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La riflessione

L’irresponsabilità in giro non ha scusanti

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Questa storia dell’emergenza sanitaria affidata ai colori di un semaforo sfiora il ridicolo

19 Dicembre 2020

Roberto Calpista

Natale col lockdown. Potrebbe essere il titolo del cinepanettone 2020, se i cinema fossero aperti. Invece le sale restano chiuse, come i teatri, i bar, i ristoranti. Tutto chiuso, pure i nonni nel monolocale popolare, che magari avranno un pensiero d’amore per Macron, presidente francese, positivo e in quarantena a Versailles.
Diciamolo subito, gli italiani - non tutti ma molti - si meritano questo, si meriterebbero anche altro. Si meritano un sentimento di disgusto quando mettono in mostra una stupidità diffusa che cerca di farsi beffa di migliaia di morti.

Non sarà politicamente corretto, e infatti non lo dice nessun politico, ma la realtà è fatta da milioni di connazionali, di tutte le età, di tutti i ceti sociali che, come hanno fatto la scorsa estate, continuano a infischiarsene ampiamente dei contagi da Covid, delle vittime, di chi finisce intubato in terapia intensiva, di chi chiama il 118 per un dolore al petto che non passa e non gli risponde nessuno.
Se lo meritano - diciamolo - i rappresentanti delle forze dell’ordine che in questi mesi delicatissimi non hanno visto, o non hanno voluto vedere, ignorando - è solo un esempio - che in macchina dalla scorsa primavera, se non si è congiunti si deve essere in non più di due, con il passeggero seduto dietro ed entrambi muniti di mascherina.
Saranno feste da quasi reclusi, meritatamente, a ricordarci che il pesce puzza dalla testa. Come dimostra l’ultimo decreto legge che è il solito inguacchio italiano, servito a puntino anche grazie alla confusione scientifica messa in mostra dai mostri sacri della malmessa Sanità italiana. Servivano regole, poche e certe. Occorrevano tempi diversi. Invece è venuto fuori l’ennesimo complicato pasticcio: in linea di massima Italia in zona rossa dal 24 dicembre al 6 gennaio, ma solo nei giorni festivi e prefestivi. Negli altri giorni sarà zona arancione. Con permessi - autocertificazione apposita - per raggiungere massimo in due congiunti (fidanzati, amici), i parenti che vivono soli. In altre parole una stretta che sembra costruita per essere aggirata.

Già questa storia dell’emergenza sanitaria affidata ai colori di un semaforo sfiora il ridicolo. Inoltre ha ragione la presidente del Senato, Casellati: «Le famiglie non sanno ad oggi (ieri, ndr) se, quando e con chi potranno vivere le feste. È incomprensibile che gli italiani non sappiano ancora come comportarsi». Ora lo sanno. Così viene da pensare al temporeggiare del governo sulle misure, alle continue avanzate francesi e ritirate spagnole. Forse chiudendo tutto nei primi quindici giorni di dicembre il resto del mese sarebbe stato quantomeno più tranquillo. Forse non incentivando gli acquisti con il cashback, qualcuno invece di affollare le vie dello shopping sarebbe rimasto davanti alla tivù e la scorsa estate, senza bonus vacanza, i balli e i riti di gruppo sarebbero stati di meno. Il pudore collettivo ne avrebbe guadagnato.

Invece la decisione, tutta politica, è stata diversa. Del resto a gennaio, quando ci saranno anche i picchi dell’influenza di stagione da tenere a bada, dovrebbero in teoria riaprire le scuole - in modo da dare un senso alle migliaia di banchi con le rotelle stipati negli scantinati - e gestire la vaccinazione di migliaia di persone, sarà necessario «governare» un Paese che dovrà tornare a vivere e che probabimente, con gli ospedale ridotti alle pezze non se lo potrà ancora permettere. Anche perché gli italiani si stanno già attrezzando per delle feste le più contagiose possibile, spinti dal senso più puro dello spirito natalizio, sempre lo stesso, da un po’ di anni a questa parte: gozzovigliare senza limiti.

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