Domenica 23 Febbraio 2020 | 05:35

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Binario morto al Sud: ora bisogna fermare questo scandalo

Nei cruciverba c’è il quiz «unisci i punti» e vedi cosa esce. Al Sud i punti non si possono unire senza treni e servizi.

Dal 18 luglio chiusa stazione Fal Matera centrale

Sud sul binario morto: è ora di dire basta, Puglia in testa. Ci sono classifiche nelle quali il Sud è primo in Italia. Neanche il tempo di compiacersi, che si capisce quanto siano a rovescio. Riguardano i treni tagliati. Riguardano la loro età media. Riguardano la loro velocità, anzi lentezza. Fra i livelli dei servizi (Lep) che si devono calcolare per il Sud, quello di poter viaggiare è fondamentale in un Mezzogiorno tanto periferico quanto lasciato sempre più isolato. E’ un servizio pubblico essenziale come potersi curare o andare a scuola. E’ un diritto di cittadinanza che non può essere diverso a seconda di dove vivi. Ci vai tu da Bari a Napoli se sai che ci devi mettere mezza giornata? E ci vai da Lecce a Potenza se sai che non ci metti meno, giri a parte?

E che fai in Sicilia se per i 365 chilometri da Trapani a Siracusa ci vogliono 11 ore e 9 minuti, ritardi esclusi?
Vedi i pendolari. Non solo un calvario di chi si deve ogni giorno muovere all’alba e rientrare col buio. Non solo convogli superaffollati. Non solo orari che spesso non coincidono con quelli di inizio del lavoro o delle lezioni. Ma Legambiente pubblica i dati del 2019 sui tagli al servizio, e indovina chi ci trovi in testa? Primo il Molise col 33,2 per cento di corse in meno (il Molise che il invita a visitare speriamo senza sapere come raggiungerlo). Seconda la Calabria col 15,9 per cento in meno. Terza la Campania col 15,1 per cento in meno. Quarta la Basilicata col 6,9 per cento in meno. Quinta la Sicilia col 5,6 per cento in meno. Alla pari la Puglia. Ma tutte regioni già penalizzate prima che lo fossero ulteriormente. E poi sai che la sola Lombardia ha un numero di corse superiore a quelle di tutto il Sud.

E come lo fai sviluppare questo Sud in cui se sei studente o lavoratore pendolare, se sei turista, se sei produttore, se sei cliente (o se sei malato) non puoi andare da una città all’altra in tempi decenti e non scoraggianti? Sud che quanto più è bloccato, tanto meno cresce? Tanto meno attira? Tanto meno investe o fa investire? Tanto meno induce a restare? E che anche per questo ha perso 700 mila persone in quindici anni, come se sparissero tre città come Bari, Taranto e Lecce e nessuno se ne preoccupa? Sud che così non potrà mai diventare una comunità. Una comunità di affari, o di politica, o di programmi, o di pensiero. Che riesca a parlare con una sola voce e col contatto umano sia pure nel tempo di Internet. Che possa farsi valere. E che non continui a subìre la scelta ideologica di emarginazione a favore di tutta la concentrazione al Nord.

Per chi dubitasse, altra classifica, altra beffa. L’età media del materiale rotabile per regione. Prime Puglia, Basilicata e Campania con 19,7 anni. Quarta la Sicilia (19,1). Quinta la Calabria (18,9). Per non parlare del riciclato, neanche fossimo al mercatino dell’usato. Foto su un treno Foggia-Bari di qualche anno fa. Pannelli fissi alle pareti con indicazione di tratte toscane e fermate da Terontola ad Arezzo, da Grosseto a Siena, da Pisa a Pontedera. Bei posti, per carità. Ma almeno fate il delitto perfetto, non ci fate rimanere il cartello . Niente. Ma tanto, perché avere delicatezza col Sud? Dove basta prendere degli orari ferroviari, vedere quando si parte e quando si arriva, per avere la velocità media: 65 chilometri all’ora. E neanche tutto in salita. E le linee che sono elettrificate: 80 per cento al Nord, 50 per cento al Sud. E le prossime opere: 68,2 per cento al Centro Nord, 31,8 al Sud.

E infine la mitica linea adriatica. Rimasta di serie B rispetto alla tirrenica almeno fino a Bologna. Linea per la quale questo giornale ha condotto una lunga battaglia perché vi viaggiassero treni più veloci. E sulla quale il contentino è stato far passare addirittura i Frecciarossa (monopolio del Nord) ma col freno a mano a scanso di illusioni. E battaglia ora ripresa dall’Associazione <L’isola che non c’è> con la società civile e il cantante Al Bano in testa. Perché anche qui si ottenga quanto ottenuto dai sindaci per i Frecciarossa e gli Italo diretti a Sud di Salerno, fino a Reggio Calabria: l’abolizione del pedaggio pagato a Rete Ferroviaria Italiana. Cioè un incentivo a destinarvi altri treni. Insieme all’abolizione del pedaggio autostradale sulla Bari-Taranto, che in verità è una Bari-Massafra tanto inspiegabile quanto da Comiche finali.

Tutto coincide perché quella fra Bari e Taranto possa essere un’unica grande area di sviluppo, anche un ammortizzatore per la crisi dell’acciaio. Potrebbero esserlo anche altre aeree in Puglia e al Sud. Nei cruciverba c’è il quiz e vedi cosa esce. Al Sud i punti non si possono unire senza treni e servizi. Missione compiuta per chi vuole lasciarlo così com’è. Anzi non è.

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