Domenica 21 Ottobre 2018 | 03:58

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ECCELLENZE - Un tipico caciocavallo lucano farcito di pasta

ECCELLENZE - Un tipico caciocavallo lucano farcito di pasta

di Antonella Millarte

BUONGUSTO - A tavola ci si ritrova tutti, di ogni razza del variegato mondo o di ogni colore politico.

La buona tavola appiana ogni difficoltà, mette tutti d’accordo ma, soprattutto, è il motore di quella industria della piacevolezza, che va sottobraccio con la salute: la cucina.

Che squisita coincidenza, con l’avvio del 2018, l’inizio dell’anno internazionale del cibo italiano nel mondo ma anche, per i nostri tantissimi affezionati lettori, la celebrazione del terzo anniversario della pagina del Buongusto. Un’idea del direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Giuseppe De Tomaso, uomo di cultura vastissima e altrettanto ampia percezione del valore tangibile e intangibile della nostra coltura. Tradurre la sua intuizione in realtà, partendo dagli sterminati giacimenti del gusto di Puglia e Basilicata, è stato un difficile equilibrio basato sulla scelta – ogni venerdì – di ciò che rappresenta al meglio la cultura made in Sud di questi territori bellissimi, da visitare e mangiare, allo stesso tempo e con la stessa passione.

Il made in Italy altro non è che la collezione di almeno venti culture enogastronomiche. Puglia e Basilicata, ricche di biodiversità della materia prima e di tradizioni culinarie millenarie gelosamente preservate, ma sempre aperte all’innovazione, si esprimono in quelle che – modernamente – potremmo chiamare “Le famiglie del food”. Alcune sono “famiglie” patriarcali come quelle di Divella a Rutigliano o Di Leo a Matera. Altre sono matriarcali, come quella delle sorelle Marina e Daniela Mastromauro di Granoro a Corato. Ma sono solo la punta di diamante, con fatturati da milioni di euro, di aziende che portano l’industria alimentare pugliese in tutto il mondo.

C’è poi un “esercito” armato di orgoglio, passione, dedizione e tipicità che è quello delle piccole e medie imprese pugliesi e lucane. Famiglie, che di generazione in generazione, crescono e vanno avanti. Famiglie allargate, come quelle delle cooperative vitivinicole che oramai macinano numeri importantissimi nei calici del globo. In quei 40 miliardi di export 2017 – fatti non solo di cibo ma di paesaggio e identità – ci siamo tutti noi.

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