Martedì 26 Marzo 2019 | 11:00

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Il M5S rischia di rimanere prigioniero della sindrome di Dorando Pietri, il maratoneta italiano che alle olimpiadi di Londra del 1908 crollò a pochi metri dal traguardo perdendo la medaglia d'oro. Tutti i sondaggi indicano che il movimento di Beppe Grillo potrebbe diventare il primo partito italiano. E quindi, di conseguenza, il presidente Sergio Mattarella potrebbe conferire a Luigi Di Maio (o a chi per lui) l'incarico di formare il nuovo governo. Aprendo una fase nuova, rivoluzionaria, dice Grillo, della vita del Paese.

Eppure sembra che il Movimento pentastellato faccia di tutto per allontanare l'appuntamento con la Storia, collezionando una serie di infortuni che hanno nelle città a guida grillina il loro polo d’attrazione.

Dalla corsa solitaria del “doroteo” Di Maio per la leadership, alle sparate di Grillo (ma può permetterselo perché è e rimane un comico) che arriva a invitare la polizia a circondare il Parlamento, ai problemi delle giunte metropolitane: da Roma, dell'”immaginifica” Raggi, alla Torino della “algida” Appendino. Eppoi, i casi di Livorno, Bagheria, Quarto.
Il caso torinese è sintomatico di come ci si possa fare male con le proprie mani. E soprattutto di come, ironia della sorte, se si ha la pretesa di essere “puri e incontaminati”, e soprattutto se si giudica il resto del mondo come un girone infernale di corrotti e malversatori, bisogna essere e apparire lontani da ogni debolezza umana.

Il braccio destro della Appendino, una sorta di Rasputin, di Richelieu, è stato costretto a dimettersi per avere chiesto e ottenuto che fosse tolta una multa a un amico. Non si fa e non si deve fare. Ed è un atto di prepotenza a prescindere.
Il problema dei movimenti fondamentalisti, e quello grillino indubbiamente lo è, è di pensare che sia possibile creare l'uomo perfetto, incontaminato. Al di là del bene e del male. Il contrario del pensiero liberale che considera l'uomo nella sua finitezza. Un mix di errori e di talenti.

È il pensiero illiberale che amplifica il potere dello Stato e della Politica. Dalla sfera pubblica a quella privata. Scriverà Frederic Bastiat: “Siamo forse liberi quando lo Stato spia tutti i nostri movimenti al fine di tassarli, sottomette tutte le nostre azioni alle indagini dei suoi impiegati, impastoia tutte le imprese, incatena tutte le facoltà?”. I fondamentalisti non ammettono l'errore e la debolezza umana. Cercano la perfezione, mentre i liberali si accontentano, come scrive Alberto Mingardi, di rendere il mondo meno imperfetto (”L'intelligenza del denaro”).

L'imbarazzo, per la vicenda torinese, del quartiere generale del M5S (che si identifica, nella realtà con l'asse Grillo-Casaleggio) nasce proprio dalla pretesa, smentita dalle vicissitudini umane, di rappresentare l'empireo dei “puri”. E se gli “incidenti” aumentano, il rischio è il vento favorevole possa improvvisamente cambiare direzione.
Se si fonda tutta la propria strategia politica sul grido “onestà-onestà” e sul corollario “meglio incompetenti che disonesti”, occorre poi essere limpidi e conseguenti. Senza se e senza ma.

In Sicilia, a giorni, c'è il primo banco di prova. Fino a qualche tempo fa il candidato grillino appariva senza avversari. Ma i segnali delle ultime settimane hanno fatto crescere i malumori in Grillo e company. Sarebbe un colpo per il M5S se il loro candidato dovesse cadere sulla linea del traguardo.

Ma a dare una mano ai grillini e ad aiutarli a far dimenticare le loro debolezze ci pensano gli altri partiti. Dal centrosinistra, finito nel buco nero di “tutti contro tutti”, in un “cupio dissolvi” di risentimenti personali. Prima ancora che politici. Al centrodestra, che oggi appare il più forte competitor del M5S ma che tarda a darsi una unità politica e programmatica.
Così tutti gli errori e le debolezze del Movimento passano in cavalleria. Senza valutare che al peggio non c'è mai fine.
Michele Cozzi

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