio dal momento della squadra di Roberto Mancini, reduce dall’altalenante parentesi in Nations League, parte la sua analisi.

Dalle notti magiche dell’Europeo al secondo mondiale fallito e alle severe lezioni subite da Argentina e Germania, tutto in un solo anno. Il successo di luglio 2021 è stato solo una fantastica illusione?
«No, ma è stato un percorso virtuoso realizzato dall’intuizione, dalla ricerca e dalla proposta nata da un uomo al comando che è Roberto Mancini. Il ct ha potuto realizzare un metodo in grado di permettere ad una squadra che non era la più forte di sviluppare qualità, entusiasmo, agonismo. Il successo è stato meritato perché originato da un’idea completamente nuova: sviluppare un calcio propositivo e offensivo con la nazionale. Purtroppo, si sono verificati in seguito eventi oggettivamente avversi ed è mancata la determinazione per superarli come, invece, era avvenuto in precedenza. Ma non ci si può fermare qui, sebbene non esserci al Mondiale rappresenti una ferita molto dolorosa».

Un gruppo da ricostruire senza stelle di valore acclarato, con tanti giovani che nei club non trovano spazio adeguato, soprattutto nei top team: come ripartirà il calcio italiano?
«Il movimento accusa difficoltà oggettive, inutile negarlo. Siamo in un frangente geneticamente meno felice rispetto al passato: abbiamo calciatori con meno talento rispetto alle stelle di altre nazioni, ma bisogna individuare quattro-cinque calciatori di riferimento, attorno ai quali affiancare tanti giovani che seguano uno spartito. E in tal senso, Mancini rappresenta la garanzia di credere nei ragazzi e nell’applicare un’identità che ci ha già condotto ad un grande risultato».

Già, ma come è già capitato ai suoi predecessori anche Mancini a volte sembra solo nel perseguire il rinnovamento e l’affetto verso la nazionale: e se perdesse entusiasmo nella sua missione?
«Penso che nel momento in cui abbia rinnovato il vincolo a così lunga scadenza, abbia avuto maggiori poteri, responsabilità e autonomia. Lo ha dimostrato con il maxi stage che ha coinvolto moltissimi giovani generando l’esordio di una dozzina di elementi in Nations League. Mancini è un uomo intelligente, che sa mettersi in proprio, sa ricavare il suo spazio e come utilizzarlo al meglio. Ha insegnato non solo il concetto della fiducia, ma anche della pazienza. Se un ragazzo mostra segnali, non si potrà pretendere che confermi immediatamente le sue doti, ma va adeguatamente atteso. Ecco, in tal senso Roberto ha sempre mantenuto nel gruppo chi ha dimostrato di seguirlo, al di là delle singole prestazioni».

Commenterà il mondiale in Qatar per la Rai, ma senza gli azzurri quali saranno i motivi per restare incollati alla tv?
«Parliamo dell’evento di punta non solo nel calcio, ma dello sport in generale. Il Mondiale sarà stupendo perché sarà in un Paese che non lo ha mai disputato prima, perché sarà in un periodo dell’anno inedito per questa manifestazione, perché ci sono grandi campioni e un’incertezza incredibile su chi lo vincerà dato il livellamento generale. Vedremo all’opera grandi nazionali: Francia, Brasile, Inghilterra, Germania, Argentina, Belgio, le immancabili sorprese. È vero: mancherà la componente del nostro tifo, è una grande amarezza. Ma l’interesse non potrà venir meno in un Paese che tradizionalmente ama intensamente il calcio».

Il mercato di A comincia a battere i primi segnali: chi sta conquistando la sua attenzione?
«Il mercato va vissuto passo per passo. Per ora è la stagione dei grandi ritorni, come può avvenire per Pogba alla Juventus e Lukaku all’Inter. Siamo in attesa del Milan: Maldini e Massara hanno dimostrato di sapersi muovere con oculatezza, ma in modo funzionale alle idee dell’allenatore. L’Italia vive un frangente in cui non si può permettere colpi a sensazione: magari non ci saranno gli acquisti che infiammano le piazze, ma siamo reduci da uno dei tornei più incerti degli ultimi 15 anni. Ecco, l’equilibrio nella lotta al vertice penso resterà e renderà unico il nostro campionato».

La Bobo Tv riscuote un successo straordinario anche a teatro. Con Ventola e Cassano in squadra, a quando una tappa a Bari?
«La Bobo Tv è qualcosa che prima non esisteva. È nata nel complicato periodo del lockdown, magari ha fatto compagnia quando eravamo tutti costretti in casa, soprattutto ha lanciato un modello di comunicazione nel quale le conoscenze e le competenze si mescolano con la libertà di espressione: perciò crea dibattito, anche in chi la pensa diversamente. I tour che abbiamo cominciato hanno confermato quanto la gente ci senta vicini. Sì, Bari è tra le città che teniamo in considerazione non solo per i legami di Nicola e Antonio, ma perché al Sud notiamo un calore davvero speciale».

Il Lecce torna in A, il Bari in B. Come vede le big di Puglia?
«Vedo due club con voglia di imporsi. Il Lecce si ritrova nel palcoscenico più prestigioso, seguirà probabilmente la linea dei giovani, ma sono convinto che lotterà per radicarsi in A. Il Bari, dopo il fallimento di quattro anni fa, comincia a rivedere la luce: si ritrova in una B davvero “spaziale” con Genoa, Cagliari, Palermo, Parma e almeno altre 5-6 outsider. Ma se rappresenti una società così blasonata ed una tifoseria tra le più appassionate d’Italia, non puoi accontentarti di partecipare. Ecco, sono convinto che i biancorossi confermeranno l’ambizioso progetto della famiglia De Laurentiis e costruiranno un complesso per giocarsi le sue carte nel gruppo delle migliori».

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