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L'ingordigia del Nord: loro più autonomi. E i servizi al Sud?

Un bambino di Foggia non può continuare a nascere piangendo più di uno di Brescia perché ha capito sùbito cosa significa essere del Sud. Cadere nella trappola di Veneto, Lombardia, Emilia (e ora Liguria), questo sarebbe davvero prendere tempo

L'ingordigia del Nord: loro più autonomi. E i servizi al Sud?

La furba ingordigia delle Regioni del Nord. Non solo accusano (di voler perdere tempo) il ministro Boccia che gli offre la firma dell’autonomia rafforzata già all’inizio dell’anno prossimo. Ma tendono la trappola di pretenderla prima che siano definiti i Lep (livelli essenziali di prestazione), cioè i servizi minimi che finora hanno penalizzato le Regioni del Sud. Il ministro lo sa bene: o le due cose sono contemporanee, o per il Sud è l’ennesima beffa. Come avvenuto nel 2009, con la legge numero 42 (firmata Calderoli) che prevedeva appunto quei Lep mai più però calcolati in dieci anni.

Tanto da continuare con la <spesa storica> che ha sottratto al Sud 61 miliardi l’anno. Questo scandalo non può ripetersi.
E’ stato il governatore veneto Zaia a sollevare i venti di guerra in previsione della Conferenza Stato-Regioni che si terrà oggi. <Noi quel testo così com’è non lo firmiamo>. Più possibilista il suo collega lombardo Fontana, <se non altro qualcosa si muove>. A gamba tesa il governatore ligure Toti, che si è sùbito infilato nell’affare. C’è a suo parere il rischio di rallentamenti, meglio partire dai costi storici, poi si vede. Un bel bis, forse spera in altri dieci anni di pacchia. Che il Sud ha però già sperimentato, tanto che correre di nuovo il pericolo sarebbe un suicidio programmato. Anche perché, per ogni ulteriore anno di attesa, gli altri 61 miliardi persi andrebbero al Centro-Nord. Con la differenza che la prima volta erano tutti distratti, Sud compreso. Ora si sa tutto.

I Lep non calcolati si sono tradotti nelle due Italie dei privilegiati e dei danneggiati. Si sono tradotti in una spesa pubblica che per ogni cittadino centro-settentrionale è stata finora di circa 4 mila euro in più all’anno: un cittadino meridionale vale meno di uno centro-settentrionale. Si sono tradotti in un livello di servizi che al Sud non solo è inferiore a quello del Centro-Nord, ma è inferiore allo stesso minimo previsto dalla Costituzione. Si sono tradotti in peggiore qualità della vita. Cosicché un bambino nasce al Sud già con meno diritti di uno nato altrove. Ha meno asili, meno tempo prolungato a scuola, meno mense scolastiche, meno scuolabus. E poi meno università, meno borse di studio, meno Erasmus. Nasce cioè col destino di emigrante. Dei quali l’Italia è una fabbrica a danno del Sud.

Un bambino di Foggia non può continuare a nascere piangendo più di uno di Brescia perché ha capito sùbito cosa significa essere del Sud. Cadere nella trappola di Veneto, Lombardia, Emilia (e ora Liguria), questo sarebbe davvero prendere tempo. Chissà quanto ci si metterebbe a calcolare i Lep, basta piantare un contenzioso numero per numero e campa cavallo. E se ci fosse un altro governo? Si continuerebbe così a scippare legalmente il Sud anno per anno, anzi dicendo che vive alle spalle del Nord e che il Nord è stanco di vedere i suoi soldi sprecati. Mentre, chessò, a Venezia si beccano un’acqua alta di un metro e ottanta e chiedono soldi allo Stato, pur avendo speso sei miliardi (con tasse anche del Sud) per il Mose. Cioè il sistema che non potrà mai funzionare per problemi strutturali e chimici. E che finora ha funzionato solo per i furti che ha assicurato a politici e imprenditori.

E poi. Finché non si calcolano i Lep, non si calcolano neanche i <costi standard>, cioè quanto deve costare in media ogni servizio. Con due drittate di lorsignori del Nord. Continuare a speculare affermando che la siringa è pagata di più al Sud che da loro: calcolamene il prezzo, e allora ragioniamo. E non solo farsi pagare dallo Stato (com’è giusto) tutti i servizi che con l’autonomia sarebbero gestiti da loro, ma continuare a farseli pagare ai loro prezzi finora superiori a quelli del Sud. Cui, come si sa, volevano aggiungere anche i nove decimi delle loro tasse da trattenere sul loro territorio. Una polpetta avvelenata che si potrebbe sempre nascondere fra articoli e commi, se ad occuparsene, come vorrebbero, non fosse il Parlamento, ma una trattativa privata Regione per Regione.

E le infrastrutture. Il ministro Boccia oggi dovrà ricordare a Zaia & C. che quella legge disattesa del 2009 è stata disattesa anche per la perequazione infrastrutturale. Ciò che ha consentito, solo per dirne qualcuna, che l’alta velocità ferroviaria ci sia solo al Nord ma anche coi soldi del Sud. E che Matera sia l’unico capoluogo italiano a non avere le Ferrovie dello Stato. E magari, visto che ci siamo, ricordare oggi che la spesa pubblica al Sud deve essere portata dall’attuale 28 al 34 per cento, quanto è la popolazione meridionale, abbonando che il territorio meridionale supera il 40 per cento.
I ricchi non possono continuare a giocare sporco acchiappando, e sùbito, quanto pare a loro, e per gli altri dopo si pensa. Succedesse ancòra questo, e lo si consentisse, il Sud dovrebbe chiedersi che senso avrebbe restare in Italia solo per farsi depredare.

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