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Concluse le indagini condotte dalla guardia di finanza e coordinate dalla Procura di Trani. Notificati gli «avvisi», ora parola alle difese

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BARLETTA - Società cartiere, il cui compito sarebbe stato quello di emettere fatture a fronte di operazioni inesistenti in favore di società non solo del circondario del nord barese ma anche di altre regioni. L’altra faccia della medaglia sarebbe stato il riciclaggio dei relativi proventi. Sullo sfondo, quale necessari corollari, l’indebita compensazione di imposte, l’occultamento o la distruzione di scritture contabili, le omesse dichiarazioni fiscali.

Società fittizie In pratica società fittizie, prive di effettiva operatività, utilizzate quali strumenti per simulare operazioni commerciali, in realtà inesistenti. Un meccanismo per far risultare nei bilanci di società effettivamente operanti sul mercato costi non veritieri e quindi abbattere i ricavi e dunque le imposte.
E’ lo scenario ricostruito dalla Guardia di Finanza in una complessa indagine coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Trani Silvia Curione, che ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 53 persone accusate a vario titolo, e a seconda delle presunte rispettive responsabilità, di associazione per delinquere, riciclaggio ed illeciti in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto (Decreto Legislativo n.74/2000). L’indagine ha aperto una breccia su un voluminoso giro di partite ammontante a diversi milioni di euro.

Ventitrè indagati In 23 sono accusati d’aver fatto parte di 2 distinte associazioni a delinquere finalizzate a commettere i reati contestati dalla Procura tranese. Uno dei 2 sodalizi sarebbe stato capeggiato dal 49enne barlettano Antonio Magliocca e dal 53enne messinese Giovanni Laudini. Avrebbero contato sul supporto operativo del 45enne commercialista barlettano, di origini canosine, Riccardo Verderosa, esperto in materia di contabilità.
A guidare la seconda compagine delinquenziale sarebbe stato il 48enne barlettano Dario Dimonte. In particolare, secondo l’accusa, avrebbe creato o gestito in forma diretta o occulta 5 società edili che avrebbero compiuto operazioni contabili penalmente illecite.

Domande omissive Alcuni imprenditori ai quali è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini erano stati interrogati dall’ex sostituto procuratore tranese Antonio Savasta, che, secondo quanto contestatogli dalla Procura della Repubblica di Lecce, avrebbe omesso di far loro domande che potessero coinvolgere l’imprenditore barlettano, toscano d’adozione, Luigi Dagostino (in passato in rapporti commerciali con Tiziano Renzi e Laura Bovoli, genitori dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma questo non è tema d’inchiesta del pubblico ministero Curione), coinvolto in un’indagine su fatturazioni false della Procura di Firenze.
Solo nelle prossime settimane, alla luce delle facoltà difensive alle quali gli indagati hanno diritto con la notifica dell’avviso di conclusione inchiesta, il pm tranese deciderà se e per chi dei 53 indagati formulare richiesta di rinvio a giudizio. 

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