Venerdì 14 Dicembre 2018 | 18:33

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Lucani da Champions League nella cultura della bustarella?

La Basilicata sul podio dei territori più corrotti? Il terzo posto dell'infame classifica lo assegna il Quality of Government Institute della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Goteborg

soldi

Come? La Basilicata sul podio dei territori più corrotti? Il terzo posto dell'infame classifica lo assegna il Quality of Government Institute della facoltà di Scienze politiche dell’Università di Goteborg. E che ne sanno gli svedesi di cosa fanno i lucani nelle loro segrete stanze? Lo intuiscono sulla base delle risposte raccolte in fase di indagine. Risposte a domande del tipo: credi di vivere in una terra di corrotti? Hai mai ricevuto richieste in tal senso? Ecco, in troppi hanno risposto sì. Qualcuno obietta: ma sicuro che un posto dove non abitano nemmeno 600mila persone sia più terradimezzo dei grandi capoluoghi o delle regioni più ricche, affollate e cosmopolite? Qualcun altro - lucani che hanno a cuore la propria terra ad esempio - si interroga su cosa sia realmente cambiato da quando Edward Banfield elaborò la teoria del familismo amorale. A metà degli anni Cinquanta il ricercatore statunitense mise le tende a Chiaromonte, uno di quei paesi remotissimi della montagna potentina che ancora oggi per raggiungerlo ti devi fare il segno della croce. L'analisi: i membri di un unico nucleo familiare tendono a preservare il benessere al proprio interno a scapito dell'intera comunità sociale. Io aiuto te, tu aiuti me e degli «altri» che ci importa. Banfield non la disse certo così ma - terra terra - questo è il senso.

L'aiuto... Altro pesantissimo interrogativo: quando l'aiuto è diventato clientela? Ce lo insegnano i romani: il povero cliens (povero perché davvero non possedeva nulla) si cercava un patronus che gli elargisse una serie di favori. In cambio, tra l'altro, il cliente si impegnava a votarlo nelle assemblee. Un «contratto» ratificato e approvato dalla società.

Tutto normale, dunque? Eppure sappiamo quanto abbiamo fatto nostro lo sdegno di Manzoni, per quei capponi a testa in giù che Renzo porta in dono all'avvocato in cambio di aiuto. Per capire allora cosa possa decretare l’indice di corruzione, la parola chiave è bisogno. E il vero tema è la straordinaria, diabolica capacità di approfittare del bisogno. Tutto, in questa luce, diventa negoziabile: il posto di lavoro, l’alloggio popolare, la pratica di invalidità, il sussidio di disoccupazione ma anche il concorso in magistratura, l’appalto milionario, la consulenza aurea, il posto da primario. E gli svedesi ci vogliono convincere che questa vergognosa pratica del dare e dell’avere sia una peculiarità lucana? Ma dai! Certo, alle latitudini dove ogni diritto è un terno al lotto è molto più facile che il ricatto si consumi. Nel Sud Italia, ad esempio, la burocrazia è doppia rispetto al Nord. E quando per avere in mano una benedetta carta, dalla quale magari dipende la tua vita e il tuo futuro, devi aspettare mesi o addirittura anni, alla fine ti convinci che l’unica soluzione si chiama bustarella. E la legge? E la moralità? Forse gli esempi pubblici e privati degli ultimi decenni hanno invertito la gerarchia di valori in una drammatica involuzione etica. Se pensi poi che secondo l’odierno codice penale va in carcere chi tenta di rubare una mela e non chi abusa del proprio ufficio...

Quindi? Come ci si salva? E come sottrarre la Basilicata a questo improvviso linciaggio per l’imprevista marchiatura a fuoco? Cominciamo a dimostrare tutto il bello che abbiamo e il bene che conosciamo. Il primo passo è la grande prova della Capitale della Cultura. Guai a fallire.

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