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Fermarsi ora per evitare una catastrofe sotto Natale

Un sistema economico già molto debilitato dal precedente periodo di isolamento potrebbe avere o provocare reazioni impreviste

Fermarsi ora per evitare una catastrofe sotto Natale

I «film storici» a volte sono molto istruttivi. Prendete per esempio quelli che raccontano le vicende di corsari o comunque parlano di avventure sui mari. Quando c’è una tempesta e l’imbarcazione è in pericolo, si cerca di alleggerirla di ogni carico inutile. Si gettano in acqua non solo i bagagli e le provviste di cibo e acqua, ma anche i cannoni e i cavalli se ve ne sono. L’imperativo è salvarsi.

La caravella Italia in questo momento è in piena tempesta Covid. Quelli che erano poche decine di contagi sono diventati migliaia ogni giorno – solo ieri 10mila - con centinaia di ricoveri e purtroppo altre decine di morti. Gli ospedali cominciano a essere in sofferenza. Tutt’intorno la situazione non va meglio, anzi Francia e Spagna navigano in acque peggiori delle nostre, per non parlare del resto dell’Europa. Solo la Germania riesce a tenere un po’ meglio la rotta. Che fare? La prima azione è individuare la roba da «gettare in mare» per salvare la nave dal naufragio. Chiudere le scuole? Chiudere bar e ristoranti? Fermare i trasporti pubblici? Fare un nuovo lockdown? Sono tutte scelte possibili, ma comportano sempre gravi ricadute negative.

Un sistema economico già molto debilitato dal precedente periodo di isolamento potrebbe avere o provocare reazioni impreviste.
Se da una parte occorre considerare gli effetti nefasti di ogni nuovo provvedimento restrittivo, dall’altra va pure detto che la pandemia tenderà ad aggravarsi con tutto il suo carico di sofferenze e di dolore. Il virus va forte in una società a pieno ritmo, dove la vita è fatta di relazioni e di movimento. In più avrà una grossa mano dalla cattiva stagione: il freddo indebolisce le difese immunitarie di ciascuno e facilita la diffusione di raffreddori e influenza che aprono le porte del nostro organismo al Covid, senza contare la confusione che si alimenta fra patologie diverse ma con sintomi analoghi. In più oggi scopriamo che i 1.600 posti letto di terapia intensiva che dovevano essere attivati e per i quali sarebbero stati già inviati i macchinari alle Regioni non ci sono. Così come – la denuncia è del prof. Walter Ricciardi - «le Asl non sono più in grado di tracciare i contagi, quindi la strategia di contenimento del virus non sta funzionando». La causa, sempre secondo Ricciardi, sarebbe il mancato o ritardato rafforzamento dei Dipartimenti di prevenzione (basso numero di medici igienisti a disposizione) e le migliaia di focolai in atto.

C’è un’altra questione che si è affacciata all’orizzonte: tra un paio di mesi sarà Natale e il rischio che possa esserci allora un nuovo lockdown sarebbe una doppia catastrofe. Primo, perché Natale non è più solo un’importante festa religiosa dell’Occidente, ma è ormai da tempo l’avvenimento economico globale dell’anno: si scambiano regali, si fanno acquisti rinviati per molti mesi, si approfitta per rinnovare il guardaroba, ci si concede una vacanza. Non a caso a dicembre vengono pagate le tredicesime per cui si mette in moto una potente macchina dei consumi che dà fiato soprattutto alle piccole e medie imprese. Per avere un’idea si pensi a quanti cestini e pacchi regalo con prodotti tipici - vino, olio, conserve, salumi, per parlare di quelli pugliesi e lucani - vengono messi in circolazione con una ricaduta economica diretta sulle nostre cantine, i nostri frantoi, le nostre aziende agricole.

L’altro aspetto, ma da non sottovalutare, riguarda quello che in battaglia è noto come «il morale delle truppe». Gli italiani (e non solo) sono sotto stress da mesi. Pensare di trascorrere un Natale come è stata Pasqua fa gelare il sangue nelle vene e può portare a una depressione, a uno sbandamento a uno scoramento che potrebbero sfociare in violazioni di massa delle norme di prevenzione. Già oggi i gruppi negazionisti cavalcano molto questo sentimento di stanchezza e di ribellione, domani il fenomeno potrebbe divenire più incontrollabile della stessa pandemia. Allora che fare?

Occorre fare come in passato sulle navi colte dalla tempesta: intervenire con decisione e con coraggio. Fuor di metafora: un secondo lockdown - nonostante le rassicurazioni del premier Conte - sembra inevitabile, visto anche l’andamento dei contagi negli altri Paesi e le loro contromisure, quindi meglio farlo subito piuttosto che aspettare ancora, evitando di far ulteriormente aggravare la situazione e rischiando di dover far scattare l’isolamento appunto in pieno periodo natalizio: provocherebbe danni economici molto più gravi e sarebbe insostenibile sotto un profilo psicologico. Temporeggiare per tenere buone le opposizioni o questa o quella lobby porta solo a far moltiplicare la diffusione del virus. Il bene comune richiede il sacrificio di tutti, si possono evitare nuovi drammatici annunci notturni del premier: anche il lockdown si può organizzare, come hanno è già accaduto in altri Paesi. Decidiamo subito, perché dobbiamo superare a ogni costo questa dannata tempesta.

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