Martedì 20 Novembre 2018 | 22:19

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«SCARTO» A 22 ANNI

Uomini di scarto. Carne umana di risulta. La storia delle migrazioni, che pure ha scritto pagine nobili e ha visto dispiegarsi il senso dell’umanità, vive i giorni di una crudele metamorfosi.

Migranti

Problema politico ma anche etico

Uomini di scarto. Carne umana di risulta. La storia delle migrazioni, che pure ha scritto pagine nobili e ha visto dispiegarsi il senso dell’umanità, vive i giorni di una crudele metamorfosi. Può accadere così che un giovane, accolto da due anni in Puglia, si tolga la vita quando s’accorge che non può più restare in Italia e che il ritorno nella sua terra, in Gambia, suonerà come una sua sconfitta. Può accadere, ancora, che se non ti autoannienti, provvedono i gendarmi non solo a respingerti, ma a sconfinare in territorio straniero e a scodellarti.

Gli ultimi episodi, dal suicidio di Castellaneta Marina alla “deportazione” di Claviere, consumata dai cugini d’Oltralpe sulla frontiera italo-francese, sono una metafora perfetta di come stia evolvendo la contesa dei migranti nel consesso delle nazioni cosiddette civili.

Gli uomini vengono ridotti a merce perché, dimessi non dico i diritti della persona ma persino gli abiti curiali del controllo e del riconoscimento formali su una frontiera, sono ingombranti fardelli. Tanto che io ti rastrello e ti riporto di peso nella terra confinante, non per salvarti ma per abbandonarti al tuo destino. Perché tu non mi appartieni, perché tu non sei gradito, perché tu sei zavorra, perché tu non sei tutelato, perché tu sei per me diventato una pura merce, anzi, uno scarto.
Riflettiamo su questa ulteriore escalation e metamorfosi della migrazione nella sindrome del “not in my nimby”, “non nel mio giardino”. E’ la psicosi che sembra sottilmente impadronirsi della mentalità corrente e comune. Fuori da ogni peloso senso dell’umanitarismo, e pur mentre impazzano le raccolte fondi e le beneficenze, il “non nel mio giardino” è la filosofia che si diffonde nelle comunità. Tutto può andar bene, tutto può farsi e dirsi – suggerisce il buon senso - ma solo se fuori del mio giardino. E per questo, dalla carta alla cicca all’oggetto in disuso, all’essere umano di troppo, tutto può essere riciclato e abbandonato, purché non venga fatto in casa mia.

Il respingimento da parte dei due gendarmi e il loro sconfinamento sono un gesto non molto diverso dal teatrino delle responsabilità per la mensa nella scuola di Lodi o per i libri nelle scuole del Veneto, dove i regolamenti tengono ben lontani, appunto, dalla profanazione del giardino anche delle idee e innalzano l’invisibile barriera della tutela contro e dall’altro, scomodo e diverso.

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