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Prima o poi doveva succedere. La convivenza sotto lo stesso cielo di Roma di due Papi, il regnante e l’emerito, è uno di quegli accidenti della Storia destinati a generare incomprensioni, a creare fratture, a modellare nuove faglie, a sgretolare vecchie alleanze e a generarne di nuove. E anche se il Medioevo è fortunatamente lontano, i veleni purtroppo restano e alla lunga possono far male. A chi? Lo vedremo… Di sicuro, la vicenda della «presunta» sconfessione di Francesco da parte di Benedetto in riferimento alla delicatissima questione del celibato dei preti, è di quelle che non passano inosservate. E’ bastata un’anticipazione giornalistica (Le Figaro) del libro («Dal profondo del nostro cuore» cofirmato con il cardinale Robert Sarah) contenente la ferma posizione di Ratzinger, per scatenare l’interesse dei media di tutto il mondo. Dopo tanto silenzio del Papa emerito, una sua posizione in rotta di collisione con le conclusioni del Sinodo per l’Amazzonia che ipotizzano l’accesso di uomini sposati al sacerdozio in una zona nella quale le popolazioni cristiane soffrono per la mancanza di preti, è sale sulle piaghe di una Chiesa ancora convalescente per gli scandali (pedofilia) che le hanno sfregiato il volto.

Senza dire che la presunta radicalizzazione delle posizioni tra Bergoglio e Ratzinger sarebbe, agli occhi del mondo, la rappresentazione tangibile di una spaccatura insanabile fra il fronte progressista e quello conservatore. Nulla di meglio per chi voglia dimostrare la natura, totalmente terrena, e perciò sottoposta alle debolezze umane, della Chiesa. Un mantra laicista che avrebbe modo di prendere slancio in due diverse direzioni. Sia di chi non ha ragione di credere nella Rivelazione cristiana, sia di chi vede la Chiesa solo come un apparato di potere che si divide in base a ragioni politiche. In un caso o nell’altro, un disastro.

Ma questo «giallo» del detto e del non detto da Ratzinger (solo mitigato dalla decisione di ritirare la firma dalla copertina del libro, ma non il suo scritto), rivela anche un persistente stato confusionale della Chiesa che finisce con l’alimentare i dubbi sulla sua stessa governabilità. Che non può essere tutta ricondotta alla persona di Francesco. Nessun Papa governa da solo. Non è mai accaduto e mai accadrà, perché troppo sofisticata è la macchina della Chiesa. Come del Vaticano che già di suo, presenta tali complessità, viscosità e impermeabilità, da rappresentare un unicum che nessuna legge della Chiesa o trattato internazionale possono comprimere e/o ricomprendere.

In questa complessità rientra anche la gestione della comunicazione che al tempo dei social e della dittatura dell’istante, è già di gran lunga sfuggita di mano a un’istituzione millenaria. In un tempo lontano, si sarebbe gestito tutto con lo strumento della prudenza, ma oggi non è più possibile. Perciò può accadere che un articolo di Ratzinger possa diventare automaticamente un libro scritto a quattro mani e che lui stesso si ritrovi invischiato in una polemica a distanza con il Papa in carica. Una perfetta sceneggiatura dell’equivoco. O, peggio, della resa dei conti fra due mondi contrapposti. Tesi molto accreditata dagli sponsor politici (progressisti e conservatori) dell’uno e dell’altro fronte.

Ora non ci resta che attendere. Da un lato, occorrerà leggere il testo di Ratzinger per decifrarne la portata e tutte le sue eventuali implicazioni. Dall’altro, dovremo prendere atto delle decisioni di Bergoglio sul Sinodo per l’Amazzonia. Tocca a lui, infatti, firmare l’esortazione post sinodale che non potrà eludere il tema dell’ordinazione di “viri probati” per soccorrere le necessità sacramentali di larghe fasce di popolo cristiano in zone remote del pianeta. Ma che Francesco possa affrontare in questa sede il nodo del celibato dei sacerdoti (questione di pura disciplina ecclesiastica, ma assai delicata), è davvero difficile. Infatti, non è un caso che da parte vaticana si ribadisca con chiarezza che il celibato sacerdotale non è in discussione. Come più volte sottolineato dallo stesso Papa Francesco, che lo ha definito «un dono per la Chiesa».

Questione chiusa? È difficile dirlo. È possibile che, come è accaduto già in altre occasioni e sotto il papato di Francesco, l’urgenza pastorale spinga a una deroga. Un sì condizionato all’ordinazione di uomini sposati, in base a precise esigenze delle popolazioni cristiane e senza scalfire la generale disciplina ecclesiastica. Che poi questa richiesta venga anche da episcopati dell’Occidente, è solo una grana in più per Bergoglio.

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