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La voglia di ripartenza e di evasione viene pagata duramente dai consumatori che hanno pochi anticorpi per difendersi da una corsa al rialzo dei prezzi che, va precisato subito per quel che concerne i carburanti, non ha alcun concreto nesso con gli andamenti internazionali del prezzo del petrolio, nonostante il perenne litigio interno ai Paesi aderenti all'Opec.

Un salasso, in termini economici, che solo per il rifornimento alle stazioni di servizio costa un 16,4% in più ai consumatori, secondo le stime elaborate dalla maggior parte delle associazioni degli utenti.

E del resto che questa tendenza sia in preoccupante ascesa è confermato anche dai bollettini dell'Osservatorio prezzi del ministero dello Sviluppo economico elaborati dalla «Staffetta quotidiana» che studia le tariffe praticate dai gestori.

Ora, che tutte le categorie economiche e sociali abbiano pagato un prezzo altissimo alla paralisi provocata dalla pandemia, e non solo in Italia, è un dato di fatto. Che invece a ogni inizio d'estate, soprattutto se coincide come lo scorso anno con un ammorbidimento degli effetti del contagio, debba scattare una speculazione senza precedenti ai danni dei consumatori è un dato incontrovertibile e facilmente dimostrabile.

In questi casi parlare di «cartello» viene naturale nonostante le smentite e le precisazioni da parte delle associazioni dei petrolieri che importano greggio per raffinare benzina e gasolio.

Ma pur in presenza dei distinguo, si fa davvero fatica a non registrare un meccanismo naturale che porta agli aumenti da parte di quasi tutte le compagnie, con qualche piccola differenza nell'erogazione self o servito. Ma siamo di fronte ad una manciata di decimi di centesimo che, sui grandi numeri, non incidono più di tanto sulle tasche dei cittadini.

E in difesa dei cittadini, a parte le associazioni dei consumatori, non si leva alcuno scudo. Neanche l'Antitrust, che pure dovrebbe controllare (come fa del resto) potenziali convergenze parallele in danno degli utenti, non riesce a intervenire ed eventualmente a punire cartelli mascherati.

Che, come detto, si registrano sempre nel periodo delle vacanze, quando gli italiani si mettono in viaggio, e quest'anno come non mai, per scrollarsi le restrizioni del lockdown e di una vita sociale posticipata alle migliori condizioni sanitarie, come quelle che si presentano ora, pur nella cautela e nella consapevolezza di dover ancora convivere con le varianti indomite del coronavirus. Una voglia di evasione, quella degli italiani, che viene punita con un rincaro che sa di «obbligazione» ambientale: della serie tanto devi partire e se vai in macchina devi fare il pieno, anzi più di uno.

La dazione «estiva» in danno degli utenti non incontra peraltro neanche l'attenzione dello Stato che, monitoraggio a parte dei prezzi comunicati dai gestori all'Osservatorio del ministero dell'Economia, pratica la politica del «silenzio assenso», nel complesso anche molto utile alle casse nazionali per via delle varie accise.

Sta di fatto che mentre si parla di ripartenza e di resilienza, con i fondi straordinari dell'Unione europea in arrivo per favorire la ripresa economica, a pagare ancora prima di vedere gli effetti del cosiddetto «debito buono» sono solo i cittadini utenti alle prese con un aumento indiscriminato dei prezzi che, tabelle alla mano, non si registrava dal 2018. E quel che è peggio, è che il pericolo di un ulteriore rincaro dei carburanti è nelle previsioni degli osservatori economici pur in presenza, sui vari mercati internazionali, di una stagnazione complessiva delle quotazioni del petrolio.

Se non è speculazione è sicuramente un grande affare (per le compagnie) perché mai come in questo caso il prezzo va oltre la componente industriale e quella fiscale tra accise ed Iva. Ma interessa a qualcuno ai piani alti?

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