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IL CASO

Brindisi, polemica su nave-rigassificatore: «Un ritorno al passato»

Brindisi, polemica su nave-rigassificatore: «Un ritorno al passato»

La nave-rigassificatore divide Brindisi

Le associazioni ambientaliste: «Il futuro è nelle rinnovabili, ma non lo è per chi ritiene di poter ricavare alti profitti con il gas e il carbone»

07 Maggio 2022

Antonio Portolano

BRINDISI - «Il metano non dà una mano a Brindisi e alla sua economia». È il messaggio chiaro rivolto dalle associazioni ambientaliste ai tanti che nelle ultime ore si sbracciano per candidare il porto del capoluogo messapico per la localizzazione di una delle due navi-rigassificatore che il governo intende utilizzare per fronteggiare la crisi energetica sorta dopo il conflitto tra Russia e Ucraina. «Oggi è paradossale il fatto che, mentre Enel ribadisce la scelta di realizzare a Brindisi un polo energetico delle rinnovabili, si registrino prese di posizione di chi reclama il ritorno al passato decidendo di potenziare per sei mesi l’esercizio a carbone delle centrali in attività, perfino a livello ministeriale, “dimenticando” che vi sono gruppi già dismessi e bonificati. Ma è ancora più paradossale il fatto che, mentre a Taranto si manifesta con forza il “no” alla scelta di una nave ormeggiata davanti al porto che rigassifichi Gnl, a Brindisi si crei un comitato a sostegno di tale scelta» ribattono Forum Ambiente Salute e Sviluppo, Fondazione Di Giulio, Italia Nostra, Legambiente, No al Carbone, No Tap, Salute Pubblica, WWF.

«Nel documento dell’auto definito comitato spontaneo, si magnificano i vantaggi per il porto e l’intera città del continuo arrivo di navi gassiere per perpetrare i vantaggi a chi sino ad ora li ha tratti dalle carboniere, e non alla città ed al traffico turistico e commerciale. Non è affatto vero che la guerra abbia provocato la lievitazione del prezzo del gas, che ha raggiunto il suo culmine a dicembre per poi scendere, e non è affatto vero che si raggiunga l’indipendenza energetica diversificando i fornitori di gas dalla Russia verso paesi altri, paesi altrettanto inaffidabili o verso il GNL statunitense dall’altissimo costo, per di più con soluzioni valide non prima di un anno», ribattono gli ambientalisti. E concludono: «E sempre per dire le cose come stanno, verrebbero prodotti in tutto una trentina di posti di lavoro. Il futuro è nelle fonti rinnovabili, ma evidentemente non lo è per chi ritiene di poter ricavare alti profitti con il gas e il carbone a discapito della comunità».

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