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Nelle campagne lucane si aggirano furbi, schiavi e fantasmi. L'agricoltura che vive di espedienti e inganni cerca di dribblare la controffensiva al caporalato reinventandosi, cambiando approccio per raggiungere l'obiettivo di sempre.

Il réfrain “sole, cuore e amore” qui diventa “truffa, sfrutta e incassa”. Tra immense serre, campi e vigneti c'è un settore che si regge sul lavoro di braccianti senza contratto, senza diritti, sconosciuti allo Stato, clandestini. Ma c'è chi va oltre e sconfina nel mondo del virtuale. Del soprannaturale, visto che parliamo di fantasmi, cioé lavoratori che esistono solo sulla carta ma che non hanno mai raccolto una fragola, un pomodoro, un grappolo d'uva. Se un tempo si parlava di agricoltura intensiva o di agricoltura differenziata, oggi siamo di fronte all'agricoltura onirica. Con guadagni più che reali, però. Li chiamano ghost-laborer (braccianti fantasma). Pseudo imprenditori assumono in maniera fittizia spesso amici o conoscenti che si guardano bene dallo spaccarsi la schiena nei campi. I loro nomi vengono inseriti nel sistema informatico dell'Inps, percependo, senza aver mai fatto una giornata di lavoro, indennità previdenziali e assistenziali per decine di migliaia di euro.

E' quanto accaduto in provincia di Matera dove i carabinieri hanno notificato avvisi di garanzia a carico di 501 persone accusate di truffa. Le indagini della Procura della Città dei Sassi hanno consentito di smascherare un sistema messo in piedi da un 53enne di Rotondella (Matera) per “mungere” le casse dell'Inps. Dal 2013 l'uomo aveva stipulato con altre 500 persone, di cui oltre 100 stranieri, quasi mille rapporti di lavoro fittizi in agricoltura, dichiarando false retribuzioni per un importo di 4 milioni di euro al fine di percepire indebitamente 1.400.000 euro, tra cui indennità per disoccupazione agricola ed indennità per malattia e maternità. Pare che quello dell'imprenditore agricolo lucano fosse un vizio: tra il 2008 e il 2013, infatti, era stato pizzicato a fare l'”acchiappa-fantasmi”, denunciato e poi condannato in primo e secondo grado a 4 mesi di reclusione. Non ha fatto in tempo a metabolizzare la condanna che si è subito rimesso in carreggiata, insistendo sulle assunzioni virtuali. E proseguendo nel solco dei falsi contratti, avendo cura di mettere a posto tutte le carte da inviare all'Inps. Un meccanismo semplice quanto diabolico: a ogni appezzamento di terreno corrisponde per legge una quantità di giornate lavorative determinate a seconda della coltura praticata per cui è ammesso il contributo. Sistema che consente ai braccianti di conseguire indebitamente - senza aver mai prestato alcuna giornata lavorativa - il diritto a prestazioni previdenziali e assistenziali altrimenti non dovute. Non solo. La truffa all'istituto di previdenza si rivela... previdente. Per gli stessi lavoratori fittizi si costruisce una posizione assicurativa, finalizzata a garantire una futura pensione non spettante.

L'operazione di ieri – risultato della collaborazione tra Carabinieri e ispettori dell'Inps e della Direzione territoriale del Lavoro – è per importo e numero di denunciati la più importante messa a segno in Basilicata sul fronte della lotta a ogni forma di caporalato. Le indagini svolte in questo settore ci dicono che, almeno per ora, in Basilicata il fenomeno appare confinato all'interno di singole aziende (o pseudo tali) agricole. Ma c'è il rischio che certe pratiche truffaldine scatenino gli appetiti della criminalità organizzata, attratta dalla possibilità di conseguire ingenti somme di denaro liquido da investire poi in altri lucrosi traffici illeciti, tra droga, armi e usura. Parafrasando il drammaturgo spagnolo Ramon Gomez de la Serna (Madrid, 3 luglio 1888 - Buenos Aires, 13 gennaio 1963), i fantasmi escono da un campo e ne entrano in un altro.

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