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L’ipotesi è che altre persone siano finite nelle grinfie della cricca delle indagini truccate nel Tribunale di Trani. E che, di conseguenza, ci siano altri casi di sentenze svendute. L’inchiesta della Procura di Lecce, che lunedì ha già portato a processo dieci persone, va avanti con ulteriori approfondimenti. Giovedì l’imprenditore Flavio D’Introno, l’uomo che con i suoi racconti ha fatto scattare a gennaio l’arresto dell’ex gip Michele Nardi e dell’ex pm Antonio Savasta, è tornato a parlare: un interrogatorio fiume davanti alla pm Roberta Licci per rispondere su ulteriori circostanze

La prima tranche dell’indagine è ormai chiusa ed ha visto D’Introno ammettere i pagamenti (oltre due milioni di euro, più regali e viaggi) e Savasta confermare di essersi fatto comprare. Nel frattempo, in tanti si sono rivolti alla Procura di Lecce o ai carabinieri di Barletta per sottoporre altri episodi in cui si potrebbe leggere il sospetto della corruzione in atti giudiziari, la stessa che i magistrati salentini hanno contestato insieme all’associazione a delinquere. E dunque sono scattate le verifiche.

Stavolta D’Introno (assistito dall’avvocato Vera Guelfi, visto che anche lui è indagato) avrebbe parlato di altri imprenditori che, tramite lui, sarebbero arrivati a Michele Nardi. L’ex gip, tuttora in carcere a Matera, è stato rinviato a giudizio con l’ipotesi di essere il capo, promotore e organizzatore dell’associazione a delinquere che truccava le indagini: in cambio di denaro, si sarebbe occupato di curare gli interessi giudiziari di D’Introno, spesso millantando (tra le accuse contestate c’è anche questa) e comunque senza mai raggiungere l’obiettivo, dal momento che l’imprenditore coratino è stato poi condannato definitivamente in Cassazione per usura.

È possibile, dunque, che qualcun altro si sia rivolto a Nardi per risolvere i propri problemi a Trani. Casi relativamente recenti (dopo il 2013), su cui già ci sarebbe qualche riscontro. Casi che si aggiungono a verifiche già avviate, sempre su «input» di D’Introno, in relazione a rapporti con altri magistrati e con altri avvocati. Ed è molto probabile che la Procura procederà ad ascoltare altri testimoni, o a continuare a sentire D’Introno che sul punto era già stato chiaro il 22 agosto (il relativo verbale è stato depositato dalla Procura in udienza preliminare): «Le vicende che hanno riguardato i Ferri e i Casillo - aveva detto D’Introno riferendosi agli imprenditori della grande distribuzione e ai “re del grano”, le cui denunce sono agli atti -, sono la prova di quanto sostengo circa il fatto che l’associazione aveva scopi che andavano ben oltre la mia persona. Ritengo che ulteriori indagini da parte dell’autorità giudiziari potrebbero far emergere ulteriori vicende analoghe a quelle che mi hanno visto coinvolto».

La prima fase dell’inchiesta sulla giustizia truccata a Trani è approdata ora all’atto finale. Il gup Cinzia Vergine ha rinviato a giudizio davanti alla Seconda sezione penale (inizio il 4 novembre) Nardi, l’avvocato barese Simona Cuomo e l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro (anche lui in carcere a Matera), oltre a Gianluigi Patruno e Savino Zagaria, ex cognato dell’ex pm Antonio Savasta. Savasta, insieme all’ex pm Luigi Scimè (ora in servizio come giudice a Salerno), all’imprenditore barlettano Gigi D’Agostino ed altri due avvocati tranesi ha invece scelto di farsi giudicare in abbreviato (si parte il 30 ottobre).

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