Giovedì 17 Ottobre 2019 | 17:55

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L'imprenditore D'Introno e la tangente a Milano: l'incontro nel 2013 o nel 2016

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Flavio D’Introno soggiornò a Milano dal 31 ottobre al 3 novembre 2013, uno dei possibili periodi in cui - secondo l’accusa - l’imprenditore coratino avrebbe consegnato una tangente di 10mila euro all’ex pm Luigi Scimè. È in un nuovo verbale di D’Introno, che la Procura di Lecce ha depositato in apertura dell’udienza preliminare conclusa lunedì con 5 rinvii a giudizio, che sono contenuti gli elementi a carico di Scimè, oggi giudice civile a Salerno, una delle cinque persone (insieme all’altro ex pm Antonio Savasta) ad aver chiesto il rito abbreviato.

D’Introno, l’uomo che con i suoi racconti ha fatto esplodere l’inchiesta sulla giustizia truccata nel Tribunale di Trani, ha parlato con il pm Roberta Licci il 22 agosto, per chiarire una serie di episodi. Un verbale di cinque pagine in cui si parla, appunto, dei viaggi a Milano di D’Introno, cui certo la bella vita non dispiace: di casa sugli yacht e nei locali di Montecarlo, nel 2016 risulta tra gli ospiti dell’esclusivo «Ballo della rosa» insieme ai reali monegaschi. La questione dell’incontro a Milano, che viene recisamente negata da Scimè, riguarda appunto i giorni di presenza di D’Introno in un albergo della città.

I carabinieri avevano recuperato la lista ospiti dell’albergo, da cui risultava un soggiorno solo l’1 e il 2 novembre. In realtà, dice D’Introno, il viaggio durò quattro giorni. «Per ragioni fiscali - ha spiegato a verbale - dividevamo il soggiorno con diverse intestazioni facendo intestare le fatture anche ai figli minori o a Resta Viaggi per ovviare a eventuali controlli di redditometro».
D’Introno non è stato in grado di collocare con certezza lo scambio di denaro con Scimè a Milano. «Non so se sia avvenuto nel 2013 o nel 2016 - ha detto a verbale - mentre escludo con certezza il 2017, né posso ricordare in quale dei tre giorni di soggiorno sia avvenuto l’incontro». L’imprenditore ha raccontato di aver consegnato all’ex pm, titolare dell’accusa nel processo Fenerator per usura (poi concluso con una condanna definitiva) e di due indagini per altrettanti incendi nelle ville della moglie di D’Introno, una busta con 10mila euro in contanti.

«È evidente - secondo D’Introno - che se l’incontro è avvenuto nel 2013, la dazione avrà avuto a che fare con il processo Fenerator, anche se io comunque ricordavo e ricordo un collegamento tra l’incontro a Milano e la questione degli attentati». Sarà ora il gup Cinzia Vergine a stabilire a fine ottobre se questo racconto è sufficiente a condannare Scimè (l’unico dei tre magistrati coinvolti ad essere ancora in attività) per l’accusa di corruzione.

L’altro giudice, l’ex gip Michele Nardi, ha invece scelto di andare a processo e sarà giudicato a partire da novembre. Insieme a lui anche l’ispettore di polizia Vincenzo Di Chiaro, che come Nardi è ancora in carcere a Matera. Dagli atti depositati dalla Procura di Lecce emerge che già nel 2017 i magistrati salentini avevano aperto un procedimento nei confronti del poliziotto e di Savasta: i carabinieri a giugno 2017 avevano acquisito documentazione nell’ufficio di Di Chiaro, nel commissariato di Corato.

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