Martedì 19 Gennaio 2021 | 22:05

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Privacy e salute è un binomio inscindibile. L'attuale disciplina di protezione dei dati personali alza un muro invalicabile quando si parla di malattie o infezioni. E il Covid-19 non fa eccezione. Anche se proprio la conoscenza dei contagiati consentirebbe di mettersi al riparo da incontri ravvicinati ed evitare un pericoloso effetto domino. Siamo di fronte, insomma, ad un ossimoro.Non c'è, in materia, una declinazione della convenzione di Aahrus che consente ai cittadini di accedere a informazioni riservate quando si tratta di tutela ambientale.

Anche se proprio la conoscenza dei contagiati consentirebbe di mettersi al riparo da incontri ravvicinati ed evitare un pericoloso effetto domino.
Siamo di fronte, insomma, ad un ossimoro.Non c'è, in materia, una declinazione della convenzione di Aahrus che consente ai cittadini di accedere a informazioni riservate quando si tratta di tutela ambientale.
Traduzione: anche se ne va della propria sicurezza, non si può sapere se il vicino è stato colpito dal virus, se il salumiere dove si va a fare la spesa è contagiato, se il barbiere di fiducia è infetto. Tutto è demandato al sistema sanitario, incaricato di individuare i contatti stretti del malato. E' l'autorità che deve occuparsi di adottare i provvedimenti adeguati per isolare e mettere in quarantena le persone contagiate al fine di proteggere l’intero territorio. Già, ma il tracciamento, con il numero dei contagiati cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi due mesi, è andato in tilt praticamente in tutta Italia, lasciando a spasso potenziali vettori del Covid.

A Maschito, piccolo comune arbereshe del Potentino, la sindaca Rossana Musacchio Adorisio ha aggirato l'ostacolo nella convinzione che la trasparenza abbia un senso anche – e soprattutto – di fronte al virus: non appena ha letto i nomi dei contagiati sulla piattaforma allestita dalla task force per informare i primi cittadini, si è attivata per contattarli uno ad uno. L'obiettivo: rendere note le loro generalità per informare tutto il paese e far venire allo scoperto chi eventualmente avesse incontrato i “positivi”. Su 25 malati, in 24 hanno accettato di firmare una liberatoria, consentendo alla sindaca di elencare i loro nomi durante una diretta Facebook. Musacchio Adorisio è convinta della bontà della sua iniziativa e non teme di prestare il fianco a una “caccia alle streghe”.
Anzi, è convinta che proprio l'aver pubblicato l'elenco dei contagiati abbia evitato chiacchiere da bar, pettegolezzi e falsità. Chi è finito nella rete del virus è una vittima, non un untore, una persona da aiutare, da proteggere, ma per il bene della comunità – a parere della sindaca - è necessario che informi i suoi concittadini sulle sue condizioni di salute, senza trincerarsi dietro al diritto della privacy. Laddove la privacy costituisce il miglior alleato del Coronavirus, nemico invisibile che predilige l'anonimato.

La sindaca di Maschito non sembra far breccia tra i suoi colleghi, molti dei quali ritengono un errore “spiattellare” i nomi dei contagiati. Un'offesa alla loro dignità. Il tema è complesso perché si tratta di confrontare il bene della salute pubblica, messa in pericolo da una pandemia che potrebbe risultare più contenuta da informazioni precise sui contagi conclamati e possibili, con il diritto alla riservatezza delle persone malate, la cui esposizione sui mezzi di informazione, su Facebook o altri canali web, rischia di creare un effetto boomerang in un contesto sociale “avvelenato” dalla paura, che ci propina ogni giorno fenomeni di isteria collettiva pronti a sfociare in forme di ghettizzazione.

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